Piazza San Marco a Venezia (Foto Wikipedia)
in foto: Piazza San Marco a Venezia (Foto Wikipedia)

L'Italia continua ad attirare flussi di viaggiatori stranieri, ma le presenze sono all'insegna del "mordi e fuggi". Tuttavia, nonostante la maggiore affluenza di turisti, il comparto risulta sofferente: il nostro paese ha perso 38 miliardi di euro. Lo rivela un'indagine firmata Confturismo e presentata dal presidente Luca Patanè al forum di Confcommercio a Cernobbio. L'andamento del mercato turistico dal 2001 al 2015 fotografa una situazione paradossale: in quindici anni i visitatori sono aumentati del 50% raggiungendo la soglia dei 53 milioni, ma nello stesso tempo si registrano permanenze più brevi (da 4,1 a 3,6 giorni) e una spesa media sempre più ridotta: non più i 1.031 euro del 2001 ma solo 670 euro.

Occhi puntati sulla Cina secondo Confturismo. Quello cinese è diventato il quinto mercato incoming dell'Italia nel giro di pochi anni. Sul fronte domestico, invece, il 60% degli arrivi è concentrato fra quattro regioni: Veneto, Lombardia, Toscana e Lazio. Sono Venezia, Verona, Roma e Firenze le città più visitate, con la città lagunare che conquista un ottimo record con il 20,5%. Risultato deludente per il Mezzogiorno, dove gli arrivi sono pari al 12% e le isole risultano avere maggiore appeal turistico rispetto al continente, penalizzato da mancanza di infrastrutture adeguate e scarsa promozione. Maglia nera per Abruzzo, Basilicata e Molise con percentuali di poco superiori allo zero.

Le previsioni per il triennio 2016-2018, comunque, sono favorevoli e sembrano indurre a un moderato ottimismo con una crescita del 3,6 per cento proveniente da tutti i paesi, in particolare da quelli extra-europei come Cina e Usa. Analizzando gli arrivi per area di provenienza il turismo internazionale in Italia è trainato soprattutto dall'area europea (70%), in particolare dalla Germania; seguono i viaggiatori statunitensi, francesi, britannici e cinesi. La stima realizzata da Confturismo e Ciset prevede una crescita del 3,3% per l'anno in corso, che raggiungerà quota 3,6% nel 2017 e 3,9% nel 2018.