In tempi di crisi, dove persino il governo della California è costretto a chiudere 70 dei suoi 278 parchi nazionali, dedicarsi ad attività sane quali l'escursionismo è più importante che mai. Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi, dice un vecchio detto: e questo vale ancora di più se anche le meraviglie della natura rischiano di sparire quando non sono protette né dall'uomo, né dalla natura stessa che agisce implacabile sulle sue creature più belle terminandole quando decide che il loro ciclo vitale si è concluso. Questo accade anche in uno dei luoghi più suggestivi del Nord America, l'Arches National Park. Si tratta di un'immensa area di 29.500 ettari, la più vasta di questo tipo, situata nel nord-ovest dello Utah nei pressi della città di Moab: essa preserva oltre 2000 formazioni rocciose naturali a forma di arco. Preserva, sì, ma fino a un certo punto, poiché dal 1970 fino agli ultimi anni ben 43 archi sono crollati sotto il peso del tempo.

Arches National Park Delicate Arch

Delicate Arch, foto di Trey Campbell

Delicate Arch, l'arco più fotografato di tutti, è ancora là, in piedi ma anch'egli subisce l'azione devastante degli agenti atmosferici. E le conseguenze dell'incuria dell'uomo. Un fotografo, Michael Fatali, nel 2000 diede accidentalmente alle fiamme la formazione rocciosa nel tentativo di illuminarla col fuoco e mostrare tecniche di ripresa notturna: fu costretto a pagare le spese di pulizia. Uno scalatore, Dean Potter, nel 2006 fu invece accusato di avere lasciato fratture insanabili nella roccia con i suoi attrezzi, accusa però sempre respinta dall'uomo che sosteneva di non aver mai scalato la roccia e che i segni potevano essere stati lasciati da qualcun altro. La bellezza del Parco deve fare i conti con tutto questo mentre ogni anno oltre un milione di persone si recano in questa parte degli Stati Uniti per fotografare le opere d'arte della madre terra, affascinati soprattutto dai colori suggestivi che acquisiscono in determinati orari della giornata.

Arches National Park Balanced Rock

Balanced Rock, foto di Alyson Hurt

Cosa vedere, quindi, in questa immensa valle rocciosa? Numerose formazioni che spaziano dagli archi che danno il nome al parco, ad altre di diverso tipo come rocce in bilico, pinne, guglie e strutture dalla forma particolare. Le rocce prendono nomi curiosi ovviamente dategli per via della loro particolare conformazione, anche se in certi casi ci vuole davvero tanta fantasia. La "Parade of Elephants" effettivamente ricorda una serie di pachidermi in fila, così come i "Three Gossips" danno l'idea di tre comari che si scambiano pettegolezzi. Ma la "Dark Angel" è semplicemente un monolite verticale, mentre "The Organ" sono degli enormi torrioni di arenaria: che assomiglino o meno al nome loro dato rimangono comunque tutte di spettacolare bellezza. Così come gli scenari panoramici che prendono nomi come il "Giardino dell'Eden" o le Montagne LaSal. Si tratta di paesaggi che incontrerete sul vostro itinerario prima di entrare nel cuore del parco, quando una seria infinita di archi naturali cominceranno a sfilare sotto i vostri occhi.

The Three Gossips

The Three Gossips, foto di markVgti

Tour e itinerari possono essere organizzati seguendo i sentieri prestabiliti, di diverse difficoltà, che portano a ognuno di questi archi. Alcuni di questi, come quelli che portano al Double Arch, o al Sand Dune Arch, sono molto facili e adatti anche ai bambini. Altri invece sono molto più difficili, ma possono offrire percorsi alternativi a seconda delle vostre aspettative. Ad esempio il cammino che porta al Delicate Arch attraversa un dislivello di 146 metri, senza ombra e con rocce lisce: la faticata vale la pena, ma se proprio non siete degli sportivi c'è una strada molto più semplice che vi porterà ad avere una visuale dal basso. Un altro itinerario interessante (ma in realtà non ce ne sono di trascurabili) è quello che porta al Landscape Arch, il più lungo arco naturale al mondo, con una campata di quasi 89 metri: il percorso è facile, anche se l'area che si raggiunge porta il nome di "Giardino del Diavolo", non proprio rassicurante. Ancora di meno lo è la "Fornace Ardente": non certo perché, come il nome farebbe supporre, ci troviamo in un forno a cielo aperto. In realtà è un labirinto di rocce molto difficile per orientarvisi da soli, e infatti è obbligatoria la presenza di un ranger guida per l'accesso. Il tour a pagamento va a ruba, quindi è consigliabile prenotarlo almeno una settimana in anticipo.

Arches National Park Landscape Arch

Landscape Arch, foto di kiryazis

Cosa fare nel Parco Nazionale degli Archi, invece, è una questione che dipende dalle vostre passioni. Se siete dei fotografi naturalisti avete trovato pane per i vostri denti. Le tinte variegate che le rocce assumono durante la giornata si prestano bene a numerosi scatti, anche se naturalmente i migliori si ottengono all'alba o al tramonto. Ma non c'è solo terra da immortalare: numerosi animali popolano il parco tra cervi, coyote, puma, linci, lepri, avvoltoi, corvi, aironi solo per nominarne alcuni. Se siete appassionati delle due ruote il tour del parco in mountain bike è un'esperienza favolosa, molto più della 4×4: tenete presente però che non si sono sentieri dedicati appositamente alle bici, e dovrete spostarvi per lo più sulle strade stando attenti alle auto. Gli scalatori resteranno delusi, perché non è possibile effettuare climbing sugli archi, ma si può su altre pareti rocciose: basta chiedere la mappa al centro visitatori all'ingresso. Qualsiasi sia l'attività che decidiate di fare, preparatevi bene. Siate sempre forniti di scarpe adatte al trekking, un copricapo, crema solare e tanta acqua: le temperature in estate raggiungono la media di 43°. Ah, e naturalmente il cibo: non ci sono punti ristoro all'interno del parco, ma solo presso la città di Moab.