in foto: Bergun. Foto di Bruno Hotz

Essere troppo belli causa l'infelicità degli altri. Da questa considerazione nasce la singolare delibera del sindaco di un piccolo borgo in Svizzera, situato tra St. Moritz e Davos. Il comune svizzero di Bergun ha deciso di vietare a chiunque lo visiti di scattare foto del suo paesaggio, pena il pagamento di un'ammenda di 5 franchi. Un'operazione di marketing molto fantasiosa, ma non solo tanto che la questione è diventata legge. Il consiglio comunale di Bergün ha infatti votato a favore della delibera che vieta "di fare e pubblicare foto del comune e dei suoi paesaggi".

In effetti l'infelicità dovuta alla paura di perdere un evento o qualcosa è scientificamente provata ed è identificata con il nome di "Fear of missing out". Anche le belle foto delle vacanze sui social media rendono gli spettatori infelici perché non possono essere lì. Con questa curiosa motivazione  Bergun sono convinti che  chiunque si imbatta in uno scatto delle loro splendide vallate senza essere lì o averle visitate almeno una volta nella vita, possa soffrirne. Ci credono talmente tanto che gli abitanti del villaggio sindaco in testa si sono ritrovati a fare un video appello persino alla Nasa: "Non fotografateci nemmeno dall'alto e cancellate le nostre foto" dice il primo cittadino in inglese fornendo le coordinate geografiche del suo villaggio.

Questa legge ha ottenuto l'effetto sperato, infatti, è diventato un caso internazionale e ogni giorno le bellissime immagini del paesino grigionese vengono condivise in tutto il mondo. D'altro canto però ha ricevuto anche effetti negativi poiché molti non essendo d'accordo con l'iniziativa hanno deciso di cancellare la propria prenotazione. Il divieto in ogni caso è destinato a diventare storia. Nel corso della sua prossima seduta, il Municipio di Bergün intende infatti ritirare la decisione. Le autorità però non hanno nascosto una certa soddisfazione nel risultato ottenuto dalla divertente “trovata pubblicitaria”. «Le reazioni ci hanno confermato che nessuno vuole fare a meno delle splendide foto di Bergün»