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Sull’Isola di Robison Crusoe, in Cile: ecco dove naufragò per davvero

L'arcipelago Juan Fernández si trova al largo delle coste del Cile ed è uno dei luoghi più incontaminati della Terra. Solo una delle sue isole è popolata da poche centinaia di abitanti. Quest'isola un tempo era completamente disabitata, ma ha ospitato per più di quattro anni un marinaio abbandonato che ha vissuto come il protagonista del romanzo di Daniel Defoe.

Le grandi opere letterarie prendono sempre ispirazione da altre fonti. Ma alla fin fine tutti si rifanno a quella che è la più grande trama mai raccontata: la storia umana. Con i suoi complessi intrecci di vicende, ci riserva sempre qualche aneddoto degno di essere narrato. Aggiungete un pizzico di esotismo e il piatto è servito, pronto per catturare l’attenzione dei lettori. Daniel Defoe ha conquistato l’immaginario collettivo con il romanzo Robinson Crusoe. Per quei pochi là fuori che vivono sotto una pietra è la storia di un marinaio naufrago su un’isola deserta dove si ritrova a vivere da solo per quasi trent’anni, prima di scoprire che poi tanto deserta non era. Non me ne vogliano gli appassionati di quella che è una pietra miliare della letteratura inglese, ma io l’ho trovato molto noioso. Di contro, la storia vera che ha presumibilmente ispirato il romanzo è di gran lunga più interessante e ci porta alla nostra destinazione esotica: l’isola di Robinson Crusoe, in Cile.

Sull'Isola di Robison Crusoe, in Cile: ecco dove naufragò per davvero.

Foto di Lestercl

Le isole Juan Fernández sono un piccolo arcipelago al largo delle coste cilene, 670 km a ovest di San Antonio per l’esattezza. Esso è costituito da tre isole: l’isola Robinson Crusoe, appunto, l’isola Alejandro Selkirk e l’isoletta Santa Clara, più altre piccole isolette. Di tutti questi fazzoletti di terra, solo l’isola letteraria è abitata. E neanche tanto: conta infatti poco meno di 900 abitanti, su una superficie di 93 kmq. Questi si concentrano tutti nella “capitale”, il villaggio di San Juan Bautista: questo piccolo pueblo ha purtroppo subito i danni dello tsunami causato dal terremoto in Cile del 2010. Tutto l’arcipelago copre nell’insieme un’area di 147,5 kmq. Si tratta di isole vulcaniche, dal clima subtropicale mediterraneo, con una ricca vegetazione e una fauna popolata di mammiferi marini e terrestri. L’arcipelago prende il nome dal suo scopritore, il marinaio Juan Fernández, che le incontrò nel 1574 nella sua rotta tra il Perù e la città cilena di Valparaíso. Egli chiamò le tre isole Más a Tierra, Más Afuera, e Santa Clara. Le prime due presero solo nel 1966 i nomi con cui le conosciamo oggi. Ma perché?

L’isola di Robinson Crusoe è stata davvero la casa di un marinaio isolato dal resto del mondo. Sembra che questa storia abbia ispirato il romanzo di Defoe. Vi sono alcune differenze, naturalmente. La prima, è che l’uomo rimase sull’isola solo quattro anni e mezzo. La sua breve permanenza, rispetto a quella di Crusoe, è più vicina a quella di Tom Hanks nel film Cast Away, che pure sembra ispirato alla stessa vicenda. Ma anche qui c’è un’altra differenza sostanziale: l’uomo non era un naufrago, bensì un pirata scozzese abbandonato dalla sua stessa flotta nel 1704. Il corsaro si chiamava Alexander Selkirk: il puzzle si completa.

Foto di Pato Novoa

Selkirk imparò a vivere sull’isola deserta con i pochi oggetti lasciatigli dall’equipaggio (altra differenza con il romanzo, dove il protagonista recupera numerosi arnesi e utensili dalla sua nave naufragata), dedicandosi per anni alla caccia e alla pesca e imparando a cavarsela in un contesto selvaggio. In due occasioni fu anche costretto a nascondersi da delle navi che approdarono sull’isola: si trattava infatti di vascelli spagnoli, e la sua cattura avrebbe significato per lui la tortura e la morte. Fu un’altra nave pirata a salvarlo e a riportarlo in patria. Oggi il nome di Selkirk è ricordato non solo tramite l’isola che gli è stata dedicata, ma anche con una statua in suo onore nella cittadina scozzese di Lower Largo, suo luogo di nascita.

L’isola deserta di Selkirk è rimasta tale per secoli. Sembra infatti che prima dell’arrivo di Fernández nessuno ci avesse mai messo piede, nonostante i polinesiani avessero invece colonizzato la vicina isola di Pasqua. Tra il XVII e il XVIII secolo viene usata come covo di pirati: questi costruirono nel 1749 il forte di Santa Barbara per proteggere l’isola dai corsari inglesi. Nell’Ottocento invece venne utilizzata come colonia penale, e tra l’altro si hanno notizie di una rivolta contro le guardie. Durante la Prima Guerra Mondiale l’isola fu protagonista della battaglia di Más a Tierra, che vide gli inglesi affondare l’incrociatore tedesco SMS Dresden. Oggi i pochi abitanti dell’isola vivono una vita umile, fatta per lo più di pesca: l’aragosta è anche il loro maggior prodotto di esportazione, nonché fonte principale della loro economia. Nonostante il trucchetto del governo cileno di rinominare l’isola per sfruttarne la sua fama storica, il turismo non si è affermato: poche centinaia di visitatori all’anno approdano sulle sue coste, affrontando un viaggio lungo e costoso. Mentre gli stessi giovani isolani tendono a migrare verso il continente in cerca di una vita meno selvaggia.

Visitare l’isola di Robinson Crusoe è comunque un’esperienza unica, proprio perché si mette piede su uno degli arcipelaghi più remoti della Terra. Non è lontano dalle coste come l’isola di Pasqua (3601 km) ma è sicuramente meno frequentato e più dsolitario, considerato lo scarso numero di abitanti e il fatto che vanta numerose isole deserte. La sua natura incontaminata è proprio il suo punto di forza: vi sono numerose specie di piante endemiche, il 62% in totale, che nel caso delle isole disabitate ricopre tutto il territorio. Lo stesso vale per alcune specie di uccelli: il colibrì di Juan Fernández, il Masuafera Rajadito dell’isola di Alejandro Selkirk, e la cincia-tiranno di Juan Fernández. Non esistono mammiferi tipici, e anzi molte specie di animali marini hanno rischiato l’estinzione a causa della caccia indiscriminata nei secoli scorsi: tra questi l’otaria orsina di Juan Fernández, all’inizio del XX secolo ridotta a soli 200 esemplari, ma che oggi nidifica di nuovo su queste isole e sembra aver raggiunto i 10.000 esemplari. Merito della protezione dell’Unesco che, riconoscendo la peculiarità endemica di queste terre, ha dichiarato l’intero arcipelago Riserva della Biosfera.

Foto di Serpentus

Un viaggio sull’isola di Robinson Crusoe prevede numerosi escursioni da effettuare in più giorni. L’isola è piccola, ma non essendoci mezzi di trasporto pubblico, occorrerà del tempo per esplorarla. Questo accresce sicuramente il fascino di un luogo già selvaggio di per sé: qui non c’è alternativa al trekking o all’hiking. L’unico mezzo per muoversi da un lato all’altro dell’isola è la barca. Si possono così raggiungere la caverna di Robinson, dove Selkirk ha vissuto per quattro anni. La postazione di vedetta di Selkirk, da dove il marinaio osservava l’oceano in attesa delle navi, regala una bellissima panoramica su tutta l’isola da est a ovest, e si raggiunge dopo una buona camminata attraverso un bosco di felci. I resti della fortezza di Santa Barbara sono stati dichiarati monumento nazionale nel 1974. Potete anche raggiungere la vetta più alta dell’isola, il Cerro El Yunque, a quota 915 metri. Naturalmente per poter avventurarsi in questi posti occorrono un traghettatore per gli spostamenti in barca, che richiedono anche più di due ore, e una guida esperta, che vi indicherà il sentiero per non perdervi e vi porterà anche alla scoperta di piante e animali che popolano il Parco Nazionale dell’Arcipelago Juan Fernández.

L’isola è un ottimo luogo per il diving e lo snorkeling. Oltre ad ammirare la fauna ittica ci si può immergere per avvicinarsi al relitto della SMS Dresden. Si capiscesubito che chi organizza un viaggio come questo è un turista attivo. Ma c’è anche spazio per le vacanze al mare: la spiaggia di Arenal è l’unico tratto di costa sabbioso, ed è infatti spesso meta di leoni marini e pinguini di Magellano. Se proprio siete stanchi potete anche rilassarvi in albergo. Come detto, l’isola punta sul turismo e non mancano le strutture. Come il Cruise Island Lodge, dotato di tutti i comfort e una spa interna. E prezzi piuttosto elevati: una camera doppia può costare da un minimo di 650€ in bassa stagione, a un massimo di 730€ in alta. Eh sì, esistono anche delle stagioni turistiche in questo luogo. Meglio alloggiare all’Hostal Club Pez Volador: una camera con bagno privato, colazione e cena inclusa costa 50€ a notte. Nonostante la sua natura selvaggia, l’isola non è tagliata dal mondo intero: gode della connessione internet satellitare, e molti abitanti posseggono la televisione e alcune automobili. Non vi è però copertura di telefonia mobile.

Foto di Serpentus

Per arrivare sull’isola di Robinson Crusoe si possono prendere i voli che partono dall’aeroporto privato di Tobalaba, a Santiago del Cile. Il volo dura circa tre ore ed è a bordo di un Piper a sette posti che atterra sull’aeroporto privato La Punta di Robinson Crusoe. Costo del viaggio a/r: sui 750€. I voli sono giornalieri durante l’alta stagione (da novembre a febbraio), mentre operano solo due o tre volte a settimana durante la bassa stagione (marzo-ottobre). Un’alternativa è il viaggio in nave dal porto di Valparaiso, che approda alla baia di Cumberland di San Juan Baustista. Il periodo migliore per andare è l’estate australe, quando le temperature aumentano raggiungendo anche i 34° e le piogge, abbondanti in inverno, sono quasi del tutto assenti. L’acqua del mare rimane però tendenzialmente fredda, a causa della corrente di Humboldt che circola nel Pacifico. Si tratta comunque di uno di quei viaggi difficilmente ripetibili nel corso di una vita. Soprattutto se si può dire di essere stati davvero sull’isola di Robinson Crusoe.

Approfondimenti: isole, oceano pacifico, unesco, Viaggio in Cile

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