in foto: Firenze, Loggia del Bigallo – Foto Wikimedia Commons

È sotto gli occhi di tutti, ma passa inosservata. È il beffardo – e, diciamolo, ingiusto – destino della Loggia del Bigallo. Situata in Piazza San Giovanni, proprio di fronte al Duomo di Firenze, è praticamente sconosciuta alla maggior parte dei turisti. Un'occhiata distratta, qualche foto annoiata, e si passa oltre in favore di attrazioni ritenute più appetitose come lo stesso Duomo, il Battistero e il Campanile di Giotto. Eppure questo edificio all'angolo con via dei Calzaiuoli ha una lunga storia da raccontare.

La Loggia del Bigallo e il Battisteroin foto: La Loggia del Bigallo e il Battistero

Dal XIV secolo la Loggia e il palazzetto adiacente sono stati la prima sede dell'Arciconfraternita della Misericordia. Fondata nel 1244 da San Pietro Martire, l'istituzione offriva assistenza e solidarietà agli ammalati. In seguito, dal 1425, la "Misericordia" si fuse con la Compagnia del Bigallo (anche quest'ultima fondata da Pietro martire) che si occupava dei bambini orfani e abbandonati. Nel XV secolo numerose madri povere e sole esponevano i piccoli sulla soglia della loggia e se non venivano recuperati dalle famiglie entro tre giorni, venivano dati in adozione. Le due istituzioni rimasero congiunte fino al 1525, anno in cui la Compagnia della Misericordia traslocò altrove.

Rilievi della Loggia del Bigallo – Foto Wikimedia Commonsin foto: Rilievi della Loggia del Bigallo – Foto Wikimedia Commons

La loggia e l'attiguo palazzetto furono edificati tra il 1352 e il 1358 dall'architetto Alberto Arnoldi, capomastro di Santa Maria del Fiore e aiuto di Francesco Talenti. La struttura in stile gotico è formata da due archi a tutto sesto circondati da balaustre e cancelletti. È decorata da meravigliosi bassorilievi in marmo raffiguranti Cristo, i Profeti, le Virtù, gli angeli e, nel timpano sopra la porta, una Madonna col Bambino. Sulla facciata si trovano due affreschi di Ventura di Moro e Rossello di Jacopo Franchi; il primo è ormai deteriorato, il secondo rappresenta le Storie della predicazione di San Pietro Martire a Firenze (1445).

La veduta più antica di Firenze nell'affresco della Madonna della Misericordia (1342) – Foto Wikimedia Commonsin foto: La veduta più antica di Firenze nell'affresco della Madonna della Misericordia (1342) – Foto Wikimedia Commons

Oggi l'interno dell'edificio è adibito a museo con numerose opere datate tra il XIII e il XVI secolo. L'esposizione è suddivisa in tre sale.   L'opera più importante ed emblematica è la Madonna della Misericordia della scuola di Bernardo Daddi; l'affresco, risalente al 1342, ritrae la Madonna o una figura allegorica rivestita con un magnifico piviale e con un copricapo che sembra la mitria di un vescovo. Nei tondi sulla veste, così come nelle scritte ai lati del personaggio, sono rappresentate le opere di misericordia. La figura è attorniata da due schiere di fedeli, mentre al centro è rappresentata la più antica veduta di Firenze esistente. In questa testimonianza documentaria sono visibili, tra gli altri, Palazzo Vecchio, il Bargello, la Badia fiorentina, le Chiese di Santa Croce e Santa Maria Novella; inoltre si riconosce la facciata incompleta di Santa Maria del Fiore.

Trittico portatile di Bernardo Daddi e, ai lati, San Giuliano (artista fiorentino di fine Trecento) e dittico raffigurante l'Annunciazione (sopra), San Giuliano e San Cristoforo (sotto) (attribuito a Lorenzo di Bicci, 1390 circa)in foto: Trittico portatile di Bernardo Daddi e, ai lati, San Giuliano (artista fiorentino di fine Trecento) e dittico raffigurante l'Annunciazione (sopra), San Giuliano e San Cristoforo (sotto) (attribuito a Lorenzo di Bicci, 1390 circa)

Tra le altre opere spicca un trittico portatile di Bernardo Daddi eseguito nel 1333, oltre alla Madonna dell'Umiltà di Domenico di Michelino (1480 circa) e alla Madonna col Bambino del Maestro di S. Miniato (1480 circa), dallo stile che richiama il Verrocchio e Sandro Botticelli. Notevoli anche il Crocifisso ligneo del Maestro del Bigallo e i due Angeli reggi-candela di Alberto Arnoldi. Inoltre, quattro affreschi del 1386 ci restituiscono uno spaccato di vita fiorentina dell'epoca mostrando i capitani della Misericordia che affidano gli orfani alle madri adottive. L'ingresso al museo è gratuito. Da lunedì a sabato è aperto dalle 10,30 alle 16,30; la domenica dalle 9,30 alle 12.

Niccolò Gerini e Antonio di Baldese, I capitani della Misericordia affidano gli orfani alle madri adottive (1386)in foto: Niccolò Gerini e Antonio di Baldese, I capitani della Misericordia affidano gli orfani alle madri adottive (1386)