Turisti alla Fontana di Trevi – Foto di Benson Kua
in foto: Turisti alla Fontana di Trevi – Foto di Benson Kua

L'Italia è il sito che ospita il maggior numero di siti Unesco al mondo e ad oggi attira milioni di turisti stranieri, ma l'offerta digitale risulta ancora un tasto dolente. Lo rivela un rapporto di Bem Research che ha calcolato l'indice di performance online delle principali attrazioni italiane in base a una serie di fattori.

Nel 2015 le presenze estere hanno raggiunto la cifra record di 81,5 milioni, il 4,4% in più rispetto all'anno precedente e quest'estate potrebbero aumentare del 3,2%. Il quadro rafforza i dati raccolti dalla Banca d'Italia, secondo la quale il turismo straniero è aumentato di un milione di unità. Tra i turisti che hanno varcato le frontiere nazionali, i flussi maggiori arrivano dalla vicina svizzera con il 17% di presenze. Seguono a pari merito Francia e Germania con il 14%, l'Austria con il 9%, mentre Stati Uniti e Gran Bretagna rappresentano a testa il 5% dei viaggiatori stranieri.

Considerando la presenza dei turisti in base alla regione di destinazione, è il Nord Italia a fare la parte del leone. L'effetto Expo traina oltre il 20% dei flussi in Lombardia, che si rivela la regione più affollata dai turisti con 21,7 milioni di presenze, un notevole divario rispetto alla seconda in graduatoria, il Veneto, che si attesta a 13,5 milioni di visitatori. Terzo il Lazio con 11,5 milioni di presenze straniere. Chiudono la top 5 Friuli e Toscana, rispettivamente con 10,2 e 8,7 milioni di afflussi.

Un potenziale di appeal turistico che sarebbe ancora maggiore se l'Italia migliorasse la propria offerta digitale. Secondo il rapporto di Bem, gli altri paesi europei sono decisamente più avanti rispetto alla digitalizzazione del patrimonio culturale. Le dirette concorrenti Francia, Spagna e Gran Bretagna hanno grande dimestichezza con il mondo della promozione web e sfruttano i canali online per diffondere al grande pubblico le proprie attrazioni. Il rapporto sull'e-tourism di Bem afferma infatti che la maggior parte delle ricerche sulle destinazioni turistiche avviene online, sia su Google che su siti web dedicati come Facebook e TripAdvisor.

Bem ha calcolato l'indice di "performance online" delle principali luoghi storico-artistici statali in Italia mettendo insieme una certa quantità di elementi. Il luogo che ha ottenuto il punteggio maggiore è il Cenacolo Vinciano con un indice pari a 100, seguono il Forte di Bard con 97 e il Museo del Castello di Miramare con 91. Tuttavia anche i siti più efficienti ottengono bassi livelli di performance rispetto ai 162 punti del Prado di Madrid, 157 della Tour Eiffel e  139 della Torre di Londra. La media italiana si attesta a soli 62 punti, segno evidente di un gap digitale tutto da colmare. Bem stima che i siti archeologici italiani hanno ottenuto quasi 43 milioni di visitatori nel 2015 ma "potrebbero incrementare le visite fino anche a 2 milioni di unità con una maggiore digitalizzazione".

Quest'ultimo aspetto potrebbe riguardare la prossima riforma costituzionale sottoposta a referendum in autunno, che tra le altre cose prevede il ritorno nelle mani dello Stato di alcune competenze oggi esclusive delle Regioni, tra cui le disposizioni generali su attività culturali e turismo. Bem auspica quindi che le strategie di promozione del territorio si attuino su scala non più solo campanilistica ma nazionale, per formulare itinerari attraverso i luoghi meno conosciuti del turismo italiano: un modo per rendere fruibile il vastissimo patrimonio culturale del Belpaese attraverso i canali digitali.