Nelle praterie desertiche dell'Africa meridionale si trova uno dei più grandi enigmi della natura. Sono i cosiddetti cerchi delle fate, formazioni circolari di terra sabbiosa delimitate da un anello erboso. Questi spettacolari disegni geometrici, riscontrabili per lo più in Namibia, hanno tolto il sonno a più di uno studioso. Da anni gli scienziati si interrogano sulla loro origine senza giungere a una conclusione definitiva.

I cerchi delle fate possono arrivare anche a 20 m di diametro, appaiono e scompaiono senza apparente motivo ma possono permanere anche per decenni. Varie sono le ipotesi avanzate su questo bizzarro fenomeno. La popolazione locale degli Himba crede che siano impronte lasciate dagli dei. Un'altra leggenda li vuole generati da un drago che vive sotto la crosta terrestre: i suoi sbuffi di fumo risalirebbero in superficie sotto forma di cerchi concentrici. Senza scomodare creature fantastiche, divinità o peggio alieni, la risposta all'enigma può essere molto più "terrena". Una ricerca sull'autorevole rivista Science ha suggerito che i colpevoli potrebbero essere industriose termiti, che si cibano delle radici dell'erba, creando un circolo sabbioso privo di vegetazione. Distruggendo l'erba effimera che compare dopo la stagione delle piogge, gli insetti ingegneri pongono le condizioni per una maggiore permanenza dell'umidità che favorisce la sopravvivenza e la biodiversità.

La teoria però risulta insoddisfacente. I motivi geometrici sono disposti seguendo un modello regolare, ed è impossibile che degli insetti formino strutture distribuite in maniera omogenea su larga scala. Il recente studio pubblicato dalla rivista Plos One sostiene che il fenomeno derivi dalla competizione sotterranea tra le piante per le risorse. Ipotesi plausibile, dato che la zona desertica della Namibia è nota per la scarsità di acqua e nutrienti. Tuttavia, almeno per ora, gli scienziati non la ritengono del tutto soddisfacente. Il mistero rimane, più fitto e ingarbugliato che mai. È proprio il caso di dirlo: il cerchio non è ancora chiuso.

[Foto in apertura di Wikipedia]