La porta dell'inferno

Così viene conosciuto il cratere di Derweze in Turkmenistan, che brucia costantemente dal 1971.

Continuiamo il nostro viaggio in giro per il mondo alla ricerca di meraviglie naturali: spettacoli piccoli o grandi ai quali possiamo assistere solo in determinati luoghi, quasi sempre sconosciuti ai più, e spesso anche difficili da raggiungere. Se quando abbiamo parlato di acqua in tre scenari unici abbiamo individuato tre luoghi sulla Terra dove si verificano dei fenomeni non riscontrabili altrove, ora è il fuoco che ci interessa, e il suo modo di manifestarsi in varie parti del pianeta sotto forma di fiamme eterne. Il concetto ci è familiare quando pensiamo ai vari monumenti commemorativi sparsi nel mondo che sono onorati dal bruciare perpetuo di un piccolo fuoco (un esempio, l'Altare della Patria a Roma). Ma è diverso quando questo fenomeno si origina spontaneamente in natura, anche se alcune volte l'intervento dell'uomo è stato significativo. Andiamo a vedere.

Foto di flyme

La porta dell'inferno – Derweze è un piccolo villaggio di 350 abitanti del Turkmenistan, nel deserto del Kara-Kum. È una regione ricca di gas naturali: nel 1971 un gruppo di geologi effettuava scavi nell'area, quando a un certo punto il terreno collassò su se stesso aprendo un cratere dai 50 ai 100 metri di diametro. Gli scienziati scoprirono così una caverna sotterranea ricca di metano. Per evitare la sua pericolosa dispersione nell'atmosfera (il metano è tra i principali gas serra, e può persistere nella cappa anche per 100 anni) i ricercatori decisero di dare alle fiamme la caverna, pensando che il gas si sarebbe esaurito nel giro di pochi giorni. Oggi è ancora lì che brucia: evidentemente gli artificieri avevano notevolmente sottovalutato l'enorme quantitativo di gas presente nel sottosuolo, ancora oggi ignorato. Si sa solo quello che si vede: un'enorme voragine infuocata che attira numerosi turisti in una zona remota e sconosciuta del paese asiatico. L'immenso spettacolo non poteva che creare nell'immaginario locale l'idea che quella fosse l'anticamera degli inferi.

Monte Chimera, Turchia

Foto di Jyri Leskinen

L'origine della Chimera – Meno spettacolari, ma molto più antiche, sono le fiamme eterne del Monte Chimera, nella valle dell'Olimpo in Licia. Tutti questi nomi sono in realtà le antiche denominazione geografiche, così come riportate nei testi di storici come Plinio il Vecchio e Strabone. La Licia è un'antica regione della Turchia meridionale, Olimpo una sua città, e il Monte Chimera la zona geografica oggi identificata col nome di Yanartaş, che in turco significa roccia fiammeggiante. Qui, in un'area vasta 5 kmq bruciano dozzine di fiamme ininterrottamente da più di 2500 anni, a causa di giacimenti di metano sottostanti che sfogano in superficie prendendo fuoco spontaneamente. Quest'area era descritta dagli storici summenzionati, ma ancora più interessante il fatto che sembri derivare da questo luogo l'origine della chimera: l'essere mitologico miscuglio di più parti di animali (leone, capra, serpente e drago) che appare anche nell'Iliade mentre sputa vampe di fuoco dalla bocca. Il piccolo villaggio vicino di Çıralı, è uno dei centri della zona costiera della provincia di Adalia: attrezzata con vari resort, è il fulcro del turismo turco, grazie alle sue spiagge incontaminate.

Baba Gurgur, Iraq

Foto di Chad.r.hill

Vecchie fiamme – Se pensate che dei fuochi che bruciano per due millenni e mezzo siano impressionanti, ricredetevi: perché quelli di Baba Gurgur divampano ininterrottamente da 4.000 anni, incarnando davvero il concetto di fiamma eterna. Siamo in Iraq, presso la città di Kirkuk, nel secondo giacimento di petrolio più grande del mondo: proprio al suo centro dei gas naturali erompono in superficie da crepe nelle rocce, producendo delle fiamme spontanee che vennero già descritte dallo storico greco Erodoto, e in seguito da Plutarco. Il sito ha una forte valenza sacrale per gli abitanti di Kirkuk, tanto che le donne curde vanno a pregarvi per chiedere di avere un figlio maschio: una tradizione probabilmente risalente ai tempi in cui si adorava il fuoco.

Yanar Dag, Azerbaigiàn

Foto di Nick Taylor

Fuochi ispiratori – Spostiamoci sulla penisola dell'Absheron, nei pressi di Baku, la capitale dell'Azerbaigiàn: qui troviamo, sul lato di una collina, le fiamme di Yanar Dag. Ci troviamo in una zona ricca di gas naturali e soggetta a vari fenomeni geotermali, tra i quali quello dei vulcani di fango: coni che eruttano a intervalli dell'argilla mista ad acqua. Le fiamme sono invece perenni, e sembra che si siano originate accidentalmente quando un pastore diede fuoco ai gas nel 1950. Ma un fenomeno del genere fu già descritto da vari storici, tra i quali Marco Polo nei suoi racconti di viaggio. E oggi questo rogo perpetuo è capace di attirare i turisti della zona, e di ispirare gli artisti: in anni recenti a Yanar Dag sono state dedicate un'opera finlandese e una commedia teatrale franco canadese.