Fortunato Giovannoni
in foto: Fortunato Giovannoni

Sempre più italiani scelgono di passare le vacanze in Puglia e in Sicilia, con una particolare predilezione per il mare del Salento. Questi i dati positivi che emergono in un quadro generale piuttosto sconfortante per gli operatori turistici. L'estate 2014 si sta delineando a tinte fosche per gli operatori del turismo a causa di vari fattori concomitanti come il clima non proprio estivo, le previsioni meteo errate e naturalmente la crisi economica. Tuttavia ci sono vari margini di miglioramento, considerato il lieve aumento dei turisti stranieri nell'ultimo anno. Ne abbiamo parlato con Fortunato Giovannoni, Presidente della FIAVET, importante associazione di categoria delle Agenzie di Viaggio e, più in generale, di tutte le imprese del turismo.

Quali sono le considerazioni a caldo degli operatori turistici sull’andamento della stagione estiva 2014?

Per dirla tutta, è andata davvero male. Non ci aspettavamo un 2014 così nero. Inizialmente eravamo fiduciosi sul buon esito della stagione, ma poi si sono avvicendate una serie di circostanze negative. Prima di tutto la situazione economica attuale, che purtroppo sembra non essersi ancora risolta. In secondo luogo, tra i “colpevoli” c’è il cattivo tempo: è stata un’estate che di estate aveva molto poco. A mio avviso, però, le previsioni meteorologiche hanno una buona fetta di responsabilità: sono state a dir poco terroristiche nell’annunciare temporali e pioggia anche dove splendeva il sole, scoraggiando così i turisti che hanno preferito non partire per le ferie. I numeri parlano chiaro: purtroppo quest’anno un italiano su due è rimasto a casa.

Parliamo di destinazioni. Quali sono le mete italiane più gettonate dai flussi turistici nazionali, con particolare riferimento al Mezzogiorno?

Il Sud è sicuramente una destinazione privilegiata. Oltre al clima favorevole, ha dalla sua anche dei costi accessibili e un’accoglienza di buon livello. Puglia e Sicilia la fanno da padrone grazie alla qualità del mare e dei servizi. In Puglia emerge in particolar modo il Salento come area in grado di attirare grandi flussi turistici. Una località che ha perso quota è la Sardegna, penalizzata per i costi elevati e la difficile raggiungibilità. La cosa sorprende se pensiamo alle grandi attrattive offerte da questa regione: dalle strutture alle bellezze naturali, dall’enogastronomia all’archeologia. Tuttavia raggiungere la Sardegna è diventato un costo insopportabile per una famiglia di quattro persone. Il solo costo per il trasporto è equivalente a quello di un soggiorno di una sola persona per una settimana in qualunque altra località. La politica dei trasporti in Sardegna, dunque, andrebbe rivista sia per quanto riguarda i viaggi in traghetto che per i voli aerei, decisamente troppo cari rispetto alla media italiana.

La quota degli stranieri in arrivo è aumentata del 2,3% rispetto al passato. Ritiene che in Italia il rapporto qualità-prezzo dei servizi offerti sia gradualmente migliorato o ci sono altre ragioni dietro questo risultato?

In realtà l’accoglienza nel nostro paese è sempre stata di buon livello, per cui i turisti italiani e stranieri trovano l’Italia vantaggiosa sia dal punto di vista dei prezzi che dei servizi offerti. È vero, il numero dei turisti stranieri è aumentato, ma non di moltissimo. A mio avviso, un motivo di questo lieve incremento deriva dalla presenza in Italia di papa Francesco, una figura popolare, in grado di attirare sempre più flussi di turisti nell’ultimo anno. Il cosiddetto turismo religioso, quindi, può avere aumentato i flussi turistici stranieri, anche se raggiungere l’Italia dall’estero non è sempre agevole per la carenza di alcuni collegamenti adeguati. Tuttavia gli stranieri, in linea di massima, si ritengono soddisfatti delle vacanze in Italia. Andrebbe migliorata la promozione dell’Italia come destinazione anche se tutte le regioni si danno da fare e investono nella promozione turistica. Manca infatti un portale che presenti l’Italia nella sua unicità, dal nord al sud passando per il centro, in tutte le sue numerose peculiarità, senza fare promozione delle singole regioni. In questo, si sente la mancanza del Ministero del Turismo, che noi italiani purtroppo abbiamo abolito con il referendum del 1993. È vero, esiste un Dipartimento del Turismo, ma funziona male e non è ben coordinato. Turismo vuol dire cultura, arte, ambiente, prodotti, strutture, natura: tutti elementi presenti nelle nostre più belle città, come Venezia, Firenze, Napoli, Roma… Questi punti di forza, a mio avviso, andrebbero promossi meglio in un contesto omogeneo.

Qualche mese fa come location dell’evento nazionale FIAVET è stato scelto il Mazagan Beach Resort in Marocco. Quali sono gli obiettivi da perseguire nell’ambito della cooperazione turistica con i paesi del Mediterraneo? Pensiamo alla Croazia, alla Grecia, alla Tunisia e all’Egitto, in cui è stato di recente rimosso lo sconsiglio.

Stiamo lavorando per l’organizzazione di una convention nella zona del Mediterraneo in cui tutte le associazioni delle agenzie di viaggio contribuiscano a caratterizzare quest’area geografico-culturale. Ai paesi già citati aggiungerei Turchia, Spagna e Francia. In particolar modo Spagna, Grecia e Italia dovrebbero essere i tre paesi di punta dell’area turistica del Mediterraneo. L’area mediterranea in realtà esiste già: pensiamo ai percorsi delle crociere, molto più attive nel Mediterraneo che non, ad esempio, nei Caraibi. Il flusso crocieristico è in grado di portare grossi vantaggi a livello di presenze e attività commerciali.

Da tempo la FIAVET sostiene la necessità di abolire la tassa di soggiorno. Come può il turismo italiano uniformarsi a quello degli altri paesi europei per incrementare la competitività e la promozione turistica?

Sulla tassa di soggiorno è necessario un discorso più globale. Noi auspichiamo che vada rimossa, perché questo significa ripristinare gli antichi dazi che le città medievali chiedevano a coloro che ne attraversavano le mura. È il modo in cui l’imposta è applicata ad essere sbagliato. Si lascia infatti completa autonomia ai singoli Comuni di applicare l’imposta di soggiorno, spesso con una differenziazione in base alle strutture ricettive o al costo della camera. In questo modo si mettono i tour operator nell’impossibilità di organizzare pacchetti comprensivi anche della tassa di soggiorno, lasciando disorientato il turista italiano che si sposta all’interno del nostro paese. Per non parlare dello straniero che nel suo paese è abituato a pagare un pacchetto turistico tutto compreso, ma una volta uscito da un albergo italiano è costretto a pagare una somma diversa in base alla località o alla struttura ricettiva. L’imposta di soggiorno sta diventando una tassa locale che crea disfunzioni e fa perdere credibilità all’Italia. Se, nel male, dobbiamo applicarla, applichiamola a tutti indifferentemente, applicando la stessa quota in maniera uniforme. Sono contrario alla tassa di soggiorno, ma qualora dovesse permanere, si deve estendere a tutti i soggetti turistici italiani.