Spesso nel costo del biglietto aereo ci sono delle spese di cui i consumatori non sono a conoscenza o ignorano. Pochi sanno con precisione cosa si paga con il prezzo di un biglietto aereo. Una delle componenti più significative è la "fuel surcharge" che più di una tassa più essere considerata un'iniquità. Si tratta di una tassa sul carburante, che è stata inserita quando il greggio costava il doppio, ed ad oggi non è mai è stata mai adeguata. Il costo del barile da quando è stata decisa ad oggi, ha subito molte variazioni, basti pensare che a settembre superava i 100 dollari ed ora è poco più di 57 dollari. Ma a questo cambiamento i passeggeri non hanno potuto festeggiare, poiché non è seguita una riduzione del prezzo dei biglietti da parte delle compagnie aeree, anzi sembrano adeguarsi solo in ascesa e mai in discesa. Sembrerebbe quasi una furberia delle compagnie, che continuano a guadagnare di più nonostante il prezzo del carburante diminuisca. In realtà è tutta colpa della "Fuel surcharge", il supplemento per il carburante introdotto una decina di anni fa a copertura del rischio di maggiori costi pagati dalle compagnie aeree per effetto delle oscillazioni del prezzo del greggio. In un recente articolo "Il Messaggero" ha sottolineato come questo supplemento costituisca una parte importante della cifra finale pagata dai passeggeri nel prezzo del biglietto aereo. La spesa va dai 25 euro per le tratte brevi fino ad oltre 450 euro per quelle più lunghe.

I vettori che hanno ritoccato la cifra al ribasso sono davvero pochi, la maggior parte ha approfittato del costo del petrolio più basso accaparrandosi importanti guadagni e facendo pagare i poveri passeggeri impotenti. Tra le poche eccezioni si ricorda l'asiatica Cathay Pacific, di Hong Kong, che adegua la fuel surcharge al prezzo del petrolio con cadenza mensile, cosa annunciata anche dalla Japan Airlines e dalla Qatar Airways. A loro discolpa le altre compagnie aeree si difendano giustificando i prezzi con un acquisto in anticipo di grossi quantitativi di carburanti, così da non consentire una ripercussione immediata sui prezzi dei biglietti. E questo sarebbe il motivo per cui la tassa sul carburante non corrisponderebbe mai alla quotazione attuale del prezzo del barile. Questo attenuante potrebbe anche essere accettato, se non fosse che la diminuzione del prezzo del greggio è riscontrabile ormai da oltre sei mesi, al netto di qualche piccola risalita. L'alibi delle compagnie aeree non può durare ancora per molto.