Chris di Blog di Viaggi
in foto: Chris di Blog di Viaggi

Andare avanti. Un’esortazione ma anche un motto che sprona a continuare il viaggio della vita, spingendosi oltre gli ostacoli e le difficoltà. Andare avanti è anche il titolo del libro di Christian Cappello, fondatore insieme alla compagna Marta Lazzarin del seguitissimo Blog di Viaggi, ormai da anni un sicuro punto di riferimento per migliaia di travel blogger e appassionati di viaggi.

Dopo la tragica scomparsa di Marta e di Leonardo, il bambino che lei aspettava, Christian vede vacillare le sue certezze. Ma, dopo il primo iniziale smarrimento, nel buio di quel dolore così devastante inizia a intravedere bagliori di luce, di speranza: nasce così la onlus Marta4kids. E un progetto: girare l’Italia a piedi per raccogliere fondi per i malati di fibrosi cistica. Il viaggio è partito il 2 aprile 2016, data simbolica poiché coincidente con la nascita del piccolo Leonardo. Resoconto di questa esperienza catartica è un libro edito da Mondadori: Andare avanti – in cammino per ridare un senso alla vita. Un vero e proprio diario di viaggio che descrive le tappe e le emozioni legate a questo percorso. Una camminata in compagnia per riscoprire il valore della condivisione e della solidarietà, alla scoperta dei luoghi meno conosciuti d’Italia. Il progetto nasce proprio da un'idea di Marta, che aveva espresso il desiderio di un viaggio itinerante per sensibilizzare sulla fibrosi cistica. Abbiamo incontrato Christian per una chiacchierata: ecco cosa ci ha raccontato.

Chris, durante il tuo viaggio hai percorso 4.000 km in 324 giorni attraversando 17 regioni. Lungo il cammino hai potuto raccogliere storie di altre persone, vicende di sofferenza ma anche di speranza. Cosa ti ha lasciato questo viaggio dal punto di vista umano?

La consapevolezza che l’Italia è un grandissimo paese. In realtà lo pensavo da molto prima: avendo vissuto a Londra per 10 anni, ho potuto constatare più volte la grande generosità dei nostri conterranei. Ad esempio, se qualcuno si sentiva male per strada, i primi a soccorrerlo erano proprio gli italiani. Si parla tanto di differenze tra italiani del nord e del sud, ma alla fine l’unica cosa che cambia è l’accento. Il cuore dell’italiano è uguale dappertutto.

Hai chiesto ospitalità in tutta Italia e hai trovato persone disposte ad accoglierti e a camminare insieme a te. Hai potuto constatare che esiste un’altra Italia, un’Italia fatta di solidarietà, fratellanza e generosità. Cosa ricordi di quelle camminate in compagnia?

Mi sentivo responsabile anche per la gente che camminava con me. I chilometri, poi, da 4.000 sono diventati 4.683, anche perché i sentieri sono sempre più lunghi delle strade. I sistemi di navigazione sono riusciti a portarmi in posti che io per primo non conoscevo e che, cosa sorprendente, non conosceva neppure la gente del posto.

So che anche papa Francesco ha voluto complimentarsi con te per telefono: cosa ricordi di quella telefonata?

A dire il vero, inizialmente non ci credevo. Pensavo che fosse un mio amico argentino che avevo conosciuto a Londra e che aveva camminato con me per un mese. Spesso mi faceva scherzi telefonici, quindi davo per scontato che fosse lui. Però ammetto che sono rimasto sorpreso di sentire al telefono quella voce dal marcato accento argentino: “Ciao, sono Papa Francesco”. Io ero sicuro che fosse il mio amico, per cui gli ho risposto: “E che cosa vorresti?”. Poi però l’interlocutore mi ha spiazzato: “Scusa se ti disturbo, ho ricevuto la tua lettera…”. Probabilmente aveva intuito la mia incredulità, così mi ha letto la prima parte della lettera e finalmente ho capito che era davvero lui. In quel momento non sapevo più come rispondergli. Per quanto tu possa essere credente o non credente, si tratta sempre di uno degli uomini più influenti del mondo… Quindi sono stato davvero felice. Mi ha detto che stavo facendo una cosa bellissima. Ha affermato che se si crede in ciò che si fa e si va avanti, si può realizzare qualsiasi cosa. Mi ha anche detto di non aver paura, perché avrei finito il mio viaggio e sarei tornato a casa con un bagaglio di sapienza che solamente un pellegrino può avere.

Hai dato molto valore all’esperienza del cammino come viaggio interiore, come esperienza di guarigione, di catarsi: cosa consigli alle persone che vogliono intraprendere un percorso simile al tuo?

Il consiglio più grande è quello di comprare buoni calzini e scarpe da trekking molto comode: io uso scarpe da corsa proprio perché le trovo molto leggere. Un altro consiglio è quello di non focalizzarsi sull’obiettivo finale. Grazie ai nostri piedi, il mezzo di locomozione più antico del mondo, si possono vedere tantissime cose che in auto, in bicicletta o in moto sfuggono alla vista. Quindi, per non sentire la fatica del percorso, basta guardarsi intorno, aprire l’immaginazione e gli occhi del cuore a tutto ciò che si incontra per strada, perché è una continua scoperta. Oltre alle bellezze naturali si possono scoprire tante meraviglie: le persone, le città, qualche chiesetta medievale nascosta… All’inizio del mio viaggio mi concentravo sulla fine della tappa, pensavo a quanti chilometri mancassero al termine del viaggio. Alla fine ho lasciato andare questo pensiero fisso. Quando vedi qualcosa che ti piace sei già arrivato. La fatica ti apre la mente e il vero punto d’arrivo è vedere il bello che ti circonda.

Hai visitato di persona i 27 centri italiani che si occupano di fibrosi cistica. Ritieni che in Italia questa malattia sia ancora relativamente poco conosciuta? C’è ancora strada da fare per sensibilizzare su questa causa?

È una malattia considerata rara perché colpisce una persona su 2500, perciò è al limite tra rara e non rara. Purtroppo ad esserne affetti sono i bambini, per questo mi sto dedicando a sensibilizzare sulla raccolta fondi. Negli ultimi dieci anni la vita dei pazienti è raddoppiata, quindi la ricerca sta facendo passi da gigante. Tuttavia questa è solo una delle tante malattie rare che esistono.

Quali sono i risultati raggiunti e i tuoi progetti per il futuro?

Il traguardo è soddisfacente: abbiamo raccolto più di 120.000 euro. Di questi, 100.000 sono stati donati all’Istituto Europeo sulla Ricerca per la Fibrosi Cistica il cui direttore, Luigi Maiuri, ha fatto passi da gigante per la cura e per rendere la vita migliore agli ammalati di fibrosi cistica. L'obiettivo è, appunto, andare sempre avanti affinché si trovi finalmente una cura idonea.