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25 Giugno 2016
01:37

Brexit: cosa cambia per il turista?

Quali sono gli effetti della Brexit sul turismo? Ecco come l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea condizionerà il settore.
A cura di Angela Patrono
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Londra, Big Ben – Foto <a href="https://pixabay.com/en/big–ben–london–parliament–tower–821808/" target="_blank" rel="nofollow">Pixabay</a>
Londra, Big Ben – Foto Pixabay

Attraverso il referendum dello scorso 23 giugno i cittadini del Regno Unito hanno sancito una decisione epocale: l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. I negoziati per l'uscita formale dall'Ue si protrarranno per un paio d'anni, perciò non è possibile sapere con certezza come evolverà la situazione. Ma quale sarà l'impatto della Brexit sul turismo? Ecco le principali conseguenze che la scelta comporterà sul settore.

Per il momento non ci sono cambiamenti in atto: chi volesse visitare Inghilterra, Scozia, Galles o Irlanda del Nord può farlo senza problemi. Non serve alcun visto per accedere nel paese, basterà presentare la carta d'identità ai controlli in aeroporto. Via libera quindi ai weekend a Londra e ai soggiorni studio a Oxford. Per trasferirsi nel Regno Unito potrebbe risultare vantaggioso entrare da turisti per un periodo massimo di tre mesi e, una volta trovata un'occupazione, trasformare il proprio visto turistico in visto di lavoro. La procedura tuttavia si rivelerebbe molto più complessa di quella attuale.

Al contrario, i cittadini britannici dovrebbero richiedere un visto per viaggiare nell'area Schengen. Uno studio realizzato da Str Global in collaborazione con Oxford Economics ha analizzato gli effetti a breve e lungo termine derivanti dalla decisione. Gli investimenti alberghieri risentiranno del calo della domanda interna provocato dalla crisi della Borsa. Tuttavia con il crollo del valore della sterlina i prezzi saranno più convenienti e in tanti potranno approfittare per raggiungere il paese da turisti.

Le ripercussioni maggiori si avranno invece sui cittadini britannici che vogliono viaggiare in Europa, come aveva già "profetizzato" il premier David Cameron alla vigilia del referendum. Ipotesi riecheggiata da compagnie aeree low cost come Ryanair e easyJet: secondo le due aziende, con la Brexit ci sarebbero meno investimenti per i trasporti da e verso il paese.

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