Monica Nardella
in foto: Monica Nardella

Scovare mete inusuali fuori dalle consuete rotte turistiche, percorrendo itinerari inaspettati che non sfigurano affatto in confronto a località più blasonate. Questo è l'obiettivo di Turista di Mestiere, il travel blog che si propone di raccontare l'"altro" turismo, quello fuori dai circuiti di massa ma ugualmente degno di essere scoperto e valorizzato. L'attenzione al contatto umano e all'anima stessa del viaggio sono al primo posto per la fondatrice del blog Monica Nardella, che ha iniziato a scrivere per condividere le sue esperienze around the world con gli amici, senza sapere che ben presto questa passione avrebbe raggiunto una portata molto più vasta. Perché, strano ma vero, l'avventura di Turista di Mestiere è iniziata quasi per caso. Ecco quello che ci ha raccontato Monica nell'intervista che segue.

Com’è nata l’idea di aprire un travel blog?

Io e mio marito ci siamo ritrovati travel blogger per caso. Inizialmente gli articoli erano destinati a una cerchia ristretta, ossia ai nostri amici. Di certo non ci aspettavamo di raggiungere un pubblico più vasto! Abbiamo sempre avuto l’esigenza di viaggiare verso mete alternative, evitando sia la calca dell’alta stagione che i prezzi stratosferici. Di ritorno dai nostri viaggi, mandavamo agli amici delle mail con il resoconto delle esperienze vissute. Va da sé che alla fine ci ritrovavamo a ripetere decine di volte le stesse cose. A quel punto ho raggruppato tutte le mail inviate, pubblicandole su internet come un diario di viaggio con l’intento di mandare agli amici il link. Pubblicare questo diario su internet ha portato a un’indicizzazione degli articoli sui motori di ricerca, così a leggere non sono stati solo gli amici ma un pubblico più ampio. Se si nota, infatti, i primi articoli di Tdm sono tutti diari di viaggio. Quattro anni e mezzo fa, all’epoca della creazione del blog, non c’era assolutamente la percezione dell’attività di travel blogging. Il sito che avevo creato era a uso e consumo degli amici che potevano divertirsi a leggere i nostri racconti (di cui scrivevo la prima stesura su carta!). Quando ci siamo resi conto che i nostri diari di viaggio riscuotevano un certo interesse, vi abbiamo dedicato ancora più tempo e passione. Certo, all’inizio siamo stati un po’ presi alla sprovvista nei confronti dell’attenzione che ricevevamo: tutt’a un tratto hanno iniziato a fioccare domande, commenti, richieste di approfondimenti… segno che il pubblico gradiva la nostra linea editoriale. Siamo focalizzati sulle mete di nicchia perché, viaggiando in alta stagione, abbiamo privilegiato sempre le location meno famose per contenere i costi ed evitare la calca. Il nostro ovviamente non è un itinerario classico, ma alternativo.

Ritieni che quello del travel blogger si possa trasformare davvero in un “mestiere” o debba rimanere confinato nella sfera degli hobby, sebbene di un certo livello?

Sinceramente non saprei. Certo, ci piacerebbe che la figura fosse riconosciuta a livello professionale. Avendo iniziato molto tempo fa, ci riteniamo i “pionieri” del travel blogging. Avendo fatto da apripista ai successivi blog di viaggio, notiamo purtroppo che moltissime persone si improvvisano travel blogger senza avere un minimo di esperienza o le idee chiare. Questo danneggia tutta la categoria, perché è innegabile che si sia creata una figura professionale, anche se non ancora ben definita. Ogni travel blogger che si rispetti deve svolgere il suo lavoro con serietà e lealtà verso chi legge. Noi siamo partiti con questo spirito. Il nostro blog è nato per gli amici e mantiene questa impostazione: quando dai un consiglio agli amici, lo fai in modo sincero e spassionato. Quando descriviamo le nostre esperienze siamo spontanei come se stessimo parlando a un amico, ma restiamo comunque molto obiettivi. Se un’esperienza ci è piaciuta meno di altre lo diciamo senza giri di parole, ma sempre nella maniera più corretta. Fare una critica non significa necessariamente alzare un polverone. La polemica viaggia molto sul web e molti se ne approfittano. Quanti blogger cavalcano la polemica per attirare lettori… Io invece non sono per le polemiche, ma per le critiche costruttive.

Hai partecipato a diversi blog tour. Cosa ne pensi di queste iniziative e quali sono i pro e i contro che ne possono derivare?

Il blog tour è una strategia di marketing fenomenale. Nel mio caso, cerco di partecipare ai blog tour che condividono la mia linea editoriale, focalizzata sui viaggi di nicchia. Ricevo molti inviti, ma seleziono solo quelli che presentano itinerari poco conosciuti. Ritengo che i blog tour siano un’ottima forma di marketing territoriale, soprattutto per quelle località poco note rispetto a mete che hanno un appeal consolidato. Le piccole realtà che vivono all’ombra delle grandi hanno bisogno del blog tour. Per un periodo di tempo definito i riflettori sono puntati su una determinata località, che grazie ai blogger si gode il suo quarto d’ora di celebrità su internet e sui social network, preziosi strumenti di condivisione. In ogni caso, a organizzare il blog tour dovrebbero essere persone con un minimo di esperienza e di competenza. Il marketing funziona se ha una progettualità, un obiettivo. Se il blog tour diventa un weekend fine a se stesso e poi tutto tace, è chiaro che non serve a niente. Ci deve essere invece una progettualità a lunga durata. Dopo aver investito su un weekend, la località dovrà continuare a mantenere i contatti con i travel blogger e utilizzare i social network come strumento di promozione. Lo stesso Comune o ente organizzatore deve avere una pagina Facebook o Twitter costantemente aggiornata con tanto di foto, altrimenti durante il blog tour si accumuleranno una marea di informazioni che poi andranno perse. Fondamentalmente i blog tour sono positivissimi se a organizzarli c’è qualcuno che conosca lo strumento, abbia una progettualità e sappia scegliere i blogger, perché ogni località deve essere raccontata nella maniera giusta. L’agenzia dovrebbe studiare i blogger e scegliere quello più adatto a raccontare quel territorio.

Quali sono le località alternative su cui puntare per Natale 2014?

Come al solito devo sempre andare controcorrente, quindi il mio consiglio è: anziché girare per i classici mercatini di Natale, rispolverate il costume e andate al mare! Quest’anno infatti abbiamo pensato a una meta un po’ diversa: le Canarie. Sì, è la location delle vacanze estive per eccellenza, ma vuoi mettere il fascino del mare in inverno? E poi siamo in Spagna: città come Barcellona e Malaga sono a due passi, perciò penso che sia un’idea carina e molto particolare. In ogni caso passeremo il Capodanno a Barcellona. Le Canarie poi sono molto a sud, all’altezza del deserto del Marocco, quasi al confine con la Mauritania, e il clima è mite quasi tutto l’anno. Sarà una vacanza controcorrente, lo sappiamo. Forse non riusciremo a fare il bagno (non dimentichiamo che saremo sull’Oceano Atlantico!), comunque ci proveremo! Inoltre c’è spazio anche per un percorso letterario, perché alle Canarie ha fatto tappa la grande scrittrice Agatha Christie. Insomma, noi consigliamo vivamente una vacanza di Natale alle Canarie!

Quali sono i viaggi che ricordi con più nostalgia?

Mi piace tantissimo visitare le piccole realtà territoriali. Quando viaggi in una location poco conosciuta hai la possibilità di entrare in contatto con la gente del posto, perché è l’aspetto umano del turismo a fare la differenza. Di recente ho fatto un viaggio in Jamaica che mi ha permesso di liberarmi dai pregiudizi con cui ero partita. Gli italiani non prediligono la Jamaica, perché la considerano una meta pericolosa. Bene: abbiamo avuto modo di sfatare questi preconcetti. Abbiamo visitato la parte meno famosa del Paese, ovvero la costa est, a Port Antonio, e abbiamo avuto modo di conoscere persone di una generosità e di un’umanità incredibile. Quindi, rispondendo alla domanda, ricordo con nostalgia tutti i viaggi che mi hanno permesso di entrare in contatto con la realtà locale. Rifuggo invece le città grandi e famose, perché non mi lasciano percepire la vera anima del posto.

Durante i tuoi viaggi, sia in Italia che all’estero, ti è capitato di conoscere persone del posto che ti hanno fatto da guida facendoti scoprire le loro tradizioni… Ci puoi raccontare qualche aneddoto in proposito?

In effetti pianifico ogni viaggio in modo da entrare con la parte più autentica del luogo. Sulle montagne della Jamaica, ad esempio, abbiamo incontrato delle guide fantastiche che si sono presentate in… machete! Ovviamente nel vederle abbiamo sgranato gli occhi e siamo sobbalzati. In realtà l’usanza di girare in machete è normalissima in alcune aree rurali della Jamaica, serve a farsi strada tra le sterpaglie e non è raro imbattersi in tizi “armati” per strada. Quando lo racconto la gente non mi crede, ma quella guida era fantastica, di una simpatia e un’allegria incredibile. È stato bello conoscere gli abitanti delle Blue Mountains che producono questo caffè giamaicano dal gusto particolarissimo. Poiché la zona non è invasa dal turismo di massa, queste persone sono libere di essere se stesse. Al contrario, nelle zone più battute dal turismo, gli abitanti sono snaturati e devono adeguarsi alle esigenze dei viaggiatori. Uscire dall’itinerario classico è quello che mi propongo di fare in ogni viaggio.

Quali sono secondo te in Italia i luoghi meno battuti dal turismo di massa che vanno riscoperti?

Sono posti che vivono all’ombra di realtà più blasonate. Di recente, ad esempio, abbiamo fatto un blog tour in Molise che mi ha davvero entusiasmato. Io in Molise non ero mai stata, nonostante abitassi a Roma, quindi a due passi. Ho scoperto una regione che ha di tutto: storia, archeologia, gastronomia, testimonianze preistoriche, musei di ogni tipo… Poi siamo stati in Gargano. La Puglia è molto ben indicizzata dal punto di vista turistico, ma quando pensi a questa regione ti viene in mente il Salento, non il Gargano. Invece il Gargano è una meta da riscoprire: economicamente più interessante, ha la stessa cultura enogastronomica del Salento e una natura selvaggia fantastica. Infine, visitare il Gargano permette di fare viaggi particolari, come quelli alla scoperta dei trabucchi. Un’altra scoperta può essere quella del borgo di Tremosine, nella parte nord del lago di Garda, o in alternativa il lago d’Iseo, poco conosciuto ma ricco di tesori, come Montisola, isolotto lacustre che andrebbe assolutamente visto perché vanta una tradizione centenaria nella produzione di reti: è un polo d’eccellenza tutto italiano che però non conosce nessuno.

Ti interessi anche di fotografia e stai portando avanti il progetto One Million Photos. Puoi parlarci meglio di questa iniziativa?

È un progetto pensato per tutti i nostri lettori-viaggiatori che vogliono mandarci una cartolina virtuale. Per partecipare bisogna semplicemente mettersi in posa di fronte al luogo turistico per loro più significativo con la scritta “Turista di Mestiere”. Non c’è limite alla fantasia, si può scriverlo in tutti i modi… e in effetti i nostri follower si sono sbizzarriti! L’hanno scritto su carta, su magliette, sulla pelle… hanno fatto delle cose pazzesche. Addirittura uno di loro, un sub, ci ha mandato una foto di lui che si immerge con il cartello plastificato “Turista di Mestiere”. A tutt’oggi ci arrivano scatti da tutto il mondo. L’obiettivo è raccogliere quante più foto possibile. Sarebbe bello raggiungere quota un milione, come da titolo dell’iniziativa, ma siamo ancora lontani dal risultato. Però ci piacerebbe creare un simpatico album virtuale che tutti possano sfogliare.

Il primo pensiero quando torni a casa dopo un lungo viaggio?

Sono sempre contenta di tornare a casa: mi rigenera. Non sono una che ha radici molto solide e non mi dispero all’idea di lasciare il “nido”, altrimenti non partirei nemmeno. Però mi piace tornare a casa per ritrovare i miei affetti e sentirmi protetta. Poi, dopo aver ricaricato le batterie, sono pronta a ripartire. Ma a casa bisogna tornare. Non avere un luogo dove ritornare non ti darebbe poi la sensazione di partire.

Che consigli daresti a chi vuole intraprendere la strada del travel blogging?

Il web è uno strumento molto democratico e aperto a tutti. Chiunque può intraprendere questa attività. Il mio unico consiglio è di essere molto onesti intellettualmente sia con se stessi che con chi legge. Bisogna sempre esprimere la propria opinione, anche se scomoda. Magari si partecipa a un blog tour e poi non si ha il coraggio di criticare un servizio non proprio eccellente. Invece le critiche costruttive servono anche a chi organizza, per correggere eventuali errori che in molti casi sono semplicemente delle sviste. In ogni caso non bisogna pensare di bruciare le tappe. Come in ogni settore, anche nel travel blogging emerge la tendenza ad aggirare un percorso che prevede delle tappe di crescita. Noi gestiamo un blog da quattro anni e mezzo, e in questo lungo cammino abbiamo fatto tanti sbagli dai quali abbiamo imparato. Chi domani volesse decidere di diventare un travel blogger deve pensare che ripeterà i stessi nostri errori. È un processo naturale: sbagliando si impara. Non si può pensare di mettersi sul piedistallo e pretendere di dare lezioni a chi è già passato per quella fase e non ha bisogno di imparare dall’ultimo arrivato.