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Se potessero risvegliarsi come nei peggiori film dell'orrore sarebbero guai per tutti noi: in Italia siamo pieni di mummie. E non ci riferiamo a quelle esposte nei musei egizi comodamente avvolte nei loro stracci di lino. Queste che vedremo sono mummie tutte italiane. Corpi imbalsamati esposti dietro teche di cristallo e a volte persino all'aria aperta. Per la gioia di turisti e appassionati del macabro. Sopravvissute all'azione impietosa del tempo, il loro degrado si è arrestato: e quelli che erano un tempo corpi pieni di vita sono oggi cadaveri che con il loro sorriso contorto e la mandibola spalancata sembrano volersi fare beffe di noi. Una silenziosa risata che si può udire lungo tutta la penisola. A ricordarci che siamo tutti accomunati dallo stesso destino.

Fin da tempi degli antichi egizi il rituale di imbalsamazione era legato a pratiche religiose. Sono passati i millenni, ma il concetto non è cambiato poi molto. La mummificazione artificiale è sempre stata oggetto di uno studio scientifico misto a una profonda devozione religiosa. Tanto è vero che quasi sempre le mummie sono esposte all'interno di chiese. Ma in molti casi l'arresto del processo di decomposizione è avvenuto in maniera del tutto naturale, senza alcun intervento da parte dell'uomo. E la scoperta delle mummie è avvenuta in modo del tutto casuale. In molti casi fu una conseguenza dell'editto di Saint-Cloud, promulgato da Napoleone nel 1804, che decretava che i morti dovessero essere seppelliti al di fuori delle mura cittadine per ragioni igienico-sanitarie. Fu così che per spostare le salme dai cimiteri ecclesiastici in molti luoghi gli scavafosse scoprirono con stupore che queste non avevano subito il processo di decadimento come ci si aspettava. In pratica, i corpi sembravano essere stati sepolti da poco. Volete saperne di più? Seguiteci in questo itinerario lungo lo stivale a caccia di resti umani.

Le mummie di Ferentillo
La chiesa dei Morti in Urbania
Napoleone e le mummie di Venzone
Le catacombe dei Cappuccini di Palermo
Le mummie vandalizzate di Savoca
Ötzi, la mummia più famosa del mondo
Le mummie del mago di Lodi
E infine…

Ferentillo, Umbria

In questo piccolo villaggio a sud della regione sorge la chiesa di Santo Stefano. L'edificio risale al XV secolo ma sorge su una struttura ancora più vecchia del XII secolo. La vecchia chiesa è stata utilizzata come territorio di sepoltura dal 1505 al 1871. Quando le mummie sono state scoperte presentavano ancora capelli, barba e denti intatti, e alcune avevano ancora indosso i vestiti. Per molto tempo si è pensato all'attività di un fungo idrovoro che avrebbe essiccato i cadaveri. Ma studi recenti hanno dimostrato che tutto sta nelle particolari condizioni microclimatiche del sottosuolo, che avrebbero conservato i corpi e i loro organi interni. Una circostanza che accomuna Ferentillo ad altre località, come vedremo.

Foto © Labudefoto Berlin

Le mummie di Ferentillo sono tra le più interessanti di Italia, perché sono uno spaccato di vita del villaggio durante i secoli. C'è il corpo dell'avvocato accoltellato e quello del suo assassino, una mamma morta di parto con il bambino, il soldato napoleonico impiccato e naturalmente molti cadaveri anziani. Tra le mummie più curiose è da annoverare quella dei due sposini cinesi che ebbero la brillante idea di organizzare il loro viaggio in Europa proprio durante il periodo della peste nera, e che qui morirono. Ci sono persino delle mummie di due uccellini, in questo caso però frutto dell'esperimento di uno scienziato che cercava di carpire i segreti del processo naturale. Ferentillo non si trova molto lontano da Spoleto e da Terni, ed è a poca distanza anche dallo splendido scenario della cascata delle Marmore (leggete la nostra guida dell'Umbria per scoprire di più). Il paese stesso presenta un suggestivo panorama, con rovine di antichi castelli affacciati sul fiume Nera.

Urbania, Marche

La chiesa dei Morti, già conosciuta come cappella Cola, ospita questa interessante quanto inquietante esposizione. Il cimitero delle mummie è stato creato all'epoca dell'editto napoleonico dalla Confraternita della Buona Morte. Fin dal XVI secolo la fratellanza si occupava di assistere i poveri e moribondi, forniva sepolture gratuite e soprattutto registrava i decessi. Purtroppo per secoli non è esistita l'usanza della bara, e i corpi venivano sotterrati alla bell'e meglio. Ecco perché durante la riesumazione, sebbene in ottimo stato di conservazione, molti cadaveri erano letteralmente a pezzi, e alla maggioranza non si è potuto dare un nome. Alcune salme sono state praticamente riassemblate con pezzi vari, per non offendere la comune decenza.

Foto per gentile concessione di Emanuela Amy Rossi

Molte sono le storie che questi corpi ci raccontano: anche questa volta la vittima di un omicidio, una madre morta di parto cesareo (pratica medievale molto comune) e una persona affetta dalla sindrome di Down. Ma la mummia che sicuramente farà salire un brivido di freddo a chiunque appartiene a un uomo sepolto in stato di morte apparente: la sua posizione irrigidita e i pugni tesi ci indicano come al risveglio avesse tentato di liberarsi dalla gabbia di terra, mentre il ghigno inorridito ci rivela il terrore e la pazzia che hanno colto lo sventurato alla fatale consapevolezza che il suo destino era segnato…

Venzone, Friuli Venezia Giulia

Il duomo di Venzone ha restituito nel 1647 una ventina di mummie in seguito agli scavi per l'ampliamento della chiesa. Anche in questo caso si è additato come responsabile della mummificazione la famosa muffa. Che per la cronaca prende il nome di Hypha Bombicina Pers, datole dagli studiosi dell'Ottocento che si dedicavano con interesse ai cadaveri naturalmente imbalsamati. Anche in questo caso la spiegazione sta nelle proprietà del terreno, ricco di fosfati di calcio. Ma se chiedete ai responsabili dell'esibizione daranno ancora la colpa al fungo che assorbirebbe tutti gli umori dai corpi essiccandoli nel giro di un anno.

Foto di Joadl

Sta di fatto che le mummie di Venzone sono popolari da secoli. Persino Napoleone le ammirava assieme ai suoi soldati, che avevano la pessima abitudine di staccarne pezzettini per portarli a casa come souvenir. Come se tutto ciò non bastasse nel 1976 un terremoto fece crollare l'antico battistero, seppellendo di nuovo le mummie. Che purtroppo per loro, anche in questo caso non hanno ritrovato la pace: un gruppo di soldati canadesi si offrì volontario per riportarle alla luce. Delle ventidue originali, solo 15 si salvarono, e oggi sono esposte dietro una teca. La più famosa è quella del gobbo, che si dice avesse un pene enorme: doveroso parlare al passato in quanto i pezzi del suo membro erano i preferiti dai soldati napoleonici, che lo hanno così ridotto a proporzioni più "umane".

Palermo, Sicilia

Le Catacombe dei Cappuccini ospitano la collezione di mummie più famose di tutta Italia, soprattutto per quanto riguarda la sua vastità: circa 8.000, una stima incerta perché le salme non sono mai state inventariate. Ma la mostra non lascia adito a dubbi. In questo caso, però, non si tratta di una scoperta a posteriori: i monaci capirono nel 1599 che il terreno su cui sorgeva il loro convento aveva capacità di preservare i corpi. In seguito a ciò molti chiesero di essere seppelliti nel loro cimitero. I cappuccini scavarono un'ampia rete di catacombe per ospitare le salme, ma non si limitarono a ciò. Si dedicarono essi stessi alla mummificazione artificiale dei cadaveri, con un procedimento che richiedeva anche un anno: prima li si svuotavano degli organi, poi li si teneva in piedi al chiuso in una stanza per farli scolare di tutti i liquidi. Infine li si trattavano con l'aceto e riempivano con paglia.

Foto di Sibeaster

Molti dei cadaveri appartengono ai monaci stessi, mentre gli altri sono della popolazione palermitana. Sono disposti in ordine per settori: uomini, donne, bambini, vergini, preti, monaci, professori. A seconda della classe sociale, molti cadaveri hanno la loro nicchia privilegiata: addirittura gli esponenti in vita chiedevano che i loro vestiti venissero cambiati di tanto in tanto. Ma sarebbero rimasti lì solo se i parenti li avessero visitato per tre anni consecutivi tenendo accesi i ceri, altrimenti sarebbero stati rimossi. La mummia più famosa è quella di Rosalia Lombardo: una bambina di due anni morta nel 1920 per un'infezione bronchiale. Fu il padre a commissionare all'imbalsamatore Alfredo Salafia la mummificazione. Questi purtroppo morì prima di completare l'opera, con la conseguenza che il corpo si è deteriorato, ma la testa è rimasta perfettamente intatta. La piccola Rosalia è rimasta straordinariamante uguale ad allora, e per il suo aspetto e la sua espressione naturale è stata definita la Bella Addormentata.

Savoca, Sicilia

Sembra che i cappuccini avessero una certa predilezione per le mummie. Il convento di Savoca infatti custodisce una cripta dove sono ospitate da secoli le mummie di vari esponenti della classe nobiliare savocese. Non c'è da stupirsi, dal momento che solo delle persone benestanti potevano permettersi di pagare ai monaci il denaro necessario per il complesso procedimento di mummificazione della salma. Che veniva svolto esattamente come a Palermo, una pratica molto diffusa nell'Italia meridionale. Oggi sono 37 le mummie esposte, ma si ritiene in passato fossero di più. Le salme hanno infatti subito vari danni, alcuni dei quali tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando si capì che le mummie potessero essere sfruttate come richiamo turistico. Peccato che il desiderio e la fretta di guadagnare soldi facili avesse fatto sorvolare sulla cura dell'esposizione e la corretta preservazione dei cadaveri: le mummie vennero collocate alla bell'e meglio all'interno di nicchie troppo strette per loro, ammassandole e tenendole in piedi con dei legacci poco ortodossi. A ciò si aggiunse un violentissimo atto teppistico nel 1985 quando un pazzo irruppe nella cripta e dipinse le mummie di verde. Oggi le mummie sono state oggetto di un progetto di restauro e conservazione che le ha rese più visibili al pubblico.

Bolzano, Trentino Alto Adige

Più vecchia delle mummie egiziane, eppure arrivata fino a noi in maniera del tutto naturale: è Ötzi, meglio conosciuto come Uomo del Similaun. Ai piedi di questo ghiacciaio al confine tra l'Austria e l'Italia venne infatti ritrovato il cadavere di quest'uomo preistorico. Una scoperta straordinaria quanto casuale, avvenuta grazie a due escursionisti tedeschi che si trovavano a passare da quelle parti. Esattamente come Ötzi, che però secondo alcune teorie sulla sua morte sembra fosse stato colto da un agguato e colpito da una freccia fatale. Se fosse solo o in un gruppo, e se anche gli assalitori fossero in tanti o solo uno non lo potremo sapere. E tutt'ora si dibatte se fosse un pastore (ipotesi corroborata dalle pelli di animale indossate) o un esponente di un ceto sociale più elevato (oltre agli strumenti di caccia la mummia aveva con se anche monili vari). Grazie a studi paleoantropologici e scientifici sappiamo che Ötzi è vissuto nell'età del rame in un'epoca compresa tra 3.300 e 3.100 anni fa. Oggi è visibile all'interno del Museo Archeologico dell'Alto Adige di Bolzano, custodito in una teca di cristallo refrigerata, in modo da preservarne la mummia. Che per inciso è la più famosa di tutto il mondo assieme a quella di Tutankhamon.

Lodi, Lombardia

Tra mummie naturali e artificiali, è doveroso ricordare la figura illustre dello scienziato Paolo Gorini. La sua Collezione Anatomica, ospitata all'interno dell'Ospedale Vecchio della città che un tempo era gestito dai frati, è un esempio impressionante dei progressi che la scienza e la medicina stavano rapidamente ottenendo nell'Ottocento. Ma anche così, Gorini si era guadagnato l'appellativo di "mago di Lodi". Sua fu infatti l'invenzione di alcuni composti chimici che permettevano la mummificazione dei cadaveri. Che nel suo caso però veniva chiamata pietrificazione: lo scienziato infatti iniettava una soluzione che, sostituendosi ai normali liquidi corporei, sviluppava un processo simile a quello della fossilizzazione delle sostanze organiche. Formule segrete che il lodigiano è riuscito a tenere gelosamente nascoste in vita e a portarsele nella tomba.

Alcuni studi e ritrovamenti di appunti hanno rivelato parte di quei segreti, ma l'alone di mistero attorno al lavoro di Gorini rimane leggendario. La stessa atmosfera che si può respirare visitando questa mostra: composta da salme perfettamente conservate di uomini e bambini, più teste e parti anatomiche varie. Il processo di pietrificazione è avvenuto in maniera tale da conservare perfettamente le fattezze dei defunti, completi di peli e capelli. Il lavoro dello scienziato, per quanto rispecchiasse la cultura dell'epoca legata all'ermetismo e alla morte, era anche fedele ai progressi del Positivismo. Lontanissimi dalla nascita della radiologia e delle celle frigorifere, le macchine anatomiche di Gorini permettevano ai medici di studiare il corpo umano e le diverse patologie; allo stesso tempo le sue mummie erano utilizzate persino dalle Accademie di Belle Arti a uso e consumo di pittori e scultori. Il lavoro di Paolo Gorini era per questo motivo molto conosciuto e apprezzato all'epoca: da non dimenticare che lo scienziato fu convocato anche per l'imbalsamazione della salma di Giuseppe Mazzini.

E infine…

Altre mummie italiane ci aspettano nei posti più improbabili. A Roccapelago, in provincia di Modena, sono state ritrovate sotto la chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo quasi 300 cadaveri: probabilmente l'intera comunità del paese tra il XVI e il XVIII secolo. Una scoperta unica data la mole di salme, soprattutto se si considera che questo è uno dei casi in cui la mummificazione è avvenuta per vie naturali: si trattava infatti di una fossa comune in cui la scarsità di aria e umidità è stata tale da impedire il completo degrado dei corpi. E questo non ha riguardato solo gli umani: sono state trovate persino mummie di topo e di larve. La scoperta e la riesumazione è avvenuta tra dicembre 2010 e marzo 2011: dodici di queste mummie sono già state esposte al pubblico nella cripta della chiesa, e tutte le altre rappresentano ora una miniera di informazioni per gli studiosi della vita del paesino nel basso Medio Evo.

A Cagliari il Santuario di Nostra Signora di Bonaria ospita un piccolo museo archeologico che espone quattro mummie (di otto) di una famiglia spagnola vissuta in Sardegna tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo: anche in questo caso la particolare natura calcarea del territorio ha contribuito alla preservazione. A Piraino, in Sicilia (ancora!) sotto la Chiesa Madre una cripta contiene i corpi di 26 sacerdoti vissuti tra Settecento e Ottocento, e mummificati naturalmente. E alla fine del nostro viaggio possiamo notare una cosa: a parte Ötzi, tutte le mummie che abbiamo visti sono custodite all'interno di chiese e conventi. Che la comunità ecclesiastica abbia preso davvero sul serio il passo del Giudizio Universale secondo cui i morti usciranno dalle tombe? Speriamo solo che quel giorno nessuno di noi sia presente in visita ad una di queste esposizioni.