Giornata di proteste, quella che va in scena a Firenze da domenica. Sul Ponte dell'Immacolata si stendono ore di sciopero che potrebbero procurare ancora qualche disagio al turismo. Davanti alla Galleria degli Uffizi, infatti, vi sono 350 lavoratori in protesta, tutti impiegati nel personale del Polo museale fiorentino e tutti intenzionati a far sentire la propria voce al ministro della cultura, ai rappresentanti di Confcommercio e ai sindacati.  200 di loro hanno un contratto a tempo indeterminato, eppure nessuna certezza sul proprio futuro. Per i restanti 100, contratto a tempo determinato, la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente. Gli organizzatori inoltre anticipano che lo sciopero verrà replicato in tutti i weekend di dicembre, Natale compreso.

Si tratterebbe, dunque, di un importante contraccolpo per il turismo a Firenze, sia per il complesso coinvolto – la Galleria degli Uffizi – sia per il periodo natalizio in corso. La ragione della protesta – che è soltanto una degli scioperi discussi, paventati o realizzati in questo periodo – risiede nella progressiva privatizzazione di alcuni servizi connessi al turismo nella nota Galleria. Un processo di esternalizzazione cominciato nel 1998, quando la "Firenze Musei" (complesso di imprese che tra le altre comprende la Giunti, Opera e Bassilichi) si aggiudicò l'appalto del bookshop e della ristorazione. Adesso anche gli altri servizi sono pronti ad essere esternalizzati. Per l'occasione si sono presentate diverse aziende, anche multinazionali.

L'appalto, infatti, distribuirebbe per 10 anni, e solo per il servizio di biglietteria, risorse pari a 160 milioni di euro. E si candidano al concorso la multinazionale francese Culturespaces, ma anche la Giunti, Mandragora ed Edison, Electa Mondadori e Reunion. L'ingresso di queste aziende, secondo gli impiegati del Polo museale fiorentino, metterebbe a rischio la posizione dei lavoratori. Mario Resca, direttore del ministero su cui si è scatenata la polemica per conflitto di interessi (è stato membro del cda di Mondadori, mentre nel settore della ristorazione vi sono molti candidati che fanno parte di Confimprese, il cui presidente è lo stesso Resca), ha assciurato che dividendo il settore in più servizi i posti di lavoro possono solo aumentare. Va notato, tuttavia, che le imprese candidatesi alle gare hanno comunque un personale proprio e potrebbero preferire l'inserimento di questi lavoratori, piuttosto che confermare quelli attualmente impiegati. Ma, assicura ancora Resca, "siamo disponibili a fare gare per individuare il migliore offerente e trovare le migliori garanzie ai lavoratori. Anche contro rendite di posizione, se ce ne fossero".