Viaggiare è scoprire, esplorare, capire… ma soprattutto conoscere. Entrare in contatto con persone da ogni parte del mondo o condividere esperienze con estranei che potrebbero anche diventare i tuoi migliori amici: questa è per molti la vera natura del viaggio. E su questo si basa il concetto del social travelling. Un termine molto moderno che nell'era di internet ha trovato fortuna, ma che in realtà non è altro che l'applicazione web 2.0 di un vecchio principio: e cioè che sharing is caring. I giramondo, o globetrotter visto che tendiamo a essere anglofili, sanno da tempo che condividere beni e risorse non è solo un ottimo modo per ampliare la propria rete di contatti, ma anche di risparmiare in viaggio. E in realtà una cosa è la diretta conseguenza dell'altra. L'idea da anni ha preso piede sulla rete sociale per eccellenza, il world wide web, e si è ramificata in decine di varianti. Vediamo quali sono le soluzioni migliori per viaggiare low cost, e allo stesso tempo, farsi tanti amici.

Car pooling: in auto insieme è green

Foto di Elissa Eikelboom
in foto: Foto di Elissa Eikelboom

Non è una novità: da più di mezzo secolo si pratica già negli Stati Uniti (sono sempre avanti da quelle parti). Il car pooling consiste nel condividere un unico veicolo di trasporto con più persone. In pratica, si viaggia con degli sconosciuti sulla stessa auto. Si identifica anche nella variante a più posti del vanpooling. L'idea nacque durante la Seconda Guerra Mondiale, quando in un piano di razionalizzazione delle risorse combustibili si invitava la gente a condividere l'auto. Il problema si è riproposto durante la crisi del petrolio degli anni '70. Oggi l'ottica è quella ambientale. Ma nel caso del viaggiatore si tratta sempre di risparmiare.

I siti di car pooling mettono in contatto persone che condividono itinerari comuni e decidono quindi di percorrerli assieme. Si può mettere a disposizione la propria auto o viaggiare su quella di un altro: l'importante è dividere le spese di benzina. Il sistema funziona in maniera eccellente sia sulle lunghe che sulle brevi distanze: in pratica anche un passaggio all'aeroporto può essere organizzato in questo modo. E in molti casi è utile se il viaggio si svolge di notte, quando i trasporti pubblici non sempre funzionano. Questo non significa che dobbiamo appoggiarci al primo che ci raccoglie, come se stessimo facendo l'autostop. Chi è registrato al sito ha un suo profilo e vari feedback, così gli altri utenti possono visualizzare che tipo di persona è il passeggero/conduttore: se gli piace chiacchierare, che musica ascolta e soprattutto quanto rispetto ha del codice della strada.

Couch surfing: un divano sul mondo

Chi di noi non è mai andato in un altra città o paese senza prenotare un alloggio, perché "si appoggia a casa di un amico"? Questo è uno dei vantaggi maggiori del fare nuove conoscenze in giro per il  mondo. Chi ha vissuto delle belle esperienze con noi, e sa già che persone siamo, avrà meno problemi a offrirci un divano per dormire. E se siamo noi a fare il favore, quasi sicuramente lo riceveremo in futuro. L'usanza tra i globetrotter è vecchia come il pianeta stesso su cui girano, e altrettanto lo è sul web: il couch surfing è il vero pionere del social travelling che sfrutta le risorse di internet.

Foto di Michael Mandiberg
in foto: Foto di Michael Mandiberg

CouchSurfing è in realtà il nome del sito stesso che ha lanciato l'idea, e che ha creato un neologismo: ormai lo si usa al posto di "dormire da un amico", e naturalmente il riferimento nel nome è a quel famoso divano. Che non deve essere per forza un divano, come l'amico non deve essere per forza un amico. Chi si iscrive al sito compila il classico profilo con personalità e interessi. Si può essere ospiti o ospitati. Se si ha in casa un giaciglio per far dormire qualcuno lo si mette a disposizione. Se siamo noi a cercare un posto, vediamo chi è disposto ad offrircelo. I vantaggi sono molteplici. Il risparmio sull'alloggio viene da sé. Inoltre chi ci ospita è uno che vive nella nostra città di destinazione, e può farci da guida, mostrarci tesori nascosti, portarci nei luoghi migliori dove mangiare e divertirsi. Risulta poi spesso esserci anche un terzo aspetto molto piacevole della faccenda, ma lo lasciamo a voi…

Home swapping: scambia tu che scambio anch'io

Perché accontentarsi di un divano, quando si può avere una camera da letto, un bagno, una cucina e un soggiorno? Insomma, una casa intera. E a costo zero, per giunta. Possiamo viaggiare verso luoghi che mai ci saremmo sognati di visitare risparmiando totalmente sul costo dell'alloggio. Utilizzeremo la casa di qualcun altro. Unica condizione, è che quel qualcun altro utilizzi casa nostra a sua volta. E nello stesso momento. Home swapping sta per scambio casa, e il nome è abbastanza eloquente: se voglio andare a visitare una località mi troverò chi vive in quella località che ha interesse a visitare il luogo dove vivo io e nello stesso periodo di tempo. Così posso mettermi d'accordo con quella persona in modo che io andrò a stare nella sua casa, e lui verrà nella mia. E per trovare quella persona, naturalmente ci sono numerosi siti a disposizione.

Qualcuno potrebbe storcere il naso: far dormire un estraneo nel mio letto? E cosa succede se mi ruba o mi fa danni in casa? Ecco perché ci si rivolge a compagnie specializzate: anche l'house swapping infatti non è un'idea nuova, ma ha preso piede da tempo, come sempre prima in America. HomeLink è una delle aziende più stabili del settore e nel 2013 ha compiuto 60 anni. Avere un'agenzia alle spalle ci permette di andare sul sicuro. Pagando una somma di registrazione si viene anche coperti da assicurazione. E si ottiene la garanzia sull'affidabilità delle persone con cui effettuiamo lo scambio. Il resto viene da noi: solo noi possiamo sapere se siamo abbastanza aperti a un'esperienza del genere. Ma così facendo potreste portare in vacanza la vostra famiglia, e in posti magari neanche pubblicizzati sui cataloghi dei tour operator. Perché in ogni luogo c'è sempre qualcuno con una casa a disposizione.

Sleep with a stranger: estranei tra le lenzuola

Questa è invece una novità nel panorama del social travelling. E viene incontro a una categoria in genere bistrattata nel mondo alberghiero: quella dei single. O viaggiatori solitari, mettetela come volete. Il problema di dormire da soli in un albergo è sempre quello: o si paga la matrimoniale per intero, o si paga un supplemento sulla camera singola. Un danno economico nonché psicologico, visto che è praticamente come subire un'emarginazione. Ma perché viaggiare da soli e pagare per due, quando si possono condividere le spese e fare nuovi amici?

Foto di Andy Rennie
in foto: Foto di Andy Rennie

Questo è in pratica lo slogan – parafrasato – di Easynest, un sito che ci mette in contatto con estranei da tutto il mondo. A cui chiedere se vogliono dividere le spese di una camera d'albergo. Funziona così: prima si prenota la camera a prezzo pieno. E poi cerchiamo sul sito qualcuno disposto a condividerla con noi. Quando lo troveremo, lui ci pagherà direttamente la sua parte. Naturalmente per avere più probabilità di ottenere una pronta risposta dobbiamo impegnarci a creare un profilo piacevole e allegro, che invogli la gente a condividere il letto con un totale sconosciuto. Ma qual è la differenza tra un servizio del genere, e il dormire in un ostello? Chiaro, il fatto che non siamo in un ostello, ma in un albergo, con tutti i crismi del caso. Inoltre, almeno in teoria, sappiamo con chi andremo a dividere la camera: una persona che stando al profilo corrisponde ai nostri gusti e con la quale potremmo passare insieme qualche ora in buona compagnia. E non vorremmo ripeterci, ma da cosa nasce cosa e non si può mai sapere…