"Paese che vai, usanza che trovi", si dice, e in alcuni casi è bene informarsi, prima di partire per un viaggio, per non incorrere in pessime figure. Il luogo in cui il turista si trova maggiormente in difficoltà è probabilmente la tavola, tra le severe regole che vigono in alcuni stati e la socievole condivisione che troviamo in altri. Eppure, il luogo più imbarazzante è il bagno, perché l'intimità è cosa quantomai pubblica nel caso in cui ci si trovi ad usare il wc di un ristorante o di un autogrill. Ebbene, in questi e in altri casi dovete seguire delle regole precise che talvolta non si applicano nemmeno a casa propria. E' il caso del cellulare, ad esempio, che da Roma a Singapore non dovrebbe essere usato nei bagni. A rivelare il "Galateo" mondiale della toilette è l'ICBE (The International Center for Bathroom Etiquette), i cui contenuti sono stati opportunamente sintetizzati dalla Tenderly.

Il questionario del singolare centro di bon ton nei bagni ha rivelato che il 67% degli intervistati è solito usare lo smartphone nel luogo in cui ci si dovrebbe trovare soli con se stessi e le proprie urgenze fisiologiche. Ed invece no, perché il 59% usa twitter o manda sms, il 42% scrive mail e il 29% naviga su Facebook o altri social network. Secondo una ricerca della Victoria Plumb, sono soprattutto gli uomini ad usare lo smartphone in bagno per lavorare (25% contro il 13% delle donne lavoratrici). E parlare al cellulare? Vietato agli uomini, comunque e sempre; mentre alla donne è concesso dietro alle porte dei bagni, ma non davanti ai lavabi o mentre si è in coda.

Ma perché non si può usare lo smartphone? In primo luogo perché il bagno è per l'appunto un luogo di intimità e, per certi versi, di relax: sentire le beghe degli altri non è la più piacevole occupazioni. Al vostro interlocutore, tra l'altro, potrebbe quantomeno restare perplesso al suono della vostra voce che sovrasta lo scroscio di uno o più sciacquoni. E questo per non dire che in bagno, il rumore degli sciacquoni non è certo il più imbarazzante.

Qui la tecnologia non c'entra niente: la carta igienica deve ricadere verso il muro o no? Secondo quanto stabilito dall'ICBE (ma la comunità di utenti propone modifiche), il modo giusto di lasciare la carta igienica è rivolta in modo tale che si avvicini al muro. Sulla tavoletta del water, a quanto pare, non ci sono dubbi: deve essere lasciata abbassata.

Questi, tuttavia, sono dilemmi che trovano una soluzione che vale un po' ovunque nel mondo. Ciò che cambia, però, a volte sono gli stessi impianti sanitari (si pensi al vaso alla turca) o le regole di accesso al bagno pubblico. Spiega infatti la Tenderly che:

  • In Francia e nella maggior parte dei paesi Europei è pratica diffusa pagare per l’uso del bagno pubblico e la carta igienica è prontamente disponibile.
  • Molti paesi del Sud Est Asiatico non dispongono di impianti idraulici adatti allo smaltimento della carta igienica quest’ultima, quindi, va buttata in appositi cestini collocati accanto alla toilette. Vicino alle turche dei bagni, inoltre, si trovano sempre un contenitore pieno d’acqua o una canna da giardino per lavarsi.
  • In Indonesia la “turca” non è dotata di serbatoio per tirare l’acqua: quest’ultima si attinge dal “mandi”, una vasca quadrangolare da cui raccogliere acqua per lavarsi e per buttarla nella turca dopo averla utilizzata.
  • Ad Amsterdam i bagni pubblici sono strutture a pagamento posizionate all’aperto: ci sono i “krul”, tipiche cabine in ferro battuto e i “plaskruis”, campane di plastica a quattro posti.
  • In Cina la privacy del wc non esiste: i bagni pubblici sono box open-style, non hanno le porte e non esiste alcuna separazione tra gli spazi riservati agli uomini e quelli per le donne.
  • Il Giappone è un paese veramente all’avanguardia, hanno infatti inventato il ‘washlet’, gabinetto elettronico dotato di tutti i confort: telecomando per alzare e abbassare l’asse senza toccarla, acqua di varia temperatura con getto regolabile e aria tiepida per asciugarsi, oltre a sedile riscaldato, braccioli e deodorante.