Nel 2014 il prezzo del petrolio ha cominciato a calare ed è sulla scorta di questa tendenza che si è cominciato ad ipotizzare una calo generale del prezzo di diversi servizi. Tra questi, il prezzo dei biglietti per i viaggi aerei, poiché – come si può facilmente immaginare – un velivolo consuma una gran quantità di oro nero. A suo tempo, però, fu Travel Zoo a dimostrare che l'incidenza del costo del carburante sul prezzo di un biglietto è tutto sommato modesta (appena il 30% nelle tratte intercontinentali) e che dunque difficilmente si sarebbe tramutata in un risparmio significativo.

Non la pensa così Ryanair, il cui CEO Michael O'Leary ha assicurato, nel corso di un'intervista al francesce "Journal Du Dimanche", che nei prossimi due anni, grazie alla riduzione del costo del grezzo, le tariffe della compagnia irlandese scenderanno del 10-15%. Se il prezzo medio è ad oggi di 46 euro, nei prossimi due anni scenderà a 40 euro. La compagnia dell'arpa, che da poco è stata confermata come il vettore con il maggior numero di passeggeri in Italia (superando Alitalia), sarà dunque ancora più concorrenziale se dovesse confermare la propria previsione sul prezzo del biglietto.

Altri addetti al settore hanno sempre negato che l'abbassamento dei costi del grezzo possa portare al settore dell'aviazione civile benefici significativi e durevoli, dato che proprio il mercato degli idrocarburi è instabile quasi per sua definizione. E' quanto ha sostenuto, ad esempio, un concorrente diretto di Ryanair (almeno per quanto attiene agli scali britannici): Willie Walsh, Ceo di IAG, la holding che unisce British Airways ed Iberia. Il sospetto, evidenziato con la solita acrimonia britannica del Daily Mail nei confronti dell'irlandese Ryanair, è che a rendere possibile a riduzione del prezzo sia, più che altro, l'aumento del numero di passeggeri. Lo stesso O'Leary ha confermato che "continueremo anche ad aumentare il numero dei passeggeri e abbassare così i costi".