Quando sogniamo paradisi tropicali dobbiamo farlo in grande. Insomma, dobbiamo proiettare la nostra immagine su quelle isole remote della Terra dove a nessuno verrebbe in mente di venirci a cercare. Il Pacifico, e specialmente la regione oceanica, ne è pieno zeppo. Questa volta andiamo in Micronesia, l'area geografica a nord dell'Australia, a metà strada tra il continente asiatico e la più popolare Polinesia. E precisamente a Palau. Non lasciatevi confondere, il posto non ha niente a che vedere con l'omonima località turistica della Sardegna. Anche perché il suo vero nome locale sarebbe Belau. Questo stato insulare è uno tra i più giovani del mondo, avendo ottenuto l'indipendenza dagli Stati Uniti nel 1994. Ed è anche una delle nazioni meno popolate al mondo, con 21.000 abitanti sparsi su 250 isole. Come vi dicevamo, un vero paradiso tropicale.

Isole di Palau

Foto di simonglucas

Il clima di Palau permetterebbe una vacanza da queste parti potenzialmente tutto l'anno, dato che le temperature si attestano costantemente sui 27° C e l'acqua di mare è sempre calda. Purtroppo non si può dire lo stesso dei fenomeni atmosferici: da giugno a novembre è il periodo peggiore per una vacanza sulle isole, dal momento che è quello in cui sono fortemente colpite da piogge e temporali (ma raramente dai tifoni). Meglio recarsi quindi negli altri mesi dell'anno, quando il clima è più asciutto, anche se l'umidità è poco tollerabile. Niente paura, però, perché passerete la maggior parte del vostro tempo in acqua: Palau è infatti conosciuta nel mondo per essere una delle mete migliori per il diving. Grazie all'incrocio di correnti che coinvolge le isole qui si raduna tre volte la fauna marina che trovereste in altre isole tropicali: l'unica barriera corallina che avvolge tutto l'arcipelago è l'habitat naturale di un'enorme varietà di pesci, squali compresi. Non mancano le tartarughe marine, e anche la fauna terrestre è ricca di esemplari, in particolar modo rettili: coccodrilli e serpenti non velenosi popolano le zone più selvagge, quindi attenti alle escursioni che decidete di organizzare.

Le Rock Islands sono il gruppo di isole più popolate dalla fauna dell'intero arcipelago, tanto da essere una riserva marina (e unico parco nazionale). È qui che incontriamo anche i coccodrilli marini, i più grandi esemplari di rettili viventi. Le loro dimensioni sono però di gran lunga inferiori rispetto a quelle dei parenti australiani; e a dirla tutta non possono essere nemmeno reputati pericolosi, poiché ci sono giusto 15o esemplari sparsi tra le 70 isole della riserva. Molto improbabile quindi che godiate di un contatto ravvicinato, anche perché non lo vorreste. Concentratevi invece sull'attrazione del posto: il lago delle meduse. Si trova sull'isola di Eil Malk, ed è uno dei luoghi più frequentati dai turisti per una sua particolarità: le meduse che popolano il lago non sono velenose. L'evoluzione ha sottratto loro il pungiglione per l'assenza di predatori, e si può nuotare tranquillamente in mezzo ai banchi di meduse che si spostano da un lato all'altro del lago durante la giornata. È permesso solo lo snorkeling, però, poiché il diving qui è vietato.

Jellyfish Lake, Rock Islands, Palau

Foto di Stefan Krasowski

Le immersioni migliori si praticano nelle Rocky Island in numerosi siti come The Blue Corner, German Channel, Ulong Channel e Blue Holes. Tutto il turismo dell'arcipelago è improntato sul diving, e per questo troverete un po' dappertutto negozi dedicati e agenzie che organizzano tour per sub. Ma non dimentichiamoci le spiagge tropicali: dopotutto siamo qui per le vacanze al mare, in un paradiso perduto popolato da numerose isole disabitate, dove possiamo trovare bianca sabbia bagnata dall'acqua più azzurra che potremmo immaginare. Anche se questo ha un presso: Palau ha ben presente qual è la sua principale risorsa economica, e i grandi resort ospitano i turisti a tariffe non proprio modiche. In generale la vita non è tanto economica, dal momento che data la sua posizione geografica e le sue poche attrazioni a parte quelle naturali la rendono una destinazione alquanto d'elite. La cifra media che potreste spendere in una giornata si aggira attorno ai 100 dollari statunitensi (valuta locale). Ma non preoccupatevi, non è tutto cinque stelle: sull'arcipelago trovate anche hotel di media categoria e guest house.

Koror, sull'isola omonima, è il centro principale dell'arcipelago, nonché ex-capitale. È la città più popolosa con i sue 11.000 abitanti, ed è quella dove si concentra maggiormente il turismo. Qui trovate hotel, negozi, ristoranti e soprattutto bancomat, questi ultimi molto rari nel resto dell'arcipelago. Nonostante le esigue dimensioni Koror si può definire una città multietnica, poiché qui potete vedere le diverse comunità di immigrati che popolano l'isola provenienti dalle Filippine, Corea, Giappone e Stati Uniti. I supermercati e i ristoranti si sono ben adeguati ai gusti di tutti, quindi potete trovare cucina indiana come quella giapponese, per non parlare del celebre Rock Island Cafè e la sua cucina in stile americano. La differenza tra Koror e il resto dell'arcipelago è evidente poiché la seconda città più grande di Palau, Meyus, ha solo 1.000 abitanti.

Palau, palazzo capitolino di Ngerulmud

Foto di Binter

Babeldaob è l'isola più grande dell'arcipelago, e da sola occupa il 70% dell'intera superficie. Ma ospita solo il 30% della popolazione, poiché molti decidono di andare a vivere nella più sviluppata e moderna Koror. Qui si trova la capitale di Palau, il piccolo villaggio di Ngerulmud: solo 200 abitanti, ma un palazzo capitolino di tutto rispetto. L'isola è prevalentemente montuosa e ricca di vegetazione e di giungla inesplorata, con villaggi collegati solo da piccoli sentieri. Non mancano i siti archeologici, come quello dei monoliti di Badrulchau. Ma se è la storia di Palau che vi interessa dovete recarvi sull'isola di Peleliu, dove fu combattuta una delle più sanguinose battaglie della Seconda Guerra Mondiale tra giapponesi e americani. Vi si trovano oggi resti di carri armati, relitti navali e forti, mentre il museo di guerra del villaggio di Klouklubed ci racconta cosa successe in quei fatidici giorni.

Angaur è un'altra isola di Palau testimone delle battaglie e della presenza dei giapponesi durante la guerra. La giungla nasconde un cimitero di aeroplani ormai inglobati dalla fitta vegetazione. Vi si trova un tempio scintoista e un monumento buddhista ai caduti giapponesi. Questo è anche un esempio dell'eclettismo dell'arcipelago, che nel corso dei secoli ha abbracciato le tradizioni e le religioni dei suoi vari colonizzatori, mantenendo però fede allo spirito e alla cultura micronesiane. Gli abitanti sono cattolici, protestanti e avventisti; altri praticano le antiche religioni locali; altri ancora seguono il Modekngei, che è una combinazione di cristianità, tradizioni locali e chiromanzia. Le lingue ufficiali dell'arcipelago sono l'inglese e il palauano, ma non dappertutto: negli stati di Sonsorol e Hatohobei sono riconosciuti ufficiali anche gli idiomi locali, mentre ad Angaur si parla correntemente il giapponese, ed è l'unico luogo al mondo al di fuori del Giappone dove la lingua è riconosciuta come ufficiale.

Palau, spiaggia

Foto di simonglucas

Per arrivare a Palau dall'Europa bisogna armarsi di tanta pazienza e affrontare un viaggio lungo e complesso. Dovete raggiungere uno dei seguenti aeroporti internazionali che operano collegamenti col Roman Tmetuchl International Airport sull'isola Babeldaob, presso Arai: Seul-Incheon (Asiana Airlines, Korean Air), Taipei-Taoyuan (China Airlines, Palau Airways), Tokyo-Narita (Delta Airlines), Hong Kong (Palau Airways), Guam, Manila e Yap (United Airlines). L'isola di Babeldaob è collegata a quella di Koror tramite il Japan-Palau Friendship Bridge: la città principale è a 4 km dall'aeroporto. All'interno delle isole ci si può muovere con i taxi o auto a noleggio (per trenta giorni con patente europea), ma non vi sono collegamenti navali tra le varie isole: dovrete affidarvi alle escursioni organizzate o, se volete essere autonomi, provare a chiedere un passaggio alle imbarcazioni private. Grazie a due vecchi aeroporti militari convertiti in civili è possibile raggiungere le isole di Angaur e Peleiu con la Palau Airways. Per raggiungere Palau occorre il passaporto ma non il visto, ma bisogna fare un biglietto di andata e ritorno (o continuazione del viaggio) e la permanenza non può durare più di un mese.