L'Arca dell'Alleanza nella Chiesa di Nostra Signora Maria di Zion ad Axum, Etiopia

Indiana Jones la trovò in Egitto, sul fondo di una tomba assediata da serpenti velenosi. Ma la realtà è forse un'altra. Perché l'Arca dell'Alleanza, il mitico manufatto che conteneva le Tavole dei Dieci Comandanti, si troverebbe altrove. In una piccola città dell'Etiopia, Axum. All'interno di una chiesa, costantemente sorvegliata da un guardiano scelto, e celata agli occhi del resto del mondo. Ma sarà vero?

Axum si trova nel nord dell'Etiopia, nella Regione di Tigrè, e fu un tempo la capitale del regno omonimo, nonché una delle città più antiche dell'Africa. La sua fondazione risale al 400 a.C. e fu una potenza mercantile e navale che dominò il territorio fino al X secolo. L'importanza dei ritrovamenti nei suoi siti archeologici è stata tale che questi si sono guadagnati il titolo di Patrimonio dell'Umanità Unesco. Ma chi fosse colto da improvviso misticismo, o fosse semplicemente affascinato dalla mitologia degli artefatti legati alla religione cristiana, probabilmente ad Axum ignorerebbe qualsiasi scavo, e si recherebbe direttamente verso un solo sito: la Chiesa di Nostra Signora Maria di Zion.

È qui che, secondo la tradizione, sarebbe custodita la sacra Arca dell'Alleanza. Purtroppo però, l'appassionato di leggende bibliche non riuscirebbe a posarvi gli occhi sopra. La mitica reliquia è guardata a vista da un sacerdote designato: un uomo il cui unico scopo in tutta la sua vita è proteggere l'arca. Il prete è costretto a un'esistenza di totale solitudine: la sua intera giornata trascorre infatti all'interno della cappella in cui si trova il reperto, dove mangia, dorme e prega. Il sacerdote non può allontanarsi da lì. Un destino segnato, tramandato di generazione in generazione. Ogni sacerdote infatti nomina il suo successore prima di morire. Se dovesse morire prima di designarne uno, sarà il collegio degli altri sacerdoti a scegliere il più meritevole.

D'altronde la Bibbia (e Steven Spielberg) ci insegnano che è pericoloso guardare l'arca. Il manufatto era intriso di un potere divino, capace di spazzare via interi eserciti a colpi di fuoco e luce. Secondo le Scritture fu fatto costruire da Mosè dagli Israeliti, per volere di Dio stesso, per contenervi le Tavole delle Leggi. Fu poi portata a Gerusalemme, e custodita nel Tempio di Salomone, all'interno del Sancta Sanctorum. Purtroppo però il tempio fu distrutto nel 586 a.C. dai babilonesi di Nabucodonosr II, e con esso l'Arca sarebbe scomparsa per sempre.

Cappella delle Tavole che custodisce l'Arca dell'Alleanza

Foto di Nancy

Ma allora come sarebbe arrivata fino in Etiopia? La storia ce la racconta il Kebra Nagast, un testo di enorme importanza storico-religiosa nella cultura etiope, che attinge all'Antico Testamento stesso. Tutto comincerebbe con una notte di passione tra il re Salomone e la regina di Saba, fondatrice del regno Etiope. Questa, di ritorno verso l'Etiopia, avrebbe dato alla luce suo figlio, Menelik I, futuro primo imperatore d'Etiopia. Menelik venne a conoscenza di chi fosse il suo vero padre all'età di vent'anni, e lo andò a cercare in Israele. Salomone accolse Menelik con tutti gli onori, e quest'ultimo rimase a Gerusalemme per tre anni.

Da qui, la leggenda prende due pieghe. La prima vuole che, al momento della partenza di Menelik, fu proprio Salomone a volergli donare l'Arca. La seconda invece vede il sovrano affidare un compagno di ritorno al figlio, tale Azarius. Fu questi a decidere di rubare l'Arca, e sostituirla con una copia. A metà tragitto, Azarius avrebbe confessato il misfatto a Menelik. Quest'ultimo, seppur contrariato, aveva creduto che poiché non si erano manifestati i terribili poteri distruttivi, era volere di Dio che l'Arca venisse portata in Etiopia. Fu così che arrivò ad Axum, e da allora sembra che non si sia mai mossa.

Gli scettici sostengono che l'intera vicenda, e tutto il Kebra Nagast, sia solo una propaganda per giustificare la linea di discendenza ereditaria degli imperatori di Etiopia da Menelik come di origine divina. Ma tutti gli etiopi di religione cristiana sono fermamente convinti della veridicità della storia. E questo include ovviamente le alte cariche della Chiesa ortodossa etiopica. Il patriarca Abune Paulos dichiarò nel 2009 a Roma che l'Arca esisteva e si trovava in Etiopia, e che l'avrebbe rivelata al mondo. Proprio il fatidico giorno, però, decise di fare marcia indietro.

Prete ortodosso etiope

Foto di Rod Waddington

Nonostante non ci sia dato di vedere l'Arca, sappiamo com'è fatta. Questo perché una sua riproduzione, chiamata Tabot, si trova in ogni singola chiesa ortodossa in Etiopia. L'"originale" invece si trova nella Cappella delle Tavole, separata dalla Chiesa di Nostra Signora Maria di Zion: questo perché sembrerebbe che al suo arrivo, il calore divino della reliquia avrebbe prodotto delle crepe nei muri. Fuori la cappella si possono osservare delle enormi stele di pietra risalenti al I secolo: secondo la leggenda, queste sarebbero state intagliate da una singola roccia e posizionate lì proprio dal potere dell'Arca stessa.

La Chiesa di Nostra Signora Maria di Zion è da sempre il fulcro della religione cristiana ortodossa, e centro di pellegrinaggio, soprattutto durante l'importante evento religioso del Festival di Zion Maryam che si tiene il 30 novembre. Costruita nel IV secolo, è stata distrutta e ricostruita più volte. Storicamente, è anche il luogo dove gli imperatori etiopi venivano incoronati. La chiesa è però inaccessibile alle donne, perché si ritiene che solo la Vergine Maria possa risiedere in questo luogo. Per questo motivo nel 1950 l'imperatore Haile Helassie decise di costruire una nuova cattedrale, nei pressi della chiesa, che permettesse l'ingresso a uomini e donne in egual misura.

In realtà numerose sono state le teorie formulate nei tempi sul luogo dove si possa davvero trovare l'arca. Ne "I predatori dell'arca perduta" ci si rifà all'ipotesi egizia, che la vede custodita in una camera sotterranea nella città di Tanis. Altre invece la vogliono da qualche parte in Palestina, nello Zimbabwe, sul Monte Nebo in Giordania, o che sia andata distrutta con il sacco babilonese di Gerusalemme. Altri sostengono addirittura che potrebbe essere stata trafugata dall'esercito italiano durante l'occupazione dell'Etiopia nel 1936. Quale che sia la verità, e se l'oggetto esista davvero o sia mai esistito, non lo sapremo mai. In casi come questi, come i fedeli cristiani, bisogna solo credere.

[In apertura: foto di Jialang Gao]