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La Casa dei Gladiatori crolla, dopo aver resistito al Vesuvio

L'armeria dei gladiatori crolla. Mentre si cercano di capire le dinamiche del disastro, ci si interroga sul destino e lo stato di salute degli altri monumenti di Pompei e della Campania.

La Casa dei Gladiatori crolla, dopo aver resistito al Vesuvio.

Ciò che non riuscì al Vesuvio nel 79 d.C., è riuscito infine all’uomo moderno: Pompei crolla. Quell’edificio noto ai turisti come “Casa dei gladiatori” o “Armeria dei gladiatori” – e che per archeologi ed appassionati di storia classica ha per nome “Schola Armaturarum Juventus Pompeiani” – è collassato oggi alle 6 circa. Quando Roma era Europa ed Impero, l’edificio della Gioventù di Pompei custodiva al suo interno armi, trofei e ricordi dei guerrieri cresciuti alle falde del Vesuvio. Ma ora che Roma è Italia e Parlamento – e Pompei solo meta turistica – di quella struttura votata all’onore e al coraggio non resta che un cumulo di macerie.

La Casa dei gladiatori già non era accessibile ai turisti, che potevano guardarla solo dall’esterno, apprezzando i disegni che su mura e porte riproducevano le vittorie dei pompeiani. L’edificio, infatti, aveva già subito i danni della Seconda Guerra Mondiale, quando una bomba aveva mandato in frantumi quel tetto che poi, chiusosi il conflitto, era stato riprodotto ed assestato sulle mura superstiti. Secondo alcune teorie, le piogge di questi giorni – ma a Pompei non è piovuto né oggi, né ieri, né ieri l’altro – avrebbero indebolito la consistenza del terreno che, sotto il peso di un tetto eccessivamente pesante e di strutture in cemento armato, avrebbe sgretolato le mura.

Sulla vicenda si è espresso lo stesso ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, che ha riconosciuto “la necessità di disporre di risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria che è necessaria per la tutela e la conservazione dell’immenso patrimonio storico-artistico di cui disponiamo”. Intanto si guarda anche al resto degli scavi di Pompei e a tutti quei beni che non solo sono economicamente produttivi in un’ottica turistica, ma sono anche culturalmente fondamentali in termini identitari. Se del resto ha ceduto un edificio, laddove il turismo produce ricchezza, si può ben immaginare cosa potrebbe produrre lo stato di abbandono su quei patrimoni che sfuggono ai grandi flussi turistici. Solo per restare in Campania, si pensi alla trascuratezza che invecchia e sbiadisce il mitreo di Santa Maria Capua Vetere.

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