in foto: Bambina su una spiaggia di Tortuga.

Dei Caraibi in genere si sa, vagamente, che è un posto bellissimo, che sarebbe davvero fantastico potervi trascorrere le vacanze, ma che in genere è necessario sposarsi e mettere il viaggio in lista di nozze per potersi permettere un soggiorno che a molti sembra un lusso inaccessibile. Romanzi e film hanno fatto il resto, permettendo al turista sognante l'alternanza di immagini contrastanti: da un lato un minaccioso Barbanera brandente una scimitarra insanguinata, dall'altro palafitte extralusso che si estendono su un mare cristallino. L'immaginario connesso ai Caraibi è il frutto di una comunicazione (necessariamente) semplificata dagli operatori turistici, semplicemente perché sarebbe poco efficiente dire ad un potenziale cliente che esistono Caraibi e Caraibi, che ci sono un'infinità di isole, che su alcune si fanno e vedono talune cose mentre su altre, altre ancora. Insomma, il Mar dei Caraibi

1. Il Mar dei Caraibi? E' mediterraneo.

Foto da Flickr.in foto: Foto da Flickr.

Quello dei Caraibi è un mare estremamente interessante. Si tratta di acque tropicali che, grazie all'abbraccio "caloroso" del Golfo del Messico, sono coinvolte nelle correnti che influenzano tanto i climi americani quanto quelli europei. Oltre ad essere tropicale, quello caraibico è anche uno dei quattro mari mediterranei al mondo (gli altri tre sono il Mar Mediterraneo, il Mar Mediterraneo Australasiatico e il Mar Glaciale Artico). "Mar mediterraneo", infatti, è una definizione dell'idrografia utile a classificare quei mari che bagnano più continenti. Nel caso del mare caraibico i continenti in questione sono America settentrionale e meridionale. La sua natura di mare tropicale e mediterraneo, per di più interessato dalle Correnti del Golfo, rende queste acque particolarmente calde, con una temperatura compresa tra 21 e 32,2° Celsius.

2. Quante isole!

Quando si parla di "Caraibi" si pensa in genere ad un arcipelago unito magari sotto la bandiera dello "Stato dei Caraibi". Ebbene, le isole sono circa 1.500 e le bandiere 34. Si tratta di numeri flessibili, perché in realtà bisogna anche intendersi circa la definizione di "isola": volendo il numero potrebbe salire a quasi 7.000. Anche il numero di stati varia, poiché alcuni rispondono più o meno direttamente ai rispettivi governi centrali che hanno sede in Europa (Regno Unito, Paesi Bassi, Francia e Portogallo) o negli Stati Uniti. Insomma, facile dire "Caraibi": ma quali? Per avere una visione di insieme di questo mare, probabilmente la tipologia di vacanza più utile è rappresentata dalla crociera. Gli operatori del settore nell'area sono tanti e vengono soprattutto dall'America, ma qui si è affermata anche l'italiana MSC Crociere che, secondo gusto e disponibilità del turista, propone diversi itinerari tra queste 1.500 isole.

3. Il primo turista pensava fosse l'India.

Non si rivolse ad un'agenzia di viaggio, poiché era un turista fai da te. Quando nel 1492 Cristoforo Colombo scoprì il Nuovo mondo, pensando erroneamente di essere giunto nelle Indie, approdò in realtà in un'isola delle Bahamas da lui ribattezzata "San Salvador". L'esploratore italiano si trovò dunque nella rigogliosa natura dei Caraibi.

4. L'isola dei pirati esiste davvero.

Sull'Isola di Tortuga non ci sono più pirati, ma coppie di innamorati (Foto di Alfonzo Marchan).in foto: Sull'Isola di Tortuga non ci sono più pirati, ma coppie di innamorati (Foto di Alfonzo Marchan).

Nel 1495 tutte le principale monarchie europee permisero ai propri sudditi di imbarcarsi nelle navi dirette alle Americhe. Questa generica apertura fu all'origine di un certo dilettantismo negli equipaggi, che portò le imbarcazioni ed essere preda facile dei pirati. La semplicità del saccheggio fece il marinaio bucaniere, mentre le miriadi di isole dei Caraibi rappresentavano l'ecosistema ideale per chiunque dovesse scappare, nascondersi e vivere oltre i confini della legge. Inoltre, la lontananza della madrepatria e la concorrenza tra le nazioni europee rendeva difficile la colonizzazione di queste isole e suggeriva ai singoli governanti di "appaltare" alcune pratiche di guerra ai pirati. E' così che nascono le alleanze tra associazioni di filibustieri, che trovano nell'isola di Tortuga un approdo naturale. Sotto la protezione di inglesi e francesi, questa terra diventa un covo di pirati pagati per saccheggiare le navi commerciali spagnole. Tortuga diventa di fatto un'isola la cui quotidianità è regolata dallo stile di vita dei corsari. Per controllare la situazione il governatore francese decide di trasferire sulla terra dei pirati 1.650 prostitute. Una "distrazione" che non sortisce l'effetto desiderato. Il declino dell'isola seguirà quello dei pirati, quando le potenze occidentali si accorderanno non foraggiandoli più e varando leggi di navigazione sempre più stringenti.

5. Pure i maiali hanno colonizzato un'isola!

Nuotano, ma non sono pirati: sono gli animali di quella che è stata ribattezzata Pig Beach, appunto "isola dei maiali". Il suo nome reale è Big Major Cay ed è una delle 700 isole dell'arcipelago delle Bahamas. E' disabitata dall'uomo, ma abitata dai suini che potrebbero essere stati lasciati qui da alcuni marinai che – magari in difficoltà – avrebbero lasciato su quest'isolotto gli animali con l'intenzione di riprenderli successivamente. Quale che sia l'origine di questa colonizzazione, sono i maialini ad avere il controllo dell'isola.

6. "Cannibale" è nato qui!

Oggi l'assonanza tra "cannibale" e "Caraibi" non appare immediata, ma se parliamo di "caribelismo" tutto cambia. I conquistadores spagnoli chiamarono così l'antropofagia dei popoli autoctoni, che poi nei secoli divenne "cannibalismo". I Caraibi erano infatti abitati da diverse etnie di Carib, una popolazione con una forte propensione espansionistica ed attitudine guerriera. Quando arrivò l'europeo i Carib erano nella loro età dell'oro: erano in piena espansione grazie alle proprie capacità di navigatori e ad una dose non secondaria di violenza. Una volta sconfitta una tribù rivale uccidevano tutti i maschi, anche bambini e anziani. Tuttavia la storia tramandata è sempre quella dei vincitori spagnoli e non tutti gli storici sono concordi sull'estensione e frequenza di tali stragi. Di certo i Carib erano animisti e praticavano il "caribelismo", ossia l'antropofagia, sulla base dei propri culti e credenze. Aprivano ad esempio il cranio del proprio nemico per mangiare parte del cervello ed impossessarsi della loro conoscenza e coraggio.

7. La "bella stagione" è pessima.

Come abbiamo detto, il Mar dei Caraibi è caldo e confortante, ma attenzione a quando si sceglie di andarvi in vacanza. Le notizie degli uragani che si abbattono sulle coste statunitensi giungono a noi con una certa periodicità, generalmente nei mesi autunnali. E' in questo periodo che sul Golfo del Messico e nel Mare dei Caraibi hanno origine tempeste tropicali che spesso si trasformano in uragani. Il periodo da evitare assolutamente è quello compreso tra luglio ed ottobre, ma i mesi delle tempeste si estendono al periodo giugno-dicembre.

8. Una delle maggiori depressioni al mondo.

Foto da Flickr.in foto: Foto da Flickr.

Il Mare caraibico è famoso per la sua vita in superficie, tra leggende di pirati e la realtà di acque incantevoli. Eppure non tutti sanno che è anche un mare particolarmente profondo, soprattutto in alcuni tratti. Queste acque scendono nel mare più buio ed inaccessibile nella depressione delle Isole Cayman, dove si raggiunge una profondità 7.686 metri. Oltre 7,5 chilometri di abissi.

9. I leoni vanno sott'acqua.

Esemplare di lionfish (Foto da Wikipedia).in foto: Esemplare di lionfish (Foto da Wikipedia).

Gli abissi ospitano animali eccezionali e tra questi spicca sicuramente quello che qui è noto con il nome di Lionfish, il "pesce-leone". Il suo nome scientifico, come spesso avviene, è meno terrificante: Pterois. L'associazione con il re della foresta deriva dal suo aspetto, caratterizzato da pinne che sembra cingano una criniera intorno alla testa. L'affiancamento al felino non è però soltanto un riferimento estetico, ma anche "caratteriale". Si tratta infatti di uno dei pesci più pericolosi al mondo, poiché le sue pinne liberano un veleno che per l'uomo può essere anche mortale. Non si tratta comunque di uno squalo… né di un leone: il Pterois non attacca l'uomo, ma solo pesci più piccoli ed invertebrati. Bisogna comunque prestarvi attenzione, poiché questa specie, pur vivendo a circa 50 metri di profondità, arriva spesso anche in superficie, intorno a scogli e barriere coralline.