Il Kenya è l’aspirazione di molte persone, l’ideale per chi cerca vacanze esotiche sia perché è il paese più rappresentativo del continente africano sia perché offre scenari splendidi e numerosi vacanza low cost. Affacciato sull’Oceano Indiano, ha una costa di ben 400 km piena di conchiglie e coralli ed è l’ideale per tutti gli appassionati di una vacanza sul mare.

Nonostante sia stata presa d’assalto dal turismo di massa, è un territorio comunque molto vasto e che presenta diversi rischi. Per questo motivo, abbiamo pensato di offrirvi una guida per racchiudere le notizie e le informazioni utili per trascorrere tranquillamente il vostro soggiorno.

SOMMARIO

Kenya: dove si trova il piacere di viaggiare
Informazioni di viaggio: fuso orario del Kenya, visto, prefisso, ambasciata e valuta
Quando andare in Kenya
Dove dormire in Kenya
Nairobi: cosa vedere nella capitale del Kenya
Mombasa e il suo aeroporto internazionale
Monte Kenya, un posto ottimo per fare trekking
Lamu: la poesia dell’Isola del Kenya
Diani Beach, la meta amata dagli italiani
Watamu, Malindi e le spiagge più belle del Kenya
Cosa mangiare in Kenya: i piatti tipici
Mangiare in Kenya: i ristoranti
Divertimenti in Kenya: il safari
Consigli sulla sicurezza
Vivere in Kenya: quanto costa e come investire

Kenya: dove si trova il piacere di viaggiare

Studiando con attenzione una mappa noteremo che il Kenya si trova al centro dell’Africa e confina con l’Etiopia, a nord, e con il Sudan a nord ovest. A ovest c’è l’Uganda, a sud la Tanzania mentre, invece, a est è lambita dall’Oceano Indiano. Presenta coste paludose, in gran parte sabbiose, e sono presenti barriere coralline e numerose isole, anche di piccole dimensioni. L’Equatore condiziona molto il suo clima, buono per la maggior parte dell’anno, consentendo, sia alla flora che alla fauna, di essere rigogliosi.

Informazioni di viaggio: fuso orario del Kenya, visto, prefisso, ambasciata, valuta, e vaccinazione

Relativamente al fuso orario, il Kenya è in avanti, rispetto all’Italia (se consideriamo l’ora solare), di due ore. Ci sono esattamente dodici ore di luce e dodici di buio, l’alba e il tramonto sono brevissimi.

Il visto in Kenya, invece, lo si può ottenere sia una volta giunti nel paese che in aeroporto o alla frontiera. La validità del visto va da 1 a 3 mesi e può essere prorogato fino a 6 mesi. Naturalmente è possibile richiederlo anche all’Ambasciata di Roma producendo i documenti necessari. Occorre naturalmente il passaporto, ma bisogna anche pagare un visto di ingresso e di uscita al transito all'aeroporto. Alcuni tour operator organizzano il viaggio in modo da evitare questa formalità durante l'uscita, ma per l'ingresso tutti devono passare alla dogana e pagare la cifra richiesta dal governo.

Il visto è richiesto solo per i minori di sedici anni. Se ne possono acquistare di differenti tipi, e può essere richiesto a un'ambasciata del Kenya in Italia, o direttamente all'aeroporto al'ingresso nel paese. Il pagamento in aeroporto può essere effettuato tranquillamente sia in dollari americani che in euro, nonostante le agenzie di viaggi e i tour operator insistano a consigliare i turisti di portarsi i dollari per espletare le formalità alla dogana. Bisogna comunque sapere che in Kenya non vengono accettati da nessuna parte dollari americani emessi prima del 2001, e che le banche non li cambiano per banconote di più recente emissione.

Sull'aereo per il Kenya le hostess forniranno i moduli per la richiesta del visto, due formulari di differente colore dove si dichiareranno i propri dati anagrafici e la durata e motivo del soggiorno. Preparatevi però a una brutta sorpresa: all'aeroporto scoprirete che ci sarà un altro modulo da compilare, che è la dichiarazione di ingresso nel paese, praticamente identico a quelli compilati sull'aereo, solo che di un altro colore. Conviene compilarlo subito per poter immettersi nella fila alla dogana, altrimenti si rischia di passare parecchio tempo all'interno dell'aeroporto: in periodi di grossa affluenza anche tre ore in più, dal momento che gli addetti alla dogana kenyoti non sono noti per la loro celerità, né per la loro disponibilità verso il turista. Ecco i differenti tipi di visto che si possono pagare in aeroporto:
visto di transito (transit VISA): 20 USD, valido da uno a sette giorni

visto turistico (single entry VISA): 50 USD , valido tre mesi e prorogabile fino a sei mesi all'ufficio immigrazione dietro pagamento

visto multiplo (multiple VISA): 110 USD, richiesto da chi, per motivi di affari, deve effettuare frequenti viaggi nel paese; ha una validità che va dai sei ai sette mesi e va ottenuto prima della partenza, dal momento che le pratiche burocratiche per la sua emissione richiedono otto settimane; occorrono quattro fototessera e bisogna compilare tre moduli per il rilascio del visto

visto per entrata doppia (double entry VISA): 25 USD o 20 EURO, per coloro che entrano in Kenya per poi proseguire in altri paesi della East African Community (Uganda, Rwanda, Burundi e Tanzania) e rientrare infine in Kenya; questo visto non comprende anche l'ingresso nei suddetti paesi.

Il passaporto deve essere con validità residua di almeno sei mesi dall'ingresso nel paese. Deve avere almeno un'intera pagina bianca sulla quale possa essere apposto il timbro di ingresso e il visto, altrimenti si rischia che di vedersi bloccati alla dogana e rispediti in patria col primo volo utile. Non si può viaggiare se non con un biglietto di andata e ritorno, e il primo permesso di ingresso è valido solo per tre mesi: dichiarare il periodo di permanenza alla dogana e controllare che il timbro apposto sul passaporto corrisponda alla durata del soggiorno. Il visto di tre mesi non permette ovviamente di lavorare in Kenya, ma si può alla scadenza prorogare di altri tre mesi: questo va fatto negli uffici di immigrazione competenti e ovviamente prima che il permesso scada del tutto, pena una severa sanzione che può arrivare anche all'arresto. Per farlo è necessario anche dotarsi di due fototessera, mentre per il solo ingresso nel paese non ce n'è bisogno, dal momento che effettuano le foto direttamente alla dogana.

Il prefisso del Kenya è 254. Dopo il prefisso, basta inserire quello della regione italiana che si vuole chiamare o dell’operatore mobile, se state chiamando un cellulare.

Per fare il visto per il Kenya in Italia, bisogna andare all’Ambasciata in Via Archimede, 164 a Roma. Il numero di telefono è lo 06/8082717/18. In alternativa potete rivolgervi al Kenya Tourist Board in Via Monte Rosa, 20 a Milano. Il numero di telefono è lo 02 36561179. Utili anche per sapere notizie sulla situazione nel paese.

La valuta è lo scellino kenyota, il valore di un euro è di 109.09 scellini. Proprio in virtù della forza della nostra moneta, potrete fare una vacanza low cost.

Quando andare in Kenya

Come si è già detto, il periodo migliore non è l'estate. La linea dell’Equatore attraversa il Kenya ma, nonostante questo, il clima non si presenta equatoriale. A Nairobi, sull’altopiano, a luglio e agosto fa molto fresco e, di sera, è addirittura necessario un maglioncino. Le notti sono sempre molto fresche, a partire dai quindici gradi del periodo giugno-settembre ai ventuno gradi di marzo. Stando a queste informazioni, il periodo migliore per andare in Kenya è da fine gennaio a marzo, si sta freschi ed è possibile visitare tutta la nazione senza troppo caldo, cosa che, invece, capita a settembre e ottobre e a dicembre e gennaio. Sulla costa le temperature aumentano sempre ma, grazie ad alisei e monsoni, sono più mitigate.

Dove dormire in Kenya.

Ostelli e B'n'B: i migliori li trovate a Nairobi e Mombasa, le due grandi città, a prezzi ridicoli: a Nairobi si paga mediamente 7 euro per un posto letto, a Mombasa addirittura la metà. Sono puliti e ordinati, e per la sicurezza dipende ovviamente dalla vostra attenzione, come dappertutto. Qualche Bed and Breakfast potete trovarlo anche nei centri turistici, chiaro che qui dovete prestare maggiormente attenzione informandovi bene sulla struttura e su chi la gestisce.
Alberghi: gli hotel in senso stretto li potete trovare sempre a Mombasa e a Nairobi. Strutture efficientissime dotate di tutti i servizi e comfort, con ristoranti, night club e intrattenimento serale. Ovviamente questo genere di alloggi è indicato per chi in Kenya ci va per affari e deve dormire poche notti: chi va in vacanza sulla costa dorme nei resort tutto compreso. Una curiosità: in molti villaggetti interni un po' più evoluti trovate delle catapecchie adibite a hotel, ma qua è il vostro spirito d'avventura che dovrà portarvi a fidarvi o meno.

Villaggi turistici: rappresentano il fulcro di tutta l'economia del turismo in Kenya. Il che significa che arricchiscono gli europei ma danno lavoro ai locali. Le grosse catene di resort, o anche le lussuose strutture di privati, godono di tutti i servizi e sono quasi sempre all-inclusive: si mangia e si beve a volontà durante tutto il giorno, e la qualità del cibo è ottima. Non tutti offrono intrattenimento e animazione. Ovviamente i prezzi differiscono a seconda del lusso e della qualità della struttura (4-5 stelle) e del tour operator che la vende: è sempre più conveniente affidarsi alle agenzie di viaggio per comprare pacchetti turistici volo charter + albergo, dal momento che i resort risultano molto più costosi se prenotati individualmente.

Safari: anche nelle riserve e nei parchi naturali ci sono differenti soluzioni di alloggio, che differiscono più per la forma che per il prezzo. I lodge sono delle strutture alberghiere dotate di tutti i comfort e completamente indipendenti: hanno il loro generatore, filtrano la propria acqua e cucinano all'interno persino il pane. Alcuni sono il top del lusso, con piscina e camere principesche, ma in ogni caso tutti offrono i comfort basilari, dall'acqua calda per la doccia a bar ben forniti. Vivere in una struttura edificata, però, può togliere il gusto avventuroso al safari: meglio quindi optare per il campo tendato, che offre gli stessi servizi del lodge ma in ambienti open space e con camere all'interno di spaziose tende. La qualità di un lodge o del campo si misura anche a seconda della sua location e della panoramica che offre (alcuni sono su colline, altri vicino a pozze d'acqua dove si abbeverano gli animali). In alternativa per gli avventurosi ci sono le banda, piccoli bungalow in zone adibite al campeggio dove chi vi alloggia si porta tutto il necessario. Ce ne sono oltre 300 tra i vari parchi naturali, ma per costi e disponibilità bisogna chiedere all'ingresso del parco.

Nairobi: cosa vedere nella capitale del Kenya

capitale del Kenyain foto: Nairobi, capitale del Kenya

Nairobi è una delle città africane più grandi e in Kenya gioca un ruolo fondamentale. Diventa capitale solo nel 1905 sostituendo Mombasa e sviluppandosi attorno al turismo e all’amministrazione. Con più di tre milioni di abitanti e una storia molto recente, è stata fondata nel 1889, è un centro turistico e amministrativo. Posta su un’altitudine di ben 1500 mt., ha una buona temperatura per tutto l’anno. Fu il primo scalo dei colonialisti inglesi, usato soprattutto per la caccia grossa. Tra Kampala e Mombasa, è posta al confine con la Riff Valley ed è divenuta un grande centro di sviluppo subito dopo l’indipendenza.

Il centro è sempre molto attivo e offre molti punti di interesse, come l’edificio del Parlamento o il Kenyatta Conference Centre. Inoltre sono numerosi i luoghi di culto da vedere, simboli di una città multietnica e pacifica: vi accoglieranno una chiesa cattolica, due luterane e un tempio ebraico tra Uhuru Highway e la University Way ma troverete, nel corso della vostra passeggiata, anche alcuni templi indù e moschee sunnite e ismailite.

Kenyatta Avenue è la via principale della capitale e, una volta lì, vi consigliamo di salire la collina di Karen per ammirare le meravigliose ville residenziali. Da frequentare, inoltre, le aree commerciali e il suo bellissimo mercato e di perdervi tra le gallerie del National Museum, prestando particolare attenzione alla sezione di paleontologia che ricorda la lotta per l’indipendenza.

Nell’agosto del 1998 l’ambasciata statunitense a Nairobi è stata bombardata da Al-Quaeda causando la morte di più di duecento civili. Oggi c’è un parco che commemora quel giorno.

Poco fuori Nairobi, invece, è possibile visitare il Karen Blixen Museum, proprio nella fattoria della famosa scrittrice, mentre, invece, a 10 km vi consigliamo di visitare il Parco Nazionale di Nairobi, dove potrete ammirare, in 117 kmq di estensione, gli animali della savana.

Mombasa e il suo aeroporto internazionale

Mombasa si erge su un'isola che è anche il porto più importante della costa kenyota. In Swahili viene chiamata "l'isola della guerra" a causa della sua storia travagliata e delle numerose battaglie combattute per il suo possesso. E' proprio in quest'area e nei dintorni che la cultura Swahili, ossia costiera, ha cominciato a svilupparsi imponendosi come la cultura dominante della costa. Ma per questa città passano e sono passate numerose popolazioni, come è lecito aspettarsi da un fondamentale punto di approdo dell'Oceano Indiano, snodo di numerose rotte commerciali. Arabi e asiatici rappresentano il 30% della popolazione, ma per il resto sono puri africani. Nonostante l'ex dominazione inglese del paese gli europei a Mombasa sono pochissimi. D'altronde la città ospita per lo più i kenyoti che dall'entroterra si spostano verso la costa per approfittare delle numerose opportunità di lavoro offerte dal turismo.

L'aspetto della città è stato fortemente influenzato dalla cultura araba: la Città Vecchia (che, nonostante il nome, non ha case più vecchie di 200 anni) è un dedalo di stradine e vicoletti stretti, dove i mercati e le chiacchiere degli abitanti animano le vie della città, e dove si ergono numerose moschee, la più antica delle quali è la Moschea Mandhry, risalente al 1570. Ma a Mombasa troviamo ovviamente numerosi edifici di culto di religioni diverse, dall'ismailita, all'induista per passare a chiese cattoliche e anglicane. La cultura Swahili è invece omaggiata in un Museo ospitato all'interno del Forte Jesus, costruito nel 1593 dai Portoghesi.

Moi Avenue è la zona turistica, il centro cittadino dove si possono trovare negozi di souvenir, abbigliamento, gioiellerie e ristoranti. Merita poi una visita il porto dei sambuchi, da dove partono le imbarcazioni locali dirette a Zanzibar, Malindi, Lamu o Mogadiscio. Il sambuco (dhow) è un tipo di imbarcazione che sicuramente non spicca per velocità, ma che può rendere un viaggio davvero romantico. La costa di Mombasa non è un punto di interesse turistico, nonostante ciò le sue spiagge di corallo bianco non hanno nulla da invidiare a quelle di Watamu e Diani (vedi l'articolo sulle vacanze al mare in Kenya): inoltre la barriera corallina che le cinge è protetta all'interno della Riserva Naturale Marina di Mombasa, un'area di 200 kmq che si sviluppa poi nel Parco Nazionale Marino di Mombasa.

In Kenya l’aeroporto di Mombasa, posto a Port Reitz, nel sud-est della Provincia Costiera del paese, è tra i più frequentati ed è a 425 km dal più grande aeroporto del Kenya, Jomo Kenyatta, più vicino alla capitale Nairobi.

Mombasa, pur essendo sede di un grande aeroporto internazionale, non è una città marcatamente turistica. Dall’Italia è possibile raggiungerla con voli, almeno due a settimana, da Milano Malpensa, Roma Fiumicino e Bologna ma non si presenta molto attrezzata, soprattutto per la lentezza degli impiegati della dogana. Per le pratiche d’ingresso potrete aspettare anche più di due ore, soprattutto in inverno.

Mombasa è su un’isola, che è il porto maggiore del Kenya. La popolazione è al 30% araba e asiatica mentre, invece, il restante 70% è africana anche se è stata la cultura araba ad imporsi. La Città Vecchia ha stradine e vicoli molto stretti animati da mercati e dagli abitanti, tanti sono gli edifici di culti diversi mentre Moi Avenue è la parte turistica, dove vi consigliamo di visitare il Porto dei Sambuchi per Mogadiscio, Lamu, Malindi e Zanzibar. Il sambuco è una caratteristica barchetta molto presente in Kenya che vi permetterà di scoprire le spiagge di corallo della costa mombasiana.

Detto questo, vediamo con quali compagnie viaggiare per volare in Kenya direttamente dall'Italia. Su Nairobi si può volare direttamente solo da Roma Fiumicino con la compagnia di bandiera Kenya Airways. Sull'aeroporto di Mombasa atterrano invece due compagnie aeree: la Neos e la Meridiana Eurofly. Entrambe volano con voli diretti (o scali per rifornimento o per prendere altri passeggeri) da Milano Malpensa, Roma Fiumicino e Bologna. Si tratta di voli charter, per cui stagionali: chi avesse intenzione di prolungare la propria permanenza in Kenya e ritornare fuori stagione dovrà obbligatoriamente acquistare un volo di linea su una città europea per poi trovare un collegamento per l'Italia (con spese di viaggio notevoli).

Monte Kenya, un posto ottimo per fare trekking

monte kenyain foto: Monte Kenya

Lungo la linea equatoriale sorge il Monte Kenya, seconda, in tutto il continente africano, per altezza. A forma piramidale, ha una cima che si isola sulle foreste pluviali. La cima ha due vette, Nelion e Batian, raggiungibili solo da alpinisti con esperienza. Punta Lenana, invece, può essere raggiunta da tutti gli escursionisti con un buon allenamento.

Il problema del Monte Kenya è la riduzione dei ghiacciai, che si sta verificando sempre più velocemente, adesso, infatti, molti dei ghiacciai tracciati da Mackinder sono notevolmente ridotti. Il Couloir Diamond era, ad esempio, la più bella salita fattibile su ghiaccio, adesso spezzata in due parti e notevolmente ridotta.

Il Kenya, però, resta comunque il monte migliore per fare scalate imponenti e vivere un’avventura diversa.

Lamu: la poesia dell’Isola del Kenya

A 341 km da Mombasa c’è un arcipelago, grande attrazione per i turisti più curiosi, dove il tempo è sospeso e il paesaggio unico. Il nome è preso dall’Isola di Lamu, dove è possibile visitare il più antico stabilimento swahili del Kenya, patrimonio Unesco. La città di Lamu conserva ancora tracce del suo passato arabo ed è bello perdersi tra le stradine strette della città vecchia. Consigliata una visita alla Moschea Riyadha, dove si celebra tutti gli anni la nascita di Maometto in una cerimonia che richiama pellegrini anche dai paesi confinanti. Giunti qui, vi consigliamo di visitare anche le altre due città dell’isola, cioè Shela e Matondoni.

Shela è un piccolo villaggio di pescatori che si può raggiungere in mezz’ora di barca mentre Matondoni è raggiungibile a piedi in un paio d’ore. Nell’arcipelago di Lamu, valgono una visita anche le altre due isole: Manda e Patè.

A Paté ci sono tre villaggi, Siya, Faza e Paté, che nel loro glorioso passato furono delle città stato rette da principi che si combattevano tra di loro ostentando ricchezza: per questo motivo ci sono rimasti parecchi resti di edifici islamici, come il forte di Siya e il palazzo di Paté, oltre che numerose moschee. Oltre Lamu si può poi arrivare anche alla vicina riserva marina naturale di Kiunga, un'isola minore tra tutte quelle che compongono l'arcipelago che, con le meravigliose spiagge di corallo bianco e i piccoli villaggi, rappresentano un paradiso tropicale ideale per trascorrere la propria estate in Kenya.

L’aeroporto di Manda collega le isole del Kenya con la capitale Nairobi, Malindi e Mombasa quotidianamente ma, da qui, è possibile giungere a Lamu con un sambuco passando tra le mangrovie. A Manda è possibile visitare le rovine islamiche di Takwa, del XVI e XVII secolo, ma è un’isola deserta.

Diani Beach, la meta amata dagli italiani

spiagge del kenyain foto: Diani Beach, una delle spiagge del kenya

Diani Beach è la meta più amata dagli italiani nonostante sia un villaggio minore che, però, ha saputo lavorare su un turismo diverso dal resto del Kenya. La spiaggia è di corallo bianco, molto pulita e lambita da un mare turchese. Sconsigliata d’estate per l’invasione delle alghe, migliore nel periodo compreso tra Natale e Pasqua. Diani è il luogo perfetto se desiderate resort lussuosi con servizi e animazione o centri per il diving. In tanti, infatti, partono da qui per prendere un brevetto da sub. Altro sport acquatico praticato è il kite surf e Diani offre tante strutture dedicate anche per cominciare a praticarlo.

Di tipico c'è però purtroppo poco, poiché le strutture turistiche di Diani sono sì lussuose ma non si sono sapute bene integrare con il paesaggio circostante. Meglio allora dedicarsi a qualche escursione interna per scoprire la vera Africa: il Parco Nazionale delle Shimba Hills è una delle poche foreste rimaste intatte sulla costa del Kenya, e ospita numerosi animali tra impala, facoceri, giraffe, elefanti, bufali, iene, babbuini e la rarissima antilope nera; con un po' di fortuna si incontrano anche i leopardi. Altrimenti si può cercare di arrivare sull'isola di Chale, a 8 km a sud dalla baia di Gazi, un villaggetto a 15 km da Diani: l'isola è interamente protetta dalla barriera corallina e ovviamente il divertimento principale qui sono gli sport nautici.

Watamu, Malindi e le spiagge più belle del Kenya

watamu kenyain foto: Watamu in Kenya

Adesso vediamo quali sono le spiagge più belle del Kenya dove trascorrere momenti di relax unici e rigeneranti. Sicuramente se cercate paesaggi mozzafiato, acque cristalline e spiagge bianche, il Kenya offre Watamu, un posto dove non potete non andare. Non è un centro per turisti e offre un lato più intimo del paese: un piccolo villaggio di pescatori, a poco più di un’ora dall’aeroporto di Mombasa, con una spiaggia, l’Isola dell’Amore, che è perfetta per fare lunghe passeggiate e bagni di relax in piscine naturali formate in alcune depressioni. Volete, inoltre, pranzare a base di aragosta? Con pochi euro, i pescatori potrebbero procurarvela direttamente sulla spiaggia.

Malindi, invece, offre resort importanti e numerosi locali e discoteche, con serate sulla spiaggia molto invitanti. Attenzione, però, perché potrete trovare molti italiani, quindi se desiderate staccare dall’Italia (e dalla nostra lingua), vi consigliamo di andare altrove.

Malindi è una città con una storia antichissima che conserva ancora le vestigia del suo passato arabo: un principato florido che tra l'altro fu l'unico tra quelli sulla costa kenyota ad accogliere il navigatore portoghese Vasco de Gama durante il suo viaggio lungo le coste dell'Africa nel 1499, dando vita ad un'alleanza con il Portogallo che durò 200 anni. Dello sbarco ci rimane testimonianza nella Croce Pradao, il monumento in pietra di Lisbona dedicato al navigatore che sporge da un piccolo promontorio sull'Oceano Indiano.

Ha nella città vecchia il suo fascino maggiore: nella zona del mercato vecchio si può respirare tutta l'aria della cultura islamica nelle bancarelle e nei vicoli stretti, dove edifici in muratura si alternano a capanne di fango. All'interno di questi vicoletti, e a pochi passi dal mercato turistico, si può ammirare la Juma Mosque, la Moschea più grande di Malindi, nonché una delle più antiche: basta guardare le date riportate sulle lapidi del suo cimitero.

Inoltre Malindi è il punto di partenza principale per numerose escursioni. Prime fra tutte le gite sulle barche col fondo di vetro nel Parco Marino Naturale di Malindi, ideali per gli amanti dello snorkeling: un'infinita varietà di pesci tropicali popola le tre barriere coralline che circondano la costa. Un'intera area che a sua volta fa parte della Riserva naturale della biosfera terrestre di Malindi-Watamu, protetta dall'Unesco, e che si estende a sud fino al Parco Marino di Watamu. Molte agenzie della zona (e i beach boys, di cui vi abbiamo parlato nell'articolo sicurezza in Kenya) pubblicizzano la gita a Sardegna 2, un piccolo atollo al largo delle coste di Watamu le cui meravigliose sabbie di corallo bianco fanno da contrasto alle splendide acque turchesi.

Procedendo nella direzione opposta a Watamu, verso nord, sono numerosi i punti di interesse. Dal piccolo borgo di pescatori di Mambrui si procede all'interno verso il villaggetto di Marafa, che si affaccia su un canyon conosciuto come Hell's Kitchen: questo paesaggio scavato nel pliocene è costituito da pareti rocciose frastagliate di color rosso che al tramonto assumono l'aspetto di lingue di fuoco (da cui il nome di "cucina del diavolo").

Andando oltre verso Ras Ngomeni ci si addentra in un percorso sterrato e sabbioso, all'interno di un palmeto, che conduce fino all'isolatissima spiaggia di Che Chale: un paradiso tropicale che prende il nome dal suo principale stabilimento balneare, dove la costa del Kenya si esprime in tutto il suo fascino esotico. La particolarità di questo tratto di costa, oltre a non essere circondata dalla barriera corallina, è che grazie a particolari proprietà minerali dell'acqua il bagnasciuga assume il colore dell'oro, e il mare riluccica sotto l'effetto di un'infinità di brillantini: Che Chale è conosciuta anche come la "spiaggia d'orata", ed è il luogo preferito dagli amanti del kite surfing. E per gli amanti della storia del nostro paese, a pochi chilometri da Ras Ngomeni sorge anche il Centro Spaziale Italiano Luigi Broglio, che dal 1966 al 1988 ha effettuato 23 lanci di satelliti, tutti eseguiti con successo, portando il nostro paese al terzo posto dopo Russia e Stati Uniti nel campo dell'esplorazione spaziale.

Diani, come abbiamo già visto, è lontana da ogni centro di divertimento. Ottima per trascorrere alcuni giorni in relax e dedicarsi solo al mare e, al massimo, allo sport, soprattutto per il kite surfing.

Lamu è da vedere: un arcipelago di isole, a nord del Kenya, famoso per i suoi villaggi di pescatori. Patrimonio Unesco, è il posto da scegliere per avere un’altra visione del Kenya e per godere delle sue spiagge meravigliose lontane dal turismo di massa.

Cosa mangiare in Kenya: i piatti tipici

Una buona guida deve contenere soprattutto consigli utili sulla cucina di un paese; mangiare, infatti, fa parte dell’esperienza di viaggio. In Kenya ci sono diverse specialità che ruotano attorno a un solo ingrediente: il madafu, cioè il latte di cocco. In realtà è solamente acqua che si può ottenere grattando il guscio, nel suo interno, con lo mbuzi, un coltello dentellato messo in una struttura di legno. Questa polpa è messa in un contenitore con foglie di palma, il cosiddetto Kifumbu. Qui dentro vengono miscelati due mestolini d’acqua e, dai buchi, esce il famoso latte di cocco, ottimo condimento per il Kulu Masala, cioè il pollo alla griglia, o il pesce alla griglia. La cucina del Kenya, però, non si ferma qui: provate le patate dolci, chiamate Viasi Tamu, o il riso speziato, il pilau, e avrete in bocca il sapore di una cucina povera ma ammaliante. Poi non lesinate con gli accostamenti: fagioli e mais (githeri), zuppa di lenticchie e fagioli (supuja pojo au maharagwe) o gli spinaci col consueto latte di cocco. Non dimenticate di speziare tutto col curry, siete vicini a Zanzibar. Imperdibile, invece, l’ugali, una polenta molto comune, fatta con mais e acqua, ma molto amata dai kenioti, i quali ritengono sia un punto forte della loro dieta per crescere robusti.

Mangiare in Kenya: i ristoranti

Partendo da Malindi, il principale centro turistico, le scelte sono varie. Potete ovviamente avere un pasto a base di pesce in posti come il Baby Marrow o l'Old Man and the Sea, nella città vecchia. Al Karen Blixen, su Lamu Road, rivivrete le atmosfere raccontate dalla baronessa danese nel suo libro "La mia Africa", mangiando sotto un'enorme tenda gazebo. Per gli amanti della pizza due sono i posti da consigliare: il Tangeri, sulla Sea Front Road, e il Rosada, a qualche chilometro dalla città su Casuarina Road. Entrambi i posti offrono una pizza deliziosa, quasi simile alla pizza napoletana per il sapore, e meglio di qualsiasi altra pizza si possa mangiare in Italia al di fuori della Campania.

A Watamu bisogna segnalare un luogo in particolare: la Anna e Andrea's Bahati Gelateria Italiana. Oltre a produrre gelati artigianali il posto è anche un bar per le colazioni e una pasticceria, e potrete ritrovare oltre che tutti i sapori dei dolci di casa nostra anche la tipica atmosfera del baretto estivo. A Diani Beach l'Ali Barbour's Restaurant ha la caratteristica unica di essere ospitato all'interno di una grotta corallina vecchia di oltre 120.000 anni.

A Mombasa la scelta è ampia tra ristoranti italiani, locali e cucina etnica. Volete mangiare indiano? C'è lo Shehnai di Maungano Road. Cinese? Hong Kong a Moi Avenue. Al Mamba Village, un'attrazione che combina una crocodile farm e le passeggiate a dorso di cavallo e cammello, c'è un ristorante che serve specialità locali, tra le quali la carne di coccodrillo. Si trova vicino a Nyali Beach, da dove tra l'altro si può arrivare anche al ristorante di pesce Four Seasons, sul Tudor creek, e al Tamarind, che offre una bellissima vista sul vecchio porto, oltre che la possibilità di una mini crociera in sambuco.

Il Tamarind fa parte di una catena originaria di Nairobi, infatti lo ritroviamo nella capitale (ma il pesce arriva fresco di giornata da Mombasa e Malindi). Del gruppo fa parte anche il Carnivore, vicino al Parco Nazionale, che offre immense grigliate di carne di differenti animali (oltre che i classici manzo, pollo e agnello, abbiamo anche coccodrillo, gazzella, impala, struzzo e zebù). La cucina italiana potete trovarla in vari ristoranti del centro: tra questi La Galleria, all'International Casinò, che offre anche spettacoli internazionali. A Nairobi trovate anche il ristorante giapponese (Akasaka, sulla Standard street) e francese (Alan Bobbe's Bistrot, Koinange street).

Divertimenti in Kenya: il safari

Andare in Kenya e non vedere il Safari è un’eresia. Una delle attrazioni principali del paese africano, bisogna distinguere bene tra quelli per divertire i turisti e le vere riserve. Il più grande parco del Kenya è Tsavo mentre quello più turistico è Amboseli, con il Kilimangiaro che fa da sfondo. Andateci verso le nove del mattino in modo da poterlo ammirare non coperto dalle nuvole.

Il vero safari, quello che tutti vorrebbero fare, è Masai Mara, una riserva che è possibile percorrere con una jeep 4X4 fuori pista. Quindi potrete ammirare gli animali a pochissimi metri. Prosieguo del famoso Serengeti in Tanzania, è assolutamente da fare. Vediamoli nel dettaglio

Tsavo: è il parco più grande del Kenya, un'immensa distesa di savana arborea. E' diviso in due parti dal fiume omonimo, risultando così in una parte Est e una parte Ovest. La differenza è che nella parte occidentale non si può assolutamente uscire fuori pista (le escursioni vengono organizzati con dei pulmini), mentre in quella orientale è previsto qualche safari a piedi in zone autorizzate. In tutto lo Tsavo la quantità e la varietà di animali è impressionante, cosa che rende il parco visitabile tutto l'anno: alcune mandrie di elefanti arrivano a 700 capi, i bufali addirittura a mille. La grande quantità di erbivori porta ovviamente al proliferare dei predatori (leoni, leopardi, ecc…), che però si nascondono molto bene.

Amboseli: è tra i più frequentati dai turisti, che sperano in una foto degli animali con il Kilimangiaro sullo sfondo. Poter ammirare l'immenso vulcano la mattina presto prima che venga ricoperto dalle nuvole è infatti la principale attrazione di questo parco. Oltre alla grande varietà di animali: ma il periodo migliore per la visita è maggio-ottobre, durante le grandi piogge.

Masai Mara: questo è IL safari, il top del Kenya. L'unica riserva di tutto il Kenya percorribile a bordo di jeep 4×4 su fuori pista. Il che vuol dire che la vostra guida si avvicinerà il più possibile agli animali seguendo le vostre indicazioni, e spesso si parla davvero di pochi metri anche nel caso dei leoni. Il Masai Mara è il prosieguo del Serengeti in Tanzania: durante la stagione delle piogge avviene la grande migrazione degli erbivori (gnu, zebre, ecc…) in cerca dell'acqua, con conseguente spostamento dei predatori. Le migrazioni avvengono tra luglio e ottobre, periodo migliore per la visita: sarà più probabile assistere a qualche scena di caccia (anche se i felini tendono a cacciare di notte per poltrire di giorno). Un'extra è rappresentato ovviamente dalla visita a un villaggio Masai: nonostante sarà alquanto spiacevole sentire un Masai originale parlare inglese e chiedere soldi per l'ingresso è un incontro culturale che vale la pena di fare.

Consigli sulla sicurezza.

Nelle grandi città come Nairobi e Mombasa il tasso di criminalità comune è piuttosto alto, ma si registrano episodi di rapine a danno dei visitatori anche nei centri turistici come Malindi o Watamu. Durante il giorno è consigliabile muoversi sempre in gruppo, in zone frequentate. Non ostentare denaro, carte di credito o bancomat, o oggetti di valore, e non lasciarli incustoditi negli alberghi. Assolutamente da evitare le zone extra-urbane, specialmente nelle ore notturne. Evitare di aggirarsi nei bassifondi e, in caso di rapina, non opporre resistenza. In ogni caso non accettare alcun tipo di bevanda o cibo da persone sconosciute, perché potrebbero contenere sostanze stupefacenti.
Per quanto riguarda gite o safari bisogna sempre affidarsi ad agenzie fidate e conosciute, possibilmente prenotando le escursioni dall'Italia o in loco tramite il proprio tour operator. Attenzione ai ragazzi sulla spiaggia, i cosiddetti "beach boys": molti di loro propongono gite o escursioni, o anche safari organizzandoli tramite agenzie locali. Non si tratta necessariamente di truffe, ma si deve tenere bene a mente che spesso sono gestite da personale non autorizzato e non assicurato, e in caso di qualsiasi tipo di inconveniente o incidente potreste ritrovarvi da soli senza alcun tipo di assistenza.

Sempre a proposito dei beach boys: molti di loro sono brave persone che non fanno altro che vendere braccialetti, oggetti in legno e altri prodotti di artigianato locale. A parte l'insistenza con cui si approcciano al turista, cosa dai più ritenuta fastidiosa e da altri invece vista come un elemento della cultura locale, non rappresentano un pericolo. Nonostante ciò, diffidare sempre: alcuni propongono anche droga o "la propria sorella alla quale piacete", ma la prostituzione e il possesso e il consumo di qualsiasi tipo e quantità di sostanze stupefacenti sono severamente punite in Kenya con la detenzione dai 1o anni all'ergastolo. Prestare in particolar modo attenzione alle feste in spiaggia organizzate dai locali: mai allontanarsi oltre i confini segnati dal personale, poiché l'accesso in spiaggia di notte è proibito e la polizia pattuglia la costa.

Attenzioni ai mezzi di trasporto locali, affidatevi solo a poche opzioni: sono frequenti i cosiddetti Tuk-Tuk (tre ruote della Piaggio), Bajaj (motociclette) e Matatu (pulmini Volkswagen). Sono mezzi molto caratteristici e molto economici, e rappresentano il principale mezzo di locomozione sia per i locali che per i turisti. Ma sui Bajaj si va senza casco, i Matatu tendono a rompersi (e se si fermano è richiesta una spinta da parte dei passeggeri), e i Tuk Tuk non sono il massimo del comfort dal momento che non sono dotati di ammortizzatori e anche la minima strada sterrata rende il viaggio davvero scomodo. Gli autisti inoltre non sono usi a rispettare le norme di sicurezza stradale, per cui chiedere loro gentilmente di non guidare troppo veloce (specialmente sulle moto) e di prestare la massima attenzione.

Altre zone a rischio del paese sono il confine con l'Etiopia, la regione del lago Turkana e la strada di collegamento Malindi-Garissa. Per qualsiasi problema ci si può comunque rivolgere alle ambasciate e ai consolati italiani presenti in loco. Seguite le avvertenze sulla sicurezza da noi proposte per delle vacanze in Kenya in tutta tranquillità.

Vivere in Kenya: quanto costa e come investire

Non costa molto vivere in Kenya, per questo motivo molte persone hanno ben pensato di trasferirsi lì e investire. Infatti, per cominciare un’attività imprenditoriale, occorrono circa 10000 euro e un permesso lavorativo di due anni, che costa circa 1500 euro. Il costo della vita, infine, non è alto: l’affitto di un appartamento in media è di 150 euro, per il cibo in Kenya bastano 200 euro.