22 Agosto 2014
10:20

Renzo Iorio (Federturismo): “Italia al top, ma avanzano Francia e Spagna”

Renzo Iorio, Presidente di Federturismo, fa il punto sulle luci e le ombre del turismo italiano, dall’approvazione del Decreto Turismo e Cultura all’aumento della tassa di soggiorno nel Comune di Roma, illustrando i settori emergenti del turismo in Italia.
A cura di Angela Patrono
Renzo Iorio.
Renzo Iorio.

La stagione estiva 2014 sta per chiudersi con un bilancio contraddittorio e dalle tinte non proprio rosee. Da un lato, le statistiche indicano che sempre più stranieri scelgono di trascorrere le vacanze in Italia. Sul fronte opposto, complice il maltempo che ha imperversato nei mesi di luglio e agosto, appena 18 milioni di italiani hanno scelto di trascorrere l'estate al mare. L'approvazione del Decreto Turismo e Cultura dovrebbe segnare un nuovo corso per il turismo italiano, tuttavia ci sono nodi ancora irrisolti, come la questione della tassa di soggiorno. Lo stesso ministro Franceschini ha proposto l'adozione di soluzioni più eque per questo balzello che grava sulle tasche del turista e costringe spesso a una vacanza mordi e fuggi. In questo scenario emergono anche nuove forme di turismo, in grado di smuovere l'economia italiana e di catalizzare i flussi interni e internazionali. Ne parliamo con Renzo Iorio, Presidente di Federturismo Confindustria.

Il Decreto Cultura e Turismo è stato approvato. Quali sono a suo avviso le misure più efficaci che il Decreto propone per risollevare l’economia turistica e in particolare quali proposte sostenute da Federturismo sono state accolte?

L’approvazione del Decreto segna un passaggio importante e positivo, ribadendo la volontà di investire sugli attrattori culturali e paesaggistici, fondamentali per rendere l’Italia una destinazione di rilievo. L’aspetto più importante a livello di iniziative da parte del Governo è il processo di riforma del Titolo V della Costituzione, in quanto rende il turismo materia esclusiva del Governo. Dopo anni di politiche non efficaci portate avanti dalle regioni, lontane da un uso attento ed efficiente delle risorse, portare la competenza a livello centrale regala all’Italia una marcia in più a livello di promozione turistica. Federturismo si batte da sempre per accentrare la competenza turistica nelle mani del Governo, perché una politica regionalista non porta da nessuna parte. Inoltre, il Decreto Turismo e Cultura offre delle forme di agevolazioni, come la possibilità di erogare contributi privati per la salvaguardia dei beni culturali. Riteniamo inoltre che gli interventi sul credito di imposta per la ristrutturazione degli immobili e per il rinnovo degli arredi siano segnali importanti. Per quanto invece riguarda la riduzione della spesa pubblica, e di conseguenza il carico fiscale sui cittadini e sulle imprese, c’è ancora molto da fare.

Federturismo si è scagliata contro l’aumento della tassa di soggiorno nel Comune di Roma. Cosa proponete per rendere più equa questa imposta?

Siamo da sempre contrari all’imposta di soggiorno così come è stata formulata dal governo Berlusconi che all’epoca introdusse questa tassa per far passare il federalismo fiscale. È una tassa concepita per colpire apparentemente i cittadini non votanti e serve a coprire i buchi di bilancio degli enti locali. Roma è un esempio evidente di come l’imposta sia diventata un escamotage per coprire casi come la “sparizione” dei fondi Atac, l’azienda dei trasporti romana. Davanti a una simile situazione, il Comune non ha trovato di meglio che raddoppiare la tassa di soggiorno. Oggi, a Roma, in un moderno 4 stelle si arriva a spendere 12 euro di balzello per una doppia. Perciò l’imposta di soggiorno è una tassa miope che blocca la crescita e lo sviluppo, in quanto genera un turismo mordi e fuggi che non agevola l’economia turistica. Federturismo suggerisce un approccio diverso. Se proprio ci deve essere una tassa di soggiorno, sarebbe meglio una city tax, ispirandoci all’esempio di città come New York. Servirebbe, cioè, un’addizionale di imposta che vada a gravare su tutte le imprese turistiche, nessuna esclusa.

Dopo un calo generale della spesa turistica, negli ultimi mesi abbiamo un lieve aumento dei viaggiatori internazionali in Italia…

Il turismo è uno dei pochi settori maturi a livello mondiale, con un tasso di crescita annuo che si aggira intorno al 5-6%. In questo contesto di stabilità, l’Italia resta una delle destinazioni preferite e più desiderate dai turisti internazionali. Per fortuna, dopo la crisi del 2007-2008, il flusso di clientela internazionale è tendenzialmente cresciuto, in particolare negli ultimi due anni, coinvolgendo sia il turismo proveniente dall’Europa che quello originato da Paesi come Brasile, India, Cina e Russia. Oggi Brasile e Russia segnano qualche rallentamento, ma in ogni caso il mercato del turismo internazionale continua a crescere in modo stabile. Il turista internazionale visita l’Italia per attrattori come la cultura e il paesaggio, ma è particolarmente attratto dallo stile di vita italiano che si traduce anche nello shopping di prodotti made in Italy. I turisti sono spinti ad acquistare qualcosa che rappresenti l’Italia nel loro immaginario, in modo da portare con loro un ricordo tangibile del nostro Paese. Lo scopo dell’Italia è riuscire a non perdere quote di mercato, come purtroppo sta facendo negli ultimi anni a vantaggio di Spagna e Francia. L’Italia è quindi, di fatto, il Paese più desiderato, ma non il più “comprato”. Ci sono molte ragioni dietro questo problema. Credo che alcune, di fondo, siano risolvibili con la riforma del Titolo V e con una forte capacità di orientamento del settore da parte del Governo. D’altra parte è necessario un forte cambio di mentalità del sistema imprenditoriale che ancora oggi, nel nostro Paese, è un po’ troppo parcellizzato, di piccole dimensioni e di respiro familiare, con una logica più commerciale che industriale. Lavorare più sulla qualità che sulla durata è un elemento importante per rendere competitiva la nostra offerta.

Il 3 settembre si terrà a Favignana la prima conferenza nazionale del turismo costiero e marittimo. Quali sono le azioni da intraprendere per favorire la crescita del settore?

Si tratta di un settore che finora non è stato mai approfondito in modo unitario. Le tematiche del turismo marittimo si affrontavano solo a livello di turismo balneare, di resort di mare o di porti turistici, ma mai con una logica globale. Abbiamo lanciato la conferenza di Favignana affinché gli imprenditori guardino al settore con una logica unitaria in cui l’attrattività delle destinazioni costiere si abbini alle strutture e alla qualità dei servizi, ma anche ad infrastrutture intelligenti. A mio avviso, bisogna valorizzare in modo adeguato gli attrattori culturali e paesaggistici che si trovano intorno ai litorali italiani. Quello che oggi fatica ad ingranare è il turismo balneare puro, per intenderci le vacanze al mare di una settimana e via. Questo è avvenuto a causa della grande concorrenza delle destinazioni limitrofe. Di conseguenza bisogna fare in modo che il litorale italiano sia collegato in modo integrato con il territorio e quindi offra quegli elementi di interesse che arricchiscono una permanenza di vacanza, affinché il viaggio non si riduca a qualche semplice giornata distesi al sole, che i Paesi a noi vicini possono offrire per un periodo di tempo più lungo e a prezzi anche 3-4 volte inferiori ai nostri. Un paio di mesi fa, comunque, è arrivata una raccomandazione dell’Unione europea che sollecita i governi ad intervenire in modo unitario per portare avanti un progetto più organico sul turismo costiero. Pertanto, è necessario essere aperti all’opportunità che ci offre la Commissione europea per affrontare il tema in un’ottica più competitiva.

Di recente è nata Assitai, l'associazione delle imprese legate al turismo all'aria aperta, che unisce campeggi, tour operator e produttori di allestimenti mobili. Quali vantaggi offre il turismo all’aria aperta e quali sono i numeri del comparto italiano?

Quello del turismo all’aria aperta è un settore molto interessante, sebbene finora scarsamente considerato. In un Paese dove per legge viene impedita la realizzazione di hotel low cost, che invece esistono in Francia o Germania, avere delle strutture di accoglienza all’aria aperta può rappresentare una risposta adeguata per poter attrarre una clientela dal budget di spesa relativamente contenuto e disposta a muoversi, che magari arriva in Italia attraverso collegamenti low cost ma che poi fatica a trovare strutture ricettive adeguate. Il settore ha un grosso potenziale, soprattutto perché offre un contatto con la natura. Nel turismo all’aria aperta convivono elementi di ecoturismo e spesso anche di cicloturismo. È l’ideale per chi ama gli spostamenti e può attrarre soprattutto una clientela nordeuropea. I numeri in Italia sono relativamente importanti. In questo momento, però, il comparto soffre di un inquadramento legislativo piuttosto vago, che tende a variare da regione a regione. Ovviamente bisogna affrontare il settore in modo integrato a livello nazionale per poter dare un quadro normativo sicuro, che presenti adeguate tutele per i consumatori e quindi offra servizi di qualità. Credo sia anche una buona occasione per un riassetto generale della normativa sulle strutture ricettive. Penso al proliferare di B&B e di case vacanza che vengono gestite come fossero alberghi ma che non offrono garanzie a livello di sicurezza, tutela del lavoratore e omogeneità di trattamento fiscale con altre tipologie di alloggio. In questo senso, ritengo che il riordino della normativa sia qualcosa di auspicabile e necessario.

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