Pentedattilo
in foto: Pentedattilo. Foto da Wikipedia

Le storie di fantasmi e amori traditi attirano appassionanti ma anche semplici curiosi. Questo non significa che siamo tutti amanti del macabro, ma spesso queste storie sono legate a borghi abbandonati dove si assaporano momenti di pace ed armonia con la natura. Luoghi che dopo una catastrofe, sono diventati disabitati e sono rimasti fermi nel tempo, diventando le ambientazioni di storie di fantasmi misteriosi e presenze soprannaturali. La nostra Italia conta più di 6000 borghi "fantasma", paesini affascinanti che celano racconti spesso tetri. Uno di questi si trova tra le montagne dell'aspromonte della costa jonica in provincia di Reggio Calabria. Pentedattilo è un paese che fu abbandonato dagli abitanti a causa delle micacce naturali, in particolare terremoti e alluvioni. Il suo nome è dovuto alla forma della roccia sulla quale insiste, infatti, è simile ad una mano di pietra gigante.

La storia di questo paesino, ormai dichiaratato sicuro, è diversa da quella degli altri borghi abbandonati, poichè da qualche anno Pentedattilo ha ripreso vita, trasformandosi in un caratteristico modello di ospitalità diffusa. Le case lasciate dagli abitanti a causa di terremoti ed alluvioni, si sono trasformate in appartamenti e botteghe di artigianato e prodotti tipici, rendendo il borgo una meta turistica a tutti gli effetti. L'opera di riqualificazione ha portato anche all'organizzazione di importanti eventi legati alla musica, al teatro, alla fotografia e all'istituzione del Museo delle tradizioni popolari.

Le leggende legate al borgo continuano ad affascinare e si dice che alcune presenze si aggirino ancora tra le sue strade. I racconti ruotano attorno al castello ed alla strage degli Alberti, un'intera famiglia sterminata, le cui anime continuano vagare a Pentedattilo. Questa storia narra di due nobili famiglie, da un lato gli Alberti, marchesi del borgo, e dall'altro gli Abenavoli, baroni del vicino paese di Montebello Ionico. La notte di Pasqua del 1686 queste due famiglie furono protagoniste di una strage sanguinosa per questioni d'amore. Il barone Bernardino Abenavoli voleva prendere in moglie Antonietta Alberti, che però già era stata promessa in sposa al figlio del vicerè di Napoli. Questo atto provocò la furiosa ira del barone che nella notte Pasqua, si introdusse nel castello uccidendo tutti, tranne l'amata ed il futuro sposo, presi in ostaggio Antonietta fu costretta a sposarlo ed il vicerè dopo essersi liberato, tentò di uccidere il barone, ma fallì. Il barone riuscì a fuggire portando con sé Antonietta a Vienna. Succesivamente l'uomo entrò nell'esercito e la donna in convento di clausura. Le cinque dita di Pentidattilo da allora sono diventate la mano insanguinata del marchese Lorenzo Alberti, colpito a morte da Bernardino. Inoltre nelle notti ventose si sentono ancora le strazianti grida della famiglia sterminata.