Collina delle croci di Siaulai, Lituania

Con cosa si misura il grado di spiritualità di un paese? Con il numero di pellegrini che si muovono verso un determinato sito religioso? O forse con il numero di siti religiosi stessi? Forse l'attaccamento alla religione di un popolo si può misurare con il numero di templi che erige alle sue divinità. Ma anche in questo caso, non si dovrebbe tenere conto della quantità di monumenti sacri in rapporto all'estensione del territorio e alla popolazione? Be', se è la densità che conta, allora la Lituania batte sicuramente tutto il resto d'Europa. Nonostante sia l'ultimo paese ad aver adottato una religione cristiana, è sicuramente quello che presenta il maggior numero di croci per persona. Il punto è che la percentuale schizza vertiginosamente verso l'alto grazie alla presenza di un singolo luogo: la collina delle croci di Šiauliai.

A 12 km dalla quarta città più grande della Lituania, questo piccolo colle è il sito di pellegrinaggio più importante di tutto il paese. Su di esso si ergono oltre 100mila croci. Una vista impressionante, se non a dir poco inquietante: dalla distanza le croci si ammassano l'una sopra l'altra in un vespaio che le rende praticamente indistinguibili. Solo una visita al colle può dare un'idea dell'incredibile varietà di croci, per lo più in metallo o in legno, realizzate dagli abilissimi artigiani del luogo. Dimensioni e fattura sono diverse, ma la forma è inconfondibile.

Kryžių kalnas

[Foto di Peter Collins]

Non si conosce con precisione l'origine di questo luogo – che i lituani chiamano kryžių kalnas – ma si tende ad attribuirla al periodo dei movimenti di ribellione del popolo lituano contro l'impero zarista. La Lituania divenne parte dell'impero russo nel 1795, perdendo di fatto la sua identità nazionale: un'identità che cercherà di riconquistare strenuamente nel corso dei decenni a venire. Il primo tentativo avvenne infatti con i due moti insurrezionali contro le autorità russe nel 1861 e il 1863. Questi provocarono numerosi morti e i familiari dei deceduti, non potendo recuperare i corpi dei loro cari, cominciarono a erigere croci simboliche sulla collina che fu un tempo sede di un forte.

La Lituania riottenne la sua indipendenza nel 1918: all'epoca sulla collina c'erano poco più di un centinaio di croci, ma la tradizione perdurava, tanto da raggiungere il numero di 400 al termine della Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo la Lituania perse di nuovo la sua indipendenza quando venne annessa all'Unione Sovietica. In questo periodo il culto delle croci e il pellegrinaggio alla collina fu vivo più che mai, proprio come affermazione di un'identità religiosa nazionale. Alla Russia ortodossa questo atteggiamento tanto devoto era inviso: fu così che apparvero le prime ruspe che rasero al suolo le croci in più occasioni.

Collina delle croci in Lituania

[Foto da Wikimedia Commons]

Nel 1961, nel 1973 e nel 1975 la collina fu completamente "bonificata" dai suoi simboli cristiani: le croci di legno venivano bruciate, quelle di metallo riciclate, e il luogo venne utilizzato come discarica per scoraggiare i fedeli a erigerne di nuove. Tutto inutile. La fede è più forte della tirannia, e le croci hanno continuato a spuntare come funghi. Anzi, sembra quasi che si moltiplicassero numerose in risposta all'atto di violenza. Oggi praticamente non si contano più: il numero stimato è di oltre 100.000 ma la realtà e che nessuno sa quante ne siano effettivamente.

L'importanza del luogo di pellegrinaggio fu consacrata dalla visita di papa Giovanni Paolo II nel 1993: il pontefice recitò una messa su un altare di legno costruito appositamente e ringraziò il popolo lituano per quella impressionante testimonianza di fede. Il papa stesso regalò una grande croce in legno con base in granito su cui vi era inciso un messaggio di ringraziamento. Inoltre espresse il desiderio che vi fosse qualcuno a occuparsi della protezione e della manutenzione del luogo: per questo venne costruito un monastero francescano alle spalle della collina.

Collina delle croci di Siaulai

[Foto di Peter Collins]

In effetti questo luogo è terra di nessuno, considerata priva di giurisdizione: ecco perché qui chiunque può erigere indisturbato il proprio simbolo di devozione. La collina delle croci è una magnifica concretizzazione della forza della fede umana, espressa a un livello altissimo. La potenza di questo posto potrebbe anche intimorire il non fedele: il profilo della selva di croci alte anche tre metri proietta un'inquietante ombra e l'atmosfera si fa ancora più angosciante nel contesto isolato del colle, quando il vento soffia tra crocifissi e statue della Vergine producendo uno strano suono. Ma in realtà chi visita questo luogo, anche solo incuriosito dall'attrazione turistica, non sarà mai solo: la folla di pellegrini che continuano a erigere croci non accenna a diminuire.

[In apertura: foto di Petras Gagilas]