A fine 2014 il prezzo del petrolio ha toccato il minimo degli ultimi cinque anni, ma il costo dei biglietti aerei non è calato. Chi ha prenotato un volo per Capodanno avrà notato che i prezzi non si sono adeguati al ribasso. Joel Brandon-Bravo del sito Travelzoo constata che tutti sono pronti a puntare il dito contro l'industria turistica, quando la metà del prezzo del biglietto aereo è costituita da tasse e altri diritti che le compagnie aeree sono obbligate a versare ad aeroporti ed enti vari. In particolare si continua a pagare la stessa sopratassa carburante, il cosiddetto fuel surcharge adottato da molte compagnie davanti all'impennata del costo del petrolio.

La maggior parte dei viaggiatori dimostra di non conoscere la destinazione dei soldi spesi per il volo. Questo perché il costo finale di un biglietto è un insieme di numerosi fattori, di cui la tariffa vera e propria è solo la punta dell'iceberg. Nella seguente infografica è riportata un'analisi esemplificativa relativa alla tratta Londra-New York. I prezzi sono ovviamente espressi in sterline.

Nel determinare la tariffa di un biglietto aereo vanno tenuti in considerazione diversi elementi come i costi per la sicurezza e per il personale, i diritti aeroportuali e altri supplementi extra. I supplementi carburante concorrono per un terzo a formare l'effettivo costo del biglietto per compagnie come British Airways, ma la percentuale può salire fino al 50% per le compagnie low cost.

Il Cancelliere dello Scacchiere britannico George Osborne ha affermato che le compagnie aeree inglesi dovrebbero adeguarsi al calo del petrolio per agevolare i viaggiatori. Tuttavia moltissime compagnie non adeguano la fuel surcharge al prezzo del petrolio, presentando così tariffe salatissime. Diverso è il caso di compagnie low cost come Easyjet o Ryanair, che inglobano il supplemento carburante nella tariffa base con il preciso intento di far risparmiare i clienti.

[Foto in apertura di martaposemuckel]