A Viareggio tra i rioni della città nella settimana di Carnevale

A cura di Danilo Massa
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La nota immagine dei carri, la loro bellezza e fantasia. Ma il Carnevale, quello vero e sregolato, si libera con un’esplosione di colori dai rioni della città. Imperdibile.

La festa o è di popolo o non è. Ed essa non può che essere eccentrica, eccessiva, trasgressiva. Liberatoria. Se poi la festa in questione è il Carnevale, che per antonomasia raffigura l’eccesso, la festa popolare non può che essere dirompente. Dal 16 febbraio l’Italia si dipingerà, si travestirà, sarà boccaccesca e romantica, piratesca, strana, talvolta straniera. E le capitali della festa sposteranno il centro da Roma a Viareggio e Venezia, per sommergere il Bel Paese di forme ed abiti cangianti.

A Viareggio, su cui soffermiamo la nostra attenzione, sfilano i carri allegorici, enormi, festosi e pieni di significati. Poi ci sono le istituzioni, i rappresentanti politici, i sorrisi composti. Ma la festa, quella vera, incontrollabile, irrefrenabile, è dove la telecamera non giunge se non di passaggio, è nei vicoli della città, dove risuonano le canzoni e le voci, le urla e gli scherzi, dove traspaiono colori e maschere di tempi diversi.

E' il Carnevale 2010 dei rioni che, a differenza della ricorrenza del lungomare, non durano cinque giorni, ma diciotto, coinvolgendo di volta in volta un quartiere della città. Questo è il Carnevale di Viareggio, questa la sua anima profonda, nella quale la sfilata dei carri – bellissima – non è che la vetrina. Sarebbe un peccato non poter gustare le delizie che ci invitano all’interno. Sono pochi passi.

Danilo Massa

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