[Foto di Andrea Osti]

Il nostro viaggio nei luoghi del mistero in Italia ci conduce nel capoluogo della marca trevigiana, cioè Treviso, attraversata dal fiume Sile, che ha sempre dato un tocco di magia e mistero alla città. Il Veneto è il luogo giusto per chi ha sete di leggende e racconti inquietanti. Nelle chiese, nei castelli e nelle mura di Treviso si celano misteriose leggende e miti popolari che danno vita a creature fantastiche e spaventose, fantasmi e mostri che emergono dalle acque. Il mistero che avvolge la città trevigiana viene da lontano, c’è chi dice che Treviso derivi da Taurisium, l’attributo dato ad Osiride, fondatore della città che dopo la morte fu adorato sotto forma di Toro, ma si narra anche che possa derivare dalla raffigurazione di una figura femminile con tre visi, iconografia posta su una torre eretta per difendere la città. Questi miti ci conducono in un racconto oscuro, nelle terre trevigiane si celano spiriti di dolci fanciulle, anime dannate della dinastia, monaci vaganti tra i ruderi di una vecchia abbazia, creature misteriose, e altre storie terribili.

Passeggiando tra le vie e gli angoli del centro di Treviso sono numerosi i luoghi legati a questi antichi misteri ed esoterismi. Ne indicheremo alcuni, in un itinerario da spavento durante il quale si potranno scoprire i segreti più nascosti di questa magnifica città. Ville, castelli, giardini,  sono le location del nostro breve tour alla scoperta degli enigmi del passato. Se siete alla ricerca di luoghi da brivido, durante la vacanza in Italia, Treviso vi darà un'esperienza emozionante, andando sulle tracce di templari e altri antichi cavalieri, a caccia di fantasmi, ma anche a conoscere da vicino mondoi incantati popolati da fate e folletti.

abbazia

[Foto di orsorama]

Monastier, l'abbazia abitata da fantasmi.

L'abazia di Santa Maria del Pero di Monastier è un convento di monaci benedettini del X secolo, ed è uno dei luoghi più carichi di mistero della Marca Trevigiana. L'abbazia fu fondata dall'imperatore tedesco Ottone I al posto di un vecchio scalo fluviale, i monaci bonificarono meticolosamente questa zona lacustre e boscosa. In osservanza della loro regola di preghiera e lavoro, curano il chiostro coltivando piante e fiori, e nutrendosi del loro lavoro nei campi. Di tutta questa vita operosa dei monaci oggi resta uno scenario semi abbandonato. Attualmente la chiesa è quasi completamente distrutta, anche se è stata oggetto di restauro poco tempo fa, oggi rimangono due chiostri di particolare suggestione, e i resti di un grande fabbricato a tre piani che ospitava il refettorio al piano terra, la biblioteca al primo piano e l’appartamento dell’abate al terzo.

Nelle stanze del convento non si vedono più i monaci, non si odono più i loro canti di preghiera, il campanile è sprovvisto di campana, ma nonostante questo, qualcuno giura che passando di là alle prime luci della sera ha ancora l’impressione di udire un bisbigliare, le campane inesistenti che scandiscono le ore perdute nel tempo, le finestre del chiostro sbattere. Si narra che di notte le lanterne presenti nell'abbazia si illuminano improvvisamente, e sembra sentire i passi sui gradini dei monaci che in processione salgono delle scale inesistenti. Poi tutto d'improvviso si ferma, come se nulla fosse mai accaduto, e tutto torna nelle tenebre nell'immobilismo del giorno. Saranno davvero solo sensazioni?

treviso di sera

[Foto di Tom Lianza]

San Zenone – La crudele famiglia degli Ezzelini.

Quasi tutti i castelli racchiudono delle storie leggendarie che narrano di finestre che sbattono, luci che si accendono all'improvviso, scale che scricchiolano e spiritelli più o meno simpatici che si aggirano nelle reali stanze. A volte questo può accadere anche nei castelli che non esistono più. Uno di questi è il castello degli Ezzelini, che sorgeva nel territorio di San Zenone, proprio sulla cima del colle da cui ancora oggi si può godere un belvedere meraviglioso. Il castello in passato fu dimora del tiranno Ezzelino III, famoso per la sua grande crudeltà, alla sua morte questo palazzo fu raso al suolo. Il proprietario Ezzelino si distinse per l'efferatezza e la sete di potere, cosa che gli procurò parecchi nemici, papa compreso, che condusse contro di lui una crociata. Era un uomo violento, non esitava ad uccidere i nemici, ne demoliva le loro case e infliggeva pene spaventose. Ezzelino aveva un fratello, di nome Alberico, e una sorella, Cunizza, entrambi impegnati in dispute, molto diverse, mente il primo era un degno erede della crudeltà Ezzelino, la seconda si scontrava con problemi di cuore, la donna fu sposate tre volte e nel suo letto passarono parecchi amanti.

L’asprezza del terribile Ezzelino  lasciò un segno talmente forte nella storia, che la sua crudeltà venne decantata in diverse opere, Dante Alighieri, ad esempio, condanna Ezzelino a sopperire per l’eternità in un fiume di sangue all'inferno, nel girone dei violenti. Le leggende legate al castello sono imbevute del sangue dei delitti che si sono compiuti all'interno della dimora e anche del massacro della famiglia del fratello Alberico. Si dice che Ezzelino fece anche murare le porte delle prigioni senza pietà alcuna per uomini, donne e bambini e che a questi ultimi facesse addirittura cavare gli occhi. Le loro urla si sentivano fino a valle e si narra che le loro anime continuino a lamentarsi in eterno dopo la loromorte. Ezzelino morì della sua stessa malvagità, dissanguato, rifiutando anche di essere soccorso. Alberico fu trucidato con tutta la famiglia dalla vendetta dei nemici. Fu costretto ad assistere alla decapitazione dei sei figli maschi e al rogo della moglie e delle due figlie femmine. A lui invece toccò di morire trascinato dalla coda di un cavallo in corsa.

Il castello protagonista di tutte queste storie crude ed inumane oggi non esiste più, ma la leggenda narra che gli spiriti della famiglia continuino a vagare per il paese ed i colli circostanti, trascinandosi anche le anime dannate della povera gente morta per loro mano. Anche il fantasma di Alderico aleggia per quelle terre, disperandosi per non essere stato in grado di proteggere la sua famiglia.  L'unica anima bianca è la sorella Cunizza, che volteggia anch'essa in una danza perenne tra i pini e i cipressi, fra le braccia del suo amante più caro, Sordello il poeta, che continua a cantare per lei. Infine, per quanto riguarda i martiri innocenti murati nella fortezza, questi continuano a gridare dolore e sofferenza, che all'orecchio più attento, possono essere uditi ancora oggi nella vallata di San Zenone.

montello

[Foto di orsorama]

Il Montello – Fate, diavoli e draghi.

Il Montello è un piccolo monte che si distende sulla riva del destra del fiume Piave.  Il paesaggio è unico rispetto all'ambiente circostante, e questo accresce l’atmosfera di mistero. Vi troverete a passeggiare all'interno di una fiaba, tra alberi secolari che si colorano diversamente  seconda della stagione, rami che s’intrecciano, ruscelli e sorgenti di acqua incandescente, uccelli parlanti, draghi che sputano fuoco e altre creature misteriose, folletti e orchi. Camminando sul Montello, nelle notti d'inverno, si può sentire sentito il suono spettrale di un violino stridulo, è così che si manifesta il fantasma di un povero suonatore di strada che in quel luogo era morto di freddo.

Ma la montagna del trevigiano, con la sua caratteristica forma a tartaruga, è stata nei secoli abitata da animali fantastici che ancora oggi appaiono misteriosamente, come i basilischi, che sono dei draghi maligni, serpi e rospi che portavano dentro alla testa dei diamanti luccicanti. Il diavolo si aggirava avvolto in un mantello rosso, ma non esistevano solo presenze malefiche, ma ci si poteva imbattere nelle Fade Bone, che scaldavano e nutrivano con il miele le ragazze che il Massariol, uno spirito burlone, faceva smarrire se queste mettevano piede nelle sue orme invisibili. Montello conserva ancora el Buso de le Fade, una caverna in cui queste ragazze vestite di bianco, bellissime ma con piedi caprini, si lavavano a una fonte. A Crocetta del Montello, invece, si può visitare la Grotta del Buoro che aveva una fonte capace di ridare il latte alle madri sfinite da uno svezzamento faticoso.

serravalle

[Foto di Paolo Tonon]

Susegana – la leggenda di Bianca.

Sulle colline di Susegana svetta in tutta la sua imponenza il Castello di Collalto, di cui oggi resiste solo il gigantesco mastio, alcune tracce di mura e la grande porta d’accesso al paese medioevale. Il feudo fu proprietà della famiglia dei Collalto, che furono i primi conti di Treviso nel lontano 1300. Di questo castello è famosa la storia tormentata di Bianca, una bellissima ancella di Chiara da Camino, nobildonna che il conte Tolberto di Collalto prese in sposa per attenuare le lotte tra la sua famiglia e quella dei Caminesi. Questo fu solo un matrimonio di convenienza, infatti l'uomo non amava la donna che non era di grande bellezza ed era anche molto gelosa del marito, invece la sua ancella Bianca era una donna assai dolce, sempre sorridente e che non conosceva il male e la malvagità.

Tolberto se ne innamorò perdutamente, ma la loro storia fu segnata da un terribile delitto. Il giorno che Tolberto fu chiamato in guerra, si recò a salutare la moglie mentre Bianca le stava pettinando i lunghi capelli. Chiara vide riflesso nello specchio l’incrocio dei loro sguardi, e immediatamente capì che tra di loro vi era una forte passione. Così la nobildonna studiò un'atroce vendetta. Appena Tolberto si allontanò per i suoi impegni militare, murò viva la fanciulla in una torre. Bianca morì  stenti, e Tolberto non tornò mai più dalle Crociate. Da allora il fantasma di Bianca appariva ai membri della famiglia, velata di bianco per annunciare una buona novella, e di contro, nascondeva il volto con un velo nero. Lo spettro dell'infelice Bianca è solito apparire ancora oggi nei pressi del castello, testimone dell'amore immortale.

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[Foto di Mauro]

Vittorio Veneto – La storia di Santa Augusta.

La Santa Augusta nacque a Vittorio Veneto nel II secolo dopo Cristo. Appena dietro il duomo di Serravalle s’inerpica una scalinata che porta al punto più alto della città dove si trova il Santuario di Sant'Augusta. Giunti in  cima si beneficerà dui un fantastico paesaggio, di monti, laghi e valli, fino al luccichio del mare verso oriente. Augusta era figlia di un re Visigoto Matrucco, che costruì sul monte Marcantone la sua fortezza. Un uomo avido di potere, che conquistò con ferocia il Friuli e perseguitò i cristiani. La leggenda narra che un eremita sconosciuto battezzò in segreto la piccola Augusta, segnando così il suo destino, ignorato dal padre.

La fanciulla crebbe nella fede cristiana, e cominciò a difendere e a soccorrere i perseguitati dalla crudeltà del padre. Matrucco scoprì questa devozione per Dio e cercò invano di persuaderla, imprigionandola e sottoponendola a brutali torture con strumenti atroci: ma la sua fede fu più forte, la ruota dentata si ruppe, il rogo si spense, le furono strappati i denti ma, infine, non potette niente contro la decapitazione. Il corpo fu ritrovato diversi anni dopo, sepolto in cima alla collina che ancora porta il suo nome, deposto con cura nel punto più alto, più vicino alle stelle, quasi a volersi avvicinare al suo Dio. Molto visitatori arrivati in cima avvertono un forte dolore alla testa, ma basta andare dietro l’altare dove riposano le spoglie di Augusta, dove si trova una pietra forata di origini antichissime. Se si infila la testa, pregando la Santa, ogni male passerà come se non ci fosse mai stato.