Via del Pratello a Bologna

Quando un solo nome porta alla mente tante cose: gli abitanti di Bologna sanno benissimo cosa si nasconde dietro il Pratello. Una delle vie più giovani e attive del capoluogo emiliano, che nasconde però un triste passato di degrado. E che purtroppo, nonostante la rinascita, ancora conserva alcune macchie. Questa strada del centro storico è diventata, nelle ultime decadi, uno dei principali punti di riferimento della vita notturna bolognese, e il suo nome si è esteso a tutta la zona circostante. Quasi come fosse un quartiere, il Pratello ingloba strade e piazze circostanti, che di notte si animano e dipingono un quadro molto espressivo di quella che è l'anima di Bologna.

Via del Pratello è una strada lunga appena 600 metri. Ma nell'immaginario collettivo è diventato un intero borgo, che comprende varie vie limitrofe: via De' Marchi, via del Borghetto, via Paradiso, via Pietralata, via della Grada, via San Rocco, via San Valentino, via Santa Croce, Via Calari, alle quali si aggiunge piazza San Francesco. Sono le strade dove camminano i bolognesi la sera muovendosi tra i vari bar, ristoranti, locali notturni o anche semplicemente chiacchierando sotto i portici. Per lo più studenti, in quella che in Italia è la città universitaria per eccellenza. E sin dal periodo dei moti studenteschi, negli anni '60 e '70, la voce dell'anti-politica, della contro-informazione, dei movimenti culturali. In questa via è nata Radio Alice, una delle prime radio libere di Bologna, che per un anno ha occupato le frequenze seguendo il suo motto di "dare voce a chi non ha voce".

Via del Pratello di notte, Bologna

Ma come appare il Pratello oggi? La zona non ha perso la sua essenza giovanile, ma i tempi della rivoluzione sono ormai lontani. Bologna resta sempre la città degli studenti universitari, del DAMS, e delle tendenze alternative. Ma negli anni duemila questa sottocultura prende il nome di hipster. Che indica quelle persone borghesi e istruite che mostrano di interessarsi a tutto ciò che non è mainstream, rifiutano le etichette e il consumismo, e si nutrono di tendenze controcorrente. E nonostante guardino ai loro genitori, hanno ben poco a che vedere con quella che era la vera lotta all'establishment, e mantengono più che altro un'aspetto di facciata. In realtà oggi è un panorama che troviamo in molti ambienti metropolitani. Ma viene fuori che il Sunday Times di Londra ha inquadrato Bologna come città hipster in Italia. Vedendo nella zona del Pratello un equivalente del quartiere londinese di Shoreditch.

La storia del Pratello ci insegna che questa strada aveva già una fama di un certo livello già in epoca romana. Questo status sociale è perdurato nel tempo fino al Medio Evo, quando la zona ha cominciato a incamminarsi lentamente, ma inesorabilmente, verso la decadenza. Un percorso durato secoli ma che ha visto il suo culmine agli inizi del Novecento. Tutto cominciò in epoca medievale quando Bologna eresse una nuova cinta muraria, lasciando però questa strada fuori dal sistema difensivo. La via era praticamente in aperta campagna, e gli alberi di pero crescevano ovunque: da qui il nome di Peratello, che divenne poi Pratello. La zona era ancora popolata da buone famiglie e studenti, ma non essendoci un grande controllo trovarono spazio anche truffatori e piccoli criminali.

Via del Pratello di giorno, Bologna

Il Pratello fu totalmente tagliato fuori da Bologna a metà del XV secolo, quando la sua porta di accesso alla città venne murata, e mai più riaperta. Verso fine Ottocento, si spostarono qui tutte le prostitute di Porta Nova. Gli inizi del XX secolo vedono il Pratello ormai in pieno degrado, e popolato da persone di bassa estrazione sociale, senza un lavoro stabile. L'assenza di risorse economiche sicure però ha stimolato la creatività dei suoi abitanti, che per sbarcare il lunario si inventavano nuove professioni artigiane: c'erano i venditori di ghiaccio e di carbone per le stufe, il riciclatore di cartoni usati, il "tosacani", ai quali si affiancavano ferrovecchi e rigattieri. La maggior parte di queste botteghe oggi non esiste più, ma è interessante riscoprire in un itinerario stradale i numeri civici dove si svolgevano le varie attività (tra le quali spiccava quella di un giornalaio tra le lamiere).

Dagli anni '60 all'inizio degli anni '90, come abbiamo visto, il Pratello diventa uno dei centri dei movimenti politici e delle iniziative culturali studentesche. In quel periodo sono nati molti luoghi di aggregazione sociale che esistono ancora oggi: come la Cineteca, e il Circolo di Cultura Cesare Pavese, che con il tempo è diventato la fucina dei comici bolognesi. Quest'epoca di rinnovamento ha portato lustro intellettuale alla zona, rafforzando l'immagine di Bologna di città istruita e in fermento. Il periodo d'oro della ribellione è destinato a finire definitivamente verso la fine degli anni Novanta, con la chiusura di Prate TV, una delle prime televisioni di strada in Italia. Da allora il Pratello comincia a orientarsi in altro modo verso la sua popolazione studentesca, diventando una zona trendy e ricca di locali e ristoranti. Mantiene comunque il suo tono dimesso, alternando a club alla moda le osterie e nuovi laboratori artigianali. Il sabato sera l'affluenza è tale che per trovare un posto a sedere da qualche parte occorre muoversi molto presto. La via è comunque chiusa al traffico, e il fatto che molti decidano di bere in strada la fa assomigliare a un enorme party all'aperto.

Basilica di San Francesco, Bologna

Foto di Giovanni dall'Orto

Il Pratello di notte è sicuramente una zona da visitare per chi vuole respirare la vera anima di Bologna. Ma non vuol dire che di giorno non offra niente. Ci sono numerose cose da visitare. La via principale che dà il nome all'area è un esempio tipico di strada bolognese con i suoi portici che si sviluppano per tutta la sua lunghezza. Numerose chiese si incontrano lungo il cammino. La Basilica di San Francesco si trova nella piazza omonima, ed è uno splendido edificio gotico del XIII secolo. In via Calari la seicentesca Chiesa di Santa Maria e San Valentino della Grada custodisce le reliquie di San Valentino. Il complesso di San Rocco conserva numerosi affreschi di artisti del XVI e XVII secolo. Interessante è poi il Monumento alla lavandaia che si trova tra via della Grada, via San Felice e via Riva di Reno: è dedicato alle lavandaie che tra Ottocento e Novecento venivano a sciacquare i propri panni nel fiume Reno, che qui scorreva in un canale, e oggi è quasi totalmente coperto.

Via del Pratello è anche la sede di un carcere minorile e del Tribunale per i Minorenni di Bologna. I giovani del penitenziario sono coinvolti in attività di recupero come quelle legate al Teatro del Pratello, dove gli adolescenti detenuti possono partecipare a progetti con altri giovani tra i quindici e i vent'anni. Purtroppo la prigione è spesso al centro di polemiche per le pessime condizioni in cui vivono i ragazzi, paragonate a quelle riscontrate solitamente nei carceri per adulti, diventando parte integrante dell'attuale vergognosa situazione carceraria in Italia. Un altro movimento che si riscontra oggi è quello contro la politica del Comune sulla distribuzione di alcolici, che vieta la vendita nei piccoli alimentari: un argomento molto dibattuto negli ultimi anni. Ogni anno, inoltre, il 25 aprile si tiene la manifestazione "Il Pratello R'Esiste", all'interno delle celebrazioni dell'Anniversario della Liberazione. Forse dopotutto questa zona non ha perso la sua vocazione rivoluzionaria.

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Per arrivare a via del Pratello partite da piazza Maggiore, il centro e la piazza più importante di Bologna. Dirigetevi verso piazza del Nettuno, dove trovate la famosa fontana. Voltate subito a sinistra su via Ugo Bassi. Restate sulla sinistra e arrivate all'incrocio con via Marconi: girate a sinistra e dopo pochi passi prendete subito la prima a destra: da lì comincia il Pratello. Vi ricordiamo che queste strade fanno parte della ZTL e sono chiuse al traffico tutti i giorni dalle 7 alle 20: in particolare via Ugo Bassi è all'interno della Zona T, che limita l'accesso h24. Per raggiungere il Pratello conviene muoversi a piedi. E vi accorgerete che è molto meglio.