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Chi vive un'esperienza del genere, probabilmente, pensa che quella sarà in assoluto l'ultima esperienza della sua vita. Le macchie di caffè sul soffitto dell'aereo sono sufficienti a descrivere l'intensità della turbolenza vissuta sul volo di domenica scorsa della Singapore Airlines SQ308 da Singapore a Londra. L'aereo ha perso improvvisamente 20 metri di quota, creando un effetto descritto efficacemente da Alan Cross, il passeggero che ha poi documentato l'accaduto postando le foto sul suo profilo Instagram: "Sembrava di essere in un ascensore con un cavo tagliato o di essere in caduta libera in qualche gioco di un parco divertimenti". Il testimone racconta alla ABC News che i passeggeri erano stati allertati ed invitati a chiudere le cinture di sicurezza, mentre il comandante, con una certa rudezza dettata dal pericolo, aveva sollecitato anche il personale a sedersi e ad assicurarsi alle poltroncine. E di certo non sono stati i classici "vuoti d'aria". Un fenomeno del genere si avvicina di più alle cosiddette "Clear Air Turbolence", scontri imprevedibili di correnti d'aria di diversa temperatura e velocità capaci di costituire un pericolo reale per i passeggeri.

E infatti 11 passeggeri e un membro dell'equipaggio sono rimasti leggermente feriti. Alcuni di questi non avevano legato la cintura di sicurezza. All'arrivo all'aeroporto Heatrow di Londra sono stati eseguiti ulteriori controlli medici, mentre il personale ha regalato ai singoli passeggeri una scatola di cioccolatini. Una cortesia che avrà tuttavia riportato alla mente le bevande, i vassoi e il cibo che durante la turbolenza volavano e che, passata la "tempesta", giacevano nel corridoio della cabina passeggeri.

Non finisce qui, le turbolenze sono destinate ad aumentare di frequenza ed intensità, avvertivano gli esperti del Centro Nazionale per le Scienze atmosferiche dell’Università britannica di Reading. Circa due mesi fa la rivista Nature pubblicava uno studio secondo cui l'inquinamento, modificando la temperatura delle correnti d'aria, avrebbe reso in nostri viaggi più travagliati, con turbolenze più frequenti anche del 170% e più forti del 40%.