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3 Aprile 2019
16:38

Il magico lago di Carezza in Trentino

Se cercate un panorama spettacolare dovete assolutamente visitare il lago di Carezza, uno splendido specchio d’acqua situato tra le montagne del Trentino Alto Adige. Il lago è conosciuto anche con il nome di lago dell’arcobaleno, poichè i riflessi sull’acqua creano delle sfumature dai mille colori.
A cura di Stefania Lombardi
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Lago di Carezza, Val d’Ega. Foto di <a href="https://www.flickr.com/photos/mattiamc/35664653901/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Mattia Mc</a>
Lago di Carezza, Val d’Ega. Foto di Mattia Mc

Le montagne del Trentino regalano panorami mozzafiato e nascondono angoli ricchi di sorprese e gioielli naturali. Una scoperta che lascia i visitatori a bocca aperta è un piccolo lago situato nel comune di Nova Levante, in provincia di Bolzano, tra le Dominiti Occidentali. Si tratta del Lago Carezza, chiamato anche lago dell'arcobaleno poichè i riflessi sull'acqua creano delle sfumature variopinte. Il Lago di Carezza misura 300 metri per 130 ed arriva ad una profondità di 22 metri ed è alimentato da sorgenti sotterranee che scorrono dalle cime del gruppo montuoso Latemar. A fare da cornice allo splendido lago ci sono fitti boschi e le incantevoli montagne del Catinaccio e il Latemar, che ragalano paesaggi unici al mondo.

Questo lago, così particolare, negli anni è stato protagonista di molti racconti e leggende. Di seguito ne scopriremo alcune.

Le leggende del Lago Carezza

Lago di Carezza. Foto di <a href="https://pixabay.com/it/photos/bergsee–dolomiti–carezza–alto–adige–1548646/" target="_blank" rel="nofollow noopener">shogun</a>
Lago di Carezza. Foto di shogun

Una delle storie più suggestive legate al lago arcobaleno ha come protagonista una ninfa di nome Ondina. La leggenda narra che la splendida ninfa amava trascorrere il suo tempo seduta sulla sponda del lago cantando con la sua voce soave. La bellezza di Ondina e l'incanto della sua voce attirò lo stregone di Masaré che se ne innamorò perdutamente. Lo stregone architettò un piano per rapire la ninfa e si trasformò in una lontra per coglierla di sorpresa dalle acque del lago. Ondina avvertita dagli uccelli del pericolo per salvarsi si tuffo nel lago, ma provocò le ire dello stregone. Quest'ultimo aiutato dalla strega Langwerda creò un meraviglioso arcobaleno, tra i due monti Catinaccio e Latemar, cercando di attirare la ragazza. Il suo piano riuscì, infatti, Ondina si avvicinò per ammirare questo spettacolo della natura, ma non sapeva che lo stregone si era intanto trasformato in un vecchio mercante.

Il giorno seguente, però, lo stregone esaltato per il suo successo, si dimenticò di ritrasformarsi e rimase con le sue semianze facendosi riconoscere così da Ondina. La ninfa spaventata si tuffò nel lago. Lo stregone su tutte le furie distrusse tutto ciò che trovava, tra cui anche l'arcobaleno frantumandolo nel lago. I meravigliosi colori si sono sciolti e hanno creato il colore smeraldo della sua superficie e fanno ancora brillare il lago con tutti i colori dell'arcobaleno. Nella profondità delle acque del lago è stata nascosta una statua in bronzo della Ninfa Ondina. Nella stagione invernale, quando il livello dell'acqua scende, la statua riaffiora alla luce e può essere ammirata.

Altra leggenda legata al lago narra che in realtà sul monte Catinaccio abiti Laurino, in re degli gnomi. Laurino aveva sul monte un bellissimo giardino di rose, che aveva incuriosito il principe del Latemar che giunse fino al suo regno per ammirarlo. Raggiunto il giardino di Laurino il principe rimane affascinato perdutamente della figlia Ladina e la rapì per prenderla in sposa. Re Laurino decise così di scagliare una maledizione sul giardino di rose. Nessuno avrebbe potuto più ammirarlo nè di giorno e nè di notte, però si dimenticò del tramonto, momento della giornata in cui, ancora oggi, il giardino e i suoi colori diventano visibili. In realtà dietro questa leggenda esiste una spiegazione scientifica riconducibile al fenomeno dell'enrosadira, termine landino che significa "diventare di colore rosa". Il monte Catinaccio, infatti, si caratterizza per il meraviglioso colore rossastro, che passa gradatamente al viola, soprattutto all'alba e al tramonto. Un fenomeno causato dalle rocce di cui sono composte le pareti delle Dolomiti.

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