Una tazza di caffè è un consueto rito per milioni di italiani ogni giorno – Foto Pixabay
in foto: Una tazza di caffè è un consueto rito per milioni di italiani ogni giorno – Foto Pixabay

Il consueto appuntamento con il caffè è un rituale quasi sacro per milioni di italiani. Il modo di servire e gustare la nera bevanda ha fatto scuola anche all'estero, dove si apprezzano qualità e tradizione del caffè nostrano. E c'è chi, al di là della Manica, si è cimentato in una vera fenomenologia del caffè all'italiana. Il giornalista britannico Brendan Sainsbury di Lonely Planet ha tracciato una guida per "bere caffè come un vero italiano" e aiutare gli stranieri ad addentrarsi nel mondo di espresso e cappuccino, illustrando le virtù della nostra bevanda quotidiana.

Il Belpaese è considerato la "patria spirituale" del caffè. In effetti, la bevanda come la conosciamo oggi ha origine precisamente a Torino, dove nel 1884 Angelo Moriondo inventò la prima macchina per il caffè espresso. Oggi il caffè all'italiana resiste strenuamente a ogni forma di imbarbarimento o importazione. Il cosiddetto frapuccino è visto come un sacrilegio e molte catene internazionali stentano a decollare: il primo Starbucks d'Italia aprirà i battenti solo nel 2017. Del resto il caffè made in Italy poggia su una grande tradizione storica: il Caffè Fiorio a Torino ha visto passare personaggi illustri come Nietzsche e Camillo Benso Conte di Cavour, mentre il Gran Caffè Renzelli di Cosenza è gestito dalla stessa famiglia fin dal 1803.

Il giornalista suggerisce agli stranieri di vedere il primo ordine al bar come una vera e propria "cerimonia di iniziazione", distinguendo tra i vari cappuccino, macchiato ed espresso. Inoltre ammonisce gli stranieri a non cadere nel più classico dei tranelli linguistici: è il caso della parola latte che in inglese significa "latte macchiato". Il cappuccino va bevuto solo a colazione, pena la "squalifica".

Sainsbury spiega come nelle abitudini italiane non ci sia traccia di "takeaway". Il caffè va bevuto sul posto e sul momento, accompagnato da un fragrante cornetto e quattro chiacchiere col barista. Un capitolo a parte è dedicato all'inconfondibile aroma del caffè: dolceamaro e avvolto da una schiuma cremosa. I baristi italiani non perdono tempo nel disegnare figure fantasiose sul latte o, peggio ancora, preparare milkshake dai gusti assurdi o aggiungere note fruttate alla propria bevanda (un vero e proprio anatema): vanno dritto al sodo e sono apprezzati per la rapidità.

Il giornalista traccia poi una distinzione sulle varianti del caffè: il caffè corretto con una piccola dose di liquore, spesso la grappa, un doppio, cioè "un doppio espresso, ottimo dopo i postumi di una sbornia o una notte in bianco", un ristretto, ossia un espresso in quantità ridotta, un cappuccino scuro. Non mancano menzioni alle specialità piemontesi del bicerin, costituito da espresso, cioccolata calda e crema di latte, e del marocchino, un mix di caffè espresso, cacao in polvere e latte montato a crema.