Abbondanza, buona salute, amore e lavoro; per l'anno nuovo ci si augura il meglio e per farlo, a volte, vale la pena mettere in campo tutto, razionale ed irrazionale, progetti e credenze. In Italia il passaggio dall'anno vecchio al nuovo è scandito da cene sontuose, intimo rosso e fuochi d'artificio. Elementi che condividiamo con la maggior parte dei paesi, i quali, talvolta, riservano sorprese alquanto singolari. Abbiamo selezionato le tradizioni di Capodanno più simpatiche o più suggestive a cui potreste assistere se siete in vacanza all'estero. O che, in alcuni casi, potete mettere in pratica stesso da casa vostra.

1. Parlare agli animali. Secondo una tradizione ungherese, messa in pratica soprattutto nelle campagne, a Capodanno gli animali potrebbero ricevere provvisoriamente il dono della parola. Tanto vale provare ad interrogarli e sentire cosa rispondono. Con l'aiuto dell'alcool potreste sentirvi rispondere. In Belgio, comunque, è uso abbastanza comune fare gli auguri di buon anno anche a loro.

2. Intimo rosso… e basta! Il rosso è il colore portafortuna del Capodanno anche qui da noi. A La Font de la Figuera, nella Valenciana, intorno alla mezzanotte si usa fare un giretto per il paese vestiti di solo intimo rosso. Il primo augurio è che non faccia troppo freddo.

3. Mangiare sette volte. Mangiare tanto nelle ore del passaggio dal vecchio al nuovo anno è solitamente legato ad un concetto agreste di prosperità. In Estonia, invece, mangiare tanto vuol dire assumere sufficiente forza per affrontare il nuovo anno con tanta energia. Ecco perché è tradizione mangiare sette volte nel giorno del Capodanno.

4. Un bagno nel ghiaccio. Una pratica che ci sentiamo di sconsigliare caldamente per questione di salute personale, ma che vedrete eseguita diligentemente dai russi che abitano sul lago Baikal, in Siberia. In questo periodo dell'anno il lago è ghiacciato, per cui si apre un buco nella lastra di ghiaccio e ci si immerge. Altro che modelle in costume in Siberia per promuovere il turismo locale. Al solo pensiero sale un brivido di freddo.

5. Saltare le onde. Basta con il freddo, perché a Capodanno il mare ha una temperatura accettabile se siete a Rio de Janeiro, in Brasile. E' usanza raccogliersi sulla spiaggia di Copacabana e saltare le onde per sette volte come buon auspicio per l'anno nuovo. A proposito, qui è buona pratica vestire di bianco, non di rosso.

6. Andare al cimitero. Il Capodanno è un passaggio tra passato e futuro e, in tal senso, tra morte e vita. A Talca, in Cile, è uso recente (risale al 1995) che gli uomini si allontanino dal cenone per raggiungere i propri cari al cimitero e, muniti di sedie, si accomodino vicino a loro nell'attesa del nuovo anno.

7. Fare un gran chiasso. Fuoco e rumore allontanano gli spiriti malvagi, è questa una delle spiegazioni della tradizione comune dei fuochi d'artificio. Tuttavia i "botti di Capodanno" sono in molti casi un'importazione dall'Oriente e, prima che la loro arte giungesse sino a noi, ci si arrangiava con piatti e cose vecchie da fracassare. Rompere i piatti è una vera e propria tradizione in Danimarca, in Giappone e alcune parti d'Italia. Forse i demoni non resteranno impressionati da tanto rumore, ma una sensazione di appagamento sarà sufficiente a motivare il gesto: una rabbia latente avrà lasciato il vostro sistema nervoso, attraversato il braccio, invaso il piatto e, con lui, sarà distrutta. In Irlanda invece gli spiriti devono essere più paurosi, dato che una tradizione locale vuole che li si allontani lanciando del pane raffermo contro il muro di casa.

8. Una valigia per tutto il dì. Se a Capodanno vi trovate in Colombia e vedete tanta gente girare con una valigia, sappiate che non c'è alcun esodo in corso. Nel paese sudamericano avere con sé una valigia a Capodanno è un modo per augurarsi di poter fare un viaggio nel nuovo anno. Un'usanza che, sul canale Viaggi di Fanpage.it, non potevamo non citare.

In ogni caso, quale che sia il vostro modo di festeggiare, che sia sul solco della tradizione o meno, vi auguriamo un buon 2016.

[Foto in apertura di Joaquim Alves Gaspar]