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Gli strumenti di tortura in mostra: le esposizioni più inquietanti in Italia

Unghie strappate, pali, gabbie e fruste che laceravano la pelle di poveri malcapitati. Tutti questi strumenti atroci si trovano in molti musei italiani, da Ischia a Torino, si tratta di vetrine dell’orrore, luoghi davvero terrificanti che mostrano che la fantasia crudele dell’uomo non ha limiti. Se è proprio il gusto del macabro ad affascinarvi, Halloween, potrebbe essere l'occasione giusta per visitare quest luoghi spaventosi

Gli strumenti di tortura in mostra: le esposizioni più inquietanti in Italia.

La tortura, il modo più crudele e brutale di estorcere informazioni; dalla Santa Inquisizione alle più recenti sevizie avvenute nella prigione di Abu Ghraib, se c’è qualcosa che nella storia non è mai mancato, sono i casi di tortura corporale, i cui racconti mettono alla prova anche gli stomaci più resistenti. Chiodi, pali, carrucole, ruote e tanti altri strumenti, all’apparenza semplici ed innocui, sono stati utilizzati in modo macabro per far del male in maniera atroce. Il bacio della vergine e la maschera d’infamia, l’ordalia del fuoco e quella dell’acqua, il piffero del baccanaro e la lingua di capra. Nomi o nomignoli che oggi ci fanno sorridere o pensare a strani marchingegni alieni. Ma quando si scopre il loro vero uso, è impossibile non essere percorsi da un brivido che ci fa raggelare il sangue al solo pensiero. E ancora squartamenti, colate di liquidi bollenti, lussazioni, fratture, scosse elettriche, affogamenti, tutte tecniche studiate a lungo da menti inumane e perfezionate nei secoli, per estorcere una parola, una confessione, alla povera vittima malcapitata.

Una parte del Medio evo è stato stigmatizzata, come esempio di secoli bui, quasi a voler non accettare quello che invece l’essere umano è riuscito a fare nei confronti dei suoi simili. Ma in realtà la tortura non è stata introdotta solo nel Medio Evo, ma il suo uso è antichissimo, ed era presente in tutte le civiltà, da quella Babilonese, a quella egizia, fino a quella romana. Ma è nel Medio Evo che questa pratica venne allo scoperto, praticata da re, nobili, e dalla la Chiesa che istituì l’Inquisizione, definita con un eufemismo Santa, e che nacque con lo specifico compito di sradicare l’eresia, trasformandosi, con il passare dei secoli, in un’istituzione dalla moralità dubbia. La tortura all’epoca era considerato il metodo più efficace per estorcere informazioni al nemico, per far confessare, o anche per motivi che oggi appaiono orripilanti, come il tentativo di far confessare presunte colpe di stregoneria, di maleficio e di adorazione del diavolo.  Gli strumenti di tortura erano molteplici, alcuni di essi mostrano un ingegno ben oltre la fantasia, che lascia a bocca aperta al solo pensiero di quanto fossero malate le menti malate di chi ha avuto il coraggio di idearle.

Oggi la tortura viene ricordata nei musei, come monito di un tempo che si vuole allontanare il più possibile. Sono diverse le collezioni di strumenti e mezzi di tortura che si possono trovare in giro per l’Italia, vediamo quali sono gli strumenti più terrificanti e le collezioni più mostruose.

Gli strumenti di tortura
Gli strumenti di tortura in mostra a San Gimignano
Visita al Museo delle torture nel Castello Mazzè di Torino
Gli orrori della tortura a Lucca
Il museo della Pusterla di Sant’Ambrogio
Le torture al Castello Aragonese ad Ischia
Il museo delle cere e delle torture di San Marino
Il museo criminale medioevale di Volterra 

Vergine di Norimberga
Tra i diversi strumenti di tortura, notiamo sulla destra la Vergine di Norimberga, sarcofago con all’interno degli spuntoni che entravano nella carne.

 [Foto di epbechthold]

Gli strumenti di tortura

Una delle forme di tortura più frequenti era lo scorticamento. Il malcapitato veniva letteralmente scorticato con strumenti da taglio e la pelle veniva tagliata a strisce, era una delle pratiche più dolorose in assoluto. Altro martirio, che certamente non era da meno, per il dolore procurato, era il tavolo dell’allungamento, che utilizzava delle imbragature di pelle per tendere gli arti del prigioniero, che veniva steso un tavolo e tirato, spesso anche contemporaneamente, per i quattro arti.  Alcuni legacci, all’interno avevano delle punte di metallo che entravano nella carne, una versione primitiva di quello che sarà lo strumento di tortura forse più raffinato, ovvero la Vergine di Norimberga. Nei secoli successivi varianti di questi strumenti vennero utilizzati anche come strumento di pena,  a Venezia si usava una maschera metallica con due aculei fissati all’altezza degli occhi, questi bucavano gli occhi provocando la cecità del soggetto. A volte per le sevizie venivano usati anche degli animali, la più conosciuta e temuta era la tortura della capra. Al condannato veniva spalmato del sale sotto le piante dei piedi, al suo cospetto veniva condotta una capra, tenuta a digiuno per giorni, l’animale affamato iniziava a leccare il sale, e spesso sgranocchiava la pelle dei piedi del malcapitato, e a volte si fermava solo quando era arrivata all’osso.

Nella foto una pera vaginale, ma di diverse dimensioni esisteva anche quella orale e quella rettale. In funzionamento era identico: inserita la pera nell’orifizio, si facevano gradualmente allargare i tre o più spicchi acuminati. Le infezioni e le emorragie, spesso, uccidevano la vittima.

[Foto da Wikipedia]

Gli strumenti più inumani era riservati alle donne. Raccapricciante era la maschera dell’ignominia, che consisteva in una forma dove venivano imprigionati i polsi ed il collo, e tramite questi veniva trascinata per strada e come se non bastasse nel frattempo veniva pure picchiata. Altra tortura dalla crudeltà indescrivibile era quella della goccia, il condannato veniva legato ad una sedia, gli veniva aperta la bocca e tramite un imbuto veniva versata nella bocca una certa quantità d’acqua, spessa mista a sale, ad aceto o altro. Ingurgitare grossi quantitativi d’acqua provocava dolori fortissimi, e il carnefice spesso colpiva il ventre il condannato per aumentare il dolore. A questi sistemi di tortura se ne aggiungevano sempre nuovi e più orribili, una pratica barbara e crudele consisteva nel infilare topi o altri roditori negli orifizi sia maschili che femminili. Le bestiole, per istinto, si muovevano all’interno del corpo, mangiando intestini e pareti interne, con risultati che possiamo per fortuna solo immaginare. Così come un altro sistema particolarmente barbaro prevedeva l’utilizzo di particolari tenaglie, atte a strappare unghia, dita e brandelli di carne per estorcere confessioni. Sistemi che producevano una buona percentuale vicina al cento per cento di confessioni, infatti la quasi totalità dei torturati spesso preferiva la morte per tradimento, che la tortura.

supplizio della ruota
Ruota, la vittima veniva legata con le mani e con i piedi ad una ruota, e mentre girava veniva bastonato, provocando la rottura delle ossa.

 [Foto di pl:Pierre Larousse]

Gli strumenti di Tortura in mostra a San Gimignano

Sulla verde collina senese sorge San Gimignano, dove si trova uno dei musei più agghiaccianti d’Italia, con una collezione che raccoglie tantissimi reperti macabri usati ai tempi della Santa Inquisizione. San Gimignano domina la campagna toscana con le sue 15 torri, che sembrano figure inquietanti che salgono al cielo, e proprio sinistro è il passato che raccontano le mura di questa città. Infatti   secoli fa questo piccolo borgo della Toscana, aveva ben 72 torri, e veniva compiuti atti di impressionante terrore. In questo come in altri borghi toscani la Chiesa si abbatté con la sua Sacra Inquisizione che nel nome del Signore ha ucciso centinaia di migliaia di innocenti dopo essere stati sottoposti ad orrende torture. Proprio la stessa strada in salita che taglia in due la città, avranno percorso i condannati, passando in mezzo a palazzi medievali perfettamente conservati lungo il quale oggi si snodano le botteghe di souvenir e i percorsi dei turisti. Qui si possono rintracciare i segni che ha lasciato l’Inquisizione, l’istituzione fondata dalla Chiesa cattolica per indagare e punire i sostenitori di teorie considerate contrarie all’ortodossia cattolica. Oggi di torri ne restano solo 15, ma questo non toglie nulla allo splendore e all’aura di mistero che avvolge questo borgo conosciuto in tutto il mondo.

A ricordare queste tremende pratiche, c’è  il Museo della Tortura e della pena di morte. Detto anche Museo criminale medioevale, conserva e mostra oggi tutte le tecniche e gli strumenti della tortura del Medio Evo, della pena di morte e documenti della Santa Inquisizione. La Veglia, la Vergine di Norimberga, la Gogna, la Ghigliottina sono solo alcuni degli strumenti di tortura medioevali sfortunatamente più noti conservati in questo luogo, affiancati da inquietanti macchinari come le sedie inquisitorie,  i cerchi schiacciatesta e tanti altri. Questo museo mostra aspetti della storia dell’uomo che voglio essere allontanati e dimenticati, ma sono un grosso fardello che lascia riflettere su quanto l’uomo è stato capace di fare. La scenografia del museo è molto suggestiva, sembra di trovarsi in una tetra prigione, all’interno di costruzioni medioevali.

tortura della corda
Tortura della corda: da una trave pendeva una corda, a cui la vittima veniva lasciata cadere coi polsi legati dietro la schiena, da una certa altezza, producendole slogature alle braccia e alle spalle.

 [Foto di Avemundi]

Visita al Museo delle torture nel Castello Mazzè di Torino

La misteriosa città di Torino, custodisce un luogo macabro, in cui sono conservati gli strumenti più atroci usati dall’uomo per fare del male.  Il Castello Mazzè, datato tra il XIV ed il XV secolo, ospita il museo sotterraneo della Tortura, realizzato in collaborazione con Amnesty International nel 1999, sicuramente un museo da vedere durante un visita a Torino. Il percorso si trova nei sotterranei del Palazzo, in 500 metri quadri suddivisi in prigione, sotterraneo romano, sala espositiva con Strumenti e Metodi della Santa Inquisizione, Cripta Celtica del sec. X a. C., salette di contenzione e cappella mortuaria. La collaborazione con Amnesty International pone l’accento sulla cattiveria umana,  le gigantografie che si incontrano durante il percorso sembrano quasi un monito e una salvaguardia contro la tirannia e la ferocia. Vale la pena arrivare fin a Mazzè per scoprire tutti i patimenti di un tempo.

Gli orrori della tortura a Lucca

Lucca è la settima esposizione italiana sulla tortura dopo San Marino, Montepulciano, Volterra, Siena e le due di San Gimignano. La maggior parte degli strumenti esposti sono originali, mentre una piccola parte sono stai ricostruiti con parti originali così come erano secoli fa. L’atmosfera che si respira all’interno è raccapricciante, a partire dall’ingresso, dove si viene accolti da un’enorme ghigliottina, e si viene accompagnati nel percorso da una musica inquietante.

Il Museo della Tortura di Lucca si trova in via Fillungo e occupa piano terra e quello sotterraneo del palazzo Guinigi-Magrini. Anche questo aperto con la collaborazione di Amnesty International è stato molto apprezzato dai visitatori che sono accorsi per vedere la figura del boia incappucciato, gli strumenti come la gogna, le maschere d’infamia, il collare penale con peso di trascinamento, e ancora pinze e tenaglie da arroventare per marchiare le vittime, il banco di stiramento che allungava gli arti, spezzando ossa e muscoli.

mordachia
Mordacchia, un bavaglio di ferro per la bocca, con un uncino che si conficcava nella lingua.

[Foto di Postdlf]

Il Museo della Pusterla di Sant’Ambrogio

Nell’antico ingresso della città, chiamato la Pusterla si trova il museo della criminologia e delle armi antiche. Questa galleria espone le armi utilizzate durante la storia e come si sono evolute grazie alle tecnologie, dalle balestre alle spade, fino a pistole e strumenti più sofisticati. Ma c’è una seconda parte all’interno del museo, che narra la storia delle punizioni corporali, in un ambiente suggestivo con musiche inquietanti da sottofondo. Gli strumenti di tortura raccolti risalgono al medio evo, e il loro uso viene descritto minuziosamente, con didascalie e stampe dell’epoca, che fanno rabbrividire anche i più forti di cuore. All’interno del museo si può ammirare un’antica sedia elettrica, che chissà quante vite ha visto bruciare, i pali, con tanto di stampa dell’epoca e descrizioni delle varianti utilizzate per rendere più o meno dolorosa l’agonia, altri strumenti come lo schiacciapollici ed il piffero, usati su chi steccava nelle pubbliche esecuzioni delle orchestre, i famosi dildi, alcuni finemente istoriati ed intarsiati, utilizzati su omosessuali e donne donne troppo pettegole. Da non perdere la vergine di ferro, un sarcofago con all’interno spuntoni,  il letto di allungamento, la ghigliottina, la garrota e varie fruste dalle forme e materiali più diversi.  Nel Museo della Pusterla di Milano si trovano anche degli strumenti meno conosciuti come il pendolo e lo schiacciatesta, che provengono da Venezia ed ero lo strumento più amato dai Dogi per torturare i malcapitati.

 Le torture al Castello Aragonese ad Ischia

All’interno di un luogo unico al mondo, cioè il Castello Aragonese, che regala una vista unica sul Golfo di Napoli, si trova un luogo oscuro, il museo delle torture e delle armi antiche di Ischia.Il Castello è collegato da un pontile al borgo di Ischia Ponte e sorge su una bolla di magma raffreddata alta circa 80 m. All’interno, la collezione ospita dei reperti risalenti dal XV al XVII secolo, alcuni già incontrati nelle altre gallerie da brivido, e altri assolutamente inediti che evidenziano a quanto fantasia umana possa arrivare, eliminando del tutto il rispetto per il genere umano. Il Castello custodisce anche una grande collezione di armi, ma queste passano in secondo piano al cospetto degli strumenti sadici e crudeli che li affiancano.

Il museo fu fatto istituire da Alfonso d’Aragona nel 1441, e si trova in una piccola sala del castello. Il busto chiodato, il palo della morte, lo spezzacranio e le cinture di castità per l’uomo e per la donna sono davvero suggestivi ed impressionano il visitatore. Tutti gli strumenti sono affiancati da una raffigurazione che mostra come l’attrezzo veniva usato. Ma nel Castello non sono finiti i luoghi suggestivi, attraverso una ripida scaletta si scende fino al Cimitero delle Monache Clarisse, le monache collocavano su speciali sedili i corpi avvolti nelle tonache delle consorelle morte, questi si decomponevano lasciando scendere, attraverso il foro i liquidi organici fino a che rimanevano solo gli scheletri. Poi si possono visitare le prigioni e prima di andare via, non può mancare un’ultima vista dal terrazzo panoramico che regala uno scenario meraviglioso.

Gabbia
Gabbia di ferro. Appesa all’esterno di un palazzo, il condannato vi era spesso seminudo e lasciato alle intemperie e allo scherno e alla violenza del popolo. Il torturato, se condannato a morte, vi restava appeso fino alla morte per inedia, congelamento, disidratazione o ferite inflitte dai passanti.

[Foto di Gabry12]

Il museo delle cere e quello delle torture a San Marino

Sono tante le attrazioni che si possono visitare durante un soggiorno a San Marino, ed una breve escursione si può dedicare al  museo delle cere e delle torture. Accanto alle sale dedicate ai personaggi in cera, c’è una sala con più di 100 strumenti per procurare il dolore e la morte, una raccolta degli orrori della crudeltà umana. Attraversato l’ingresso, due scheletri imprigionati in gabbie di ferro, danno il benvenuto in questo luogo raccapricciante. Dalle torture medievali fino alla sedia inquisitoria, passando per le cinture di castità e le maschere della gogna: qui è documentata la storia del sadismo umano in tutte le sue sfumature.

Dalla sedia inquisitoria, al piffero del baccanaro, ai ragni spagnoli. Una grande esposizione, inserita in un contesto suggestivo, che non mancherà di stupire i visitatori, ma anche di far riflettere sui complessi sistemi di tortura. Un viaggio agghiacciante fra arnesi e dispositivi nati dalla terribile inventiva umana, ma che diventano una formidabile testimonianza contro la criminalità di stato e di potere. Un luogo tristissimo e affascinante, che merita una visita.

Museo criminale medioevale di Volterra

Volterra è una delle città più belle e suggestive della provincia di Pisa. La località è diventata di recente ancora più famosa e turistica perché qui sono state girate diverse scene della saga di Twilight, film premio d’incassi ai botteghini. Questa cittadina misteriosa, quasi ferma nel tempo, ospita uno dei musei della tortura più ricchi di testimonianze in Italia, dove sono conservate tecniche e strumentazioni di tortura risalenti alla Santa Inquisizione. Una musica tetra accompagna i visitatori lungo il percorso aumentando l’atmosfera di terrore. La collezione comprende pezzi del XVI e del XVII secolo che rispetto a quelli presenti in altre esposizioni presso altre sedi sono molto singolari in quanto più sofisticati. Gli strumenti che si trovano a Volterra dimostrano ancora di più che l’uomo non ha limiti e ci lasciano solo immaginare quale fosse la considerazione del rispetto della dignità umana.

Tra gli strumenti più conosciuti il museo espone la Cintura di Castità, la Ghigliottina, la Sedia Inquisitoria, solitamente usata nei tribunali, era una poltrona dotata di aculei sulla quale l’imputato veniva fatto sedere e legato per evitare qualsiasi tipo di movimento. anche qui immancabile è la Vergine di Norimberga o conosciuta come la vergine di ferro. Tra gli strumenti più insoliti che si trovano in questo museo segnaliamo la Forcella del’eretico, il Piffero del Baccanaro e la Gatta da Scorticamento ai ragni spagnoli.

[La foto principale è di Ben Sutherland]

Approfondimenti: musei

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