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La Svizzera aveva virtualmente raddoppiato i controlli di frontiera sugli extracomunitari: entrando a far parte dell'accordo di Shengen – che stabilisce la libera circolazione dei cittadini tra gli stati membri, appartenenti quasi tutti all'Ue – la Repubblica elvetica aveva trovato acconsentito al libero ingresso degli europei nel proprio territorio. Ma sui cittadini dei paesi non inclusi nell'accordo di Shengen si era riservata il diritto di effettuare un controllo di frontiera, sebbene già messo in atto da un paese comunitario.

Gheddafi non ha apprezzato e ha avviato la rappresaglia, disponendo il divieto di accesso su territorio libico a tutti i cittadini Shengen, anche provenienti dall'Italia.

Roberto Corbella, presidente di Astoi, l’Associazione dei tour operator della Confindustria, aveva evidenziato l'errore di Gheddafi, ricordando che i turisti italiani in viaggio in Libia sono circa 10mila ogni anno, "numero ridotto rispetto alla richiesta che esprime il nostro Paese, ma, purtroppo, le politiche turistiche della Libia sono fortemente discontinue. È un peccato anche perché le autorità libiche avevano detto di voler puntare sul turismo, sicuri di realizzare fatturati superiori a quelli del petrolio".

Sarà da queste considerazioni economiche e da simili valutazioni politiche che il leader libico ha deciso di ritrattare la decisione: il divieto di ingresso nel territorio nazionale sarà rivolto solo agli uomini d'affari, ma non ai turisti. Gli italiani entrati in Libia solo ieri erano 15, che si andavano ad aggiungere ad altri 37 già presenti nello stato nordafricano. A 6 connazionali, invece, è stato vietato l'ingresso, mentre altri 4 erano fermi in aeroporto.

Danilo M.