È stato definito "la Pompei del Novecento". In effetti lo scenario di Roscigno Vecchia sembra essersi fermato ai primi anni del secolo scorso. L'atmosfera è rarefatta, fuori dal tempo. Basse casette in pietra inglobate dalla vegetazione si affacciano da vicoletti sterrati: uno scenario rurale che risulta a tratti straniante. Questo borgo fantasma si trova in provincia di Salerno, nel cuore del Cilento. La ragione del suo abbandono si deve alle continue frane e alluvioni che devastavano il borgo. Tra il 1907 e il 1908, due ordinanze del Genio Civile spinsero gli abitanti ad allontanarsi dal borgo e trasferirsi più a monte, in quella che tuttora è Roscigno Nuova. Lo sgombero definitivo avvenne solo negli anni Sessanta, quando le forze della natura si facevano ormai troppo minacciose per i residenti.

Roscigno Vecchia – Foto Pixabay
in foto: Roscigno Vecchia – Foto Pixabay

Il paese deserto offre un emozionante viaggio indietro nel tempo: la chiesa principale di San Nicola di Bari, la fontana, le botteghe, le stalle, la fucina del fabbro, sembrano narrare un passato che non si può cancellare del tutto. Non a caso la storia di questo borgo fantasma ha attirato persino la troupe del National Geographic che ha contribuito a puntare i riflettori sul paesino. Oggi Roscigno Vecchia attira oltre 20.000 turisti all'anno. Una soddisfazione per il custode del borgo, Giuseppe Spagnuolo, che si aggira tra le case disabitate e non lesina spiegazioni ai visitatori, comportandosi da vero cicerone. Dopo la scomparsa nel 2000 di zia Dorina, ultima vera abitante del paese, il signor Giuseppe, che aveva vissuto tra la Lombardia e la Svizzera, ha deciso di tornare nel suo borgo natio per godersi un po' di riposo. Oggi afferma di non sentirsi mai solo poiché gli arrivano numerose lettere da ogni parte del mondo.

E non è tutto. L'ex-municipio e l'ex-canonica ospitano il Museo della civiltà contadina. Nelle sei sale sono illustrati i principali aspetti della vita rurale di Roscigno Vecchio, dalla produzione dell'olio e del formaggio fino al ciclo del grano, della vite e del vino.

Gli appassionati di archeologia possono recarsi alla necropoli del Monte Pruno, dove sono state ritrovate le tracce di un insediamento enotrio e lucano databile tra il VII e il III secolo a.C., tra cui una tomba principesca oggi conservata al Museo Archeologico di Salerno. Alcuni reperti sono presenti nell'Antiquarium di Roscigno Nuova.