Veduta di Berlino – Credits: Niko Trinkhaus
in foto: Veduta di Berlino – Credits: Niko Trinkhaus

Il fenomeno Airbnb continua a far parlare di sé. La piattaforma online che consente di affittare appartamenti privati a prezzi convenienti attira il malcontento degli immobiliaristi urbani così come dei piccoli hotel e delle grandi catene.

Una vera dichiarazione di guerra contro Airbnb è partita dal comune di Berlino, che ha vietato l'affitto fai-da-te di interi appartamenti ai proprietari che non siano titolari di una licenza. Il divieto è entrato in vigore dal primo maggio e prevede multe fino a 100.000 euro per i trasgressori. Le opzioni per i proprietari sono due: trasformare l'appartamento in un bed & breakfast se si è in possesso di una licenza da affittacamere, ottenendo l'autorizzazione da parte dell'amministrazione cittadina, o offrire ai turisti esclusivamente le camere e non la casa intera.

Il provvedimento punterebbe a colpire chi in questi anni ha speculato sugli ospiti di passaggio: l'obiettivo è offrire ai berlinesi un mercato degli affitti più sano e convenzionale. Intanto in aprile la disponibilità delle 16.000 case in affitto sul portale è calata del 40% e soltanto 6.830 proprietari hanno deciso di regolarizzare la propria posizione.

La serrata ha avuto luogo a pochi mesi dal referendum indetto a novembre 2015 a San Francisco, patria della start-up, che ha sancito la vittoria di Airbnb con un plebiscito generale, bocciando l’idea di limitare gli affitti per soggiorni brevi ad un massimo di 75 notti l’anno. Tuttavia la misura adottata a Berlino penalizza non solo la start-up che ha rivoluzionato il mondo dell'ospitalità, ma anche siti e applicazioni che offrono un servizio simile come Wimdu e 9flats. E si pensa che la notizia possa avere contraccolpi sul bilancio dell'azienda californiana, a meno che Airbnb non reagisca trovando un punto di incontro con le amministrazioni locali: come è avvenuto a Parigi, in cui dal 1° ottobre scorso Comune e società hanno trovato un accordo.