Nassau, Bahamas

Corsari, bucanieri, filibustieri… in una parola, pirati. La pirateria è sempre esistita, ed esiste tutt'oggi, da che l'uomo ha cominciato a solcare i mari per scopi commerciali. Ma l'immagine affascinante dello spadaccino con la bandana, baffetti e pizzetto, orecchino al lobo e un sorriso ammaliatore è uno stereotipo romantico ben poco vicino alla realtà. Forse più fedele è invece il ritratto di un uomo spietato, benda all'occhio e ghigno malefico con denti tra argento e oro, che attacca le navi mercantili facendo strage di innocenti e impiccando i capitani all'albero maestro. Quelli di cui parliamo sono i pirati di cui la letteratura e il cinema hanno favoleggiato per oltre un secolo contribuendo a creare un mito. Un'epopea che si rifà a quella che era l'età d'oro della pirateria, che si ebbe tra il XVI e l'inizio del XVIII secolo, un periodo in cui le colonie spagnole oltreoceano era un succulento territorio di conquista per i pirati.

Nave pirata a Roatán, Honduras. Foto di Bruce Harlick.
in foto: Nave pirata a Roatán, Honduras. Foto di Bruce Harlick.

Il panorama dell'azione era il Mar dei Caraibi con il suo vasto arcipelago: le Antille. I pirati infestavano le acque caraibiche e assalivano a oltranza tutti i bastimenti carichi di merci e oro. Tra una scorreria e l'altra si rifugiavano in una delle miriadi di isole che, con le loro insenature e le piccole baie, rappresentavano il nascondiglio perfetto per le navi pirate, soprattutto quando si trattava di seppellire tesori. E nel frattempo i loro porti davano ospitalità a tutti i tagliagole dei sette mari, alimentando soprattutto il commercio delle taverne. Oggi questi porti hanno subito una profonda mutazione, e accolgono immense navi da crociera, come quelle della MSC, che navigano tra le varie isole delle Antille scoprendo uno a uno spiagge tropicali e paesaggi naturali da favola. Forse anche quei pendagli da forca, nonostante la loro crudeltà, rimanevano incantati di fronte alla purezza delle acque e i paesaggi incontaminati. Seguiteci in un viaggio tra le isole più belle dei Carabi sulle tracce dei pirati e della loro storia.

Port Royal, Giamaica

Ocho Rios, Jamaica

Foto di Ricymar Photography

Il nome di Port Royal resterà indissolubilmente legato alla pirateria per i secoli a venire. La città giamaicana era infatti il porto più ricco dell'era coloniale, poiché si trovava proprio a metà strada delle rotte di commercio spagnole tra Spagna e Panamà. Naturalmente questo attirava molti pirati, tra i quali i famosi bucanieri, i marinai impiegati legittimamente dalla corona inglese per attaccare le navi spagnole e francesi. Nelle ampie baie della Giamaica i pirati nascondevano le loro navi, e nel frattempo si andavano a divertire tra vino e prostitute nelle osterie del porto. Queste spuntavano come funghi proprio in seguito al numero impressionante di pezzi da otto che circolavano. Port Royal si era creata la reputazione di città più malfamata del pianeta, e venne definita come la "Sodoma del Nuovo Mondo". E come Sodoma, fu distrutta: alla fine del XVII secolo un violento terremoto la distrusse facendola inabissare quasi tutta. Oggi Port Royale è un grande sito archeologico sottomarino al largo del porto di Kingston.

Tortuga

La piccola isola di Tortuga, a nord dell'isola di Hispaniola, fu il luogo da dove si originò principalmente il fenomeno della pirateria nei Caraibi. I "bucanieri" erano un gruppo di coloni francesi che erano stati cacciati dall'isola di Saint Kitts e si rifugiarono a Tortuga. Col tempo crebbero di numero, e a loro si aggiunsero olandesi e inglesi. All'inizio vivevano di caccia, ma poi cominciarono ad assaltare le navi spagnole che navigavano le acque caraibiche. Il governo inglese pensò bene di assoldarli per impiegarli nella loro guerra contro la Spagna per il dominio delle colonie. I bucanieri operavano nel rispetto delle leggi inglesi ottenendo la cosiddetta "lettera di corsa" che li autorizzava a ogni genere di scorreria nei confronti delle navi nemiche. Da allora questi pirati presero il nome di corsari, e il loro contributo fu talmente importante nelle battaglie navali del Nuovo Mondo che la loro fama si diffondeva anche oltre oceano.

Nassau

L'odierna capitale delle Bahamas fu l'ultima roccaforte della pirateria. Ma fu ben più di un porto qualsiasi: fu sede di una vera e propria "repubblica di pirati", fondata da Thomas Barrow e Benjamin Hornigold, che si autoproclamarono governatori. A loro si aggiunsero tutti i pirati più famosi dell'epoca d'oro: Charles Vane, Calico Jack Rackham, le piratesse Anne Bonny e Mary Read, e il famigerato Edward Teach, meglio conosciuto col leggendario nome di Barbanera. Ci vollero pochi anni perché la corona inglese stabilì il suo governo reale su Nassau adottando strette misure nei confronti della pirateria.

Roatán

Roatán, Honduras

Foto di New World Trips

La più grande delle Islas de la Bahía in Honduras oggi apparirà come una tranquilla destinazione per i sub, grazie alla sua maginifica barriera corallina. Ma nel XVII secolo era il rifugio di centinaia di pirati. Tra questi vi fu il celebre Henry Morgan che, come tanti pirati del luogo, arrembava principalmente le navi spagnole. Morgan divenne tra i più famosi pirati a ricevere la lettera di corsa inglese e a combattere per la corona la sua guerra contro la Spagna. Al termine della sua carriera di pirata, diventò egli stesso un cacciatore di pirati. Roatán è anche famosa per la scoperta, negli anni '30 di un enorme tesoro di pirati da parte dell'archeologo Mitchelle Hedges, che trovò quattro casse di dobloni d'oro con le quali si costruì un castello in Inghilterra.

Isole Cayman

Nave pirata a Grand Cayman

Foto di Lyn Gateley

Le Cayman furono alcune tra le isole scoperte da Cristoforo Colombo, che le avvistò durante uno dei suoi viaggi. Il primo visitatore accertato però fu Sir Francis Drake, capitano inglese e il più famoso corsaro della storia. Le isole si trovano proprio al centro della rotta marina tra Messico e Cuba, e la loro posizione le rendeva un'ideale porto di scalo all'epoca della grandi navigazioni. E, di conseguenza, anche una perfetta base per pirati. Dopo che la lettera di corsa fu messa al bando con il Trattato di Utrecht, e la pirateria divenne illegale, molti pirati si trovarono ricercati e disoccupati. Le isole Cayman divennero quindi un perfetto rifugio per continuare le loro attività. La cultura piratesca che permea l'isola viene celebrata ogni anno con il Pirate Festival che si tiene a settembre.

Isla de Mona

Isla de Mona, Porto Rico

La terza isola più grande dell'arcipelago di Porto Rico oggi è una riserva naturale, ed è completamente disabitata. Ma un tempo è stato il rifugio ideale di numerosi pirati. Tra questi il famigerato corsaro inglese Henry Jennings, noto per la sua crudeltà ma allo stesso tempo anche per la sua educazione e le buone maniere. Jennings nascose qui uno dei suoi tesori, che fu rinvenuto in una spedizione del 1939. La cassa piena di dobloni venne messa all'asta a Chicago e fu venduta per la favolosa somma di 1 milione di dollari dell'epoca. Sembra che di tanto in tanto le correnti portino ancora sulla spiaggia qualche moneta d'oro di altri tesori nascosti: magari se vi trovate a visitare l'isola potreste essere fortunati e scovare il vostro piccolo tesoro sepolto nella sabbia.

Isla de la Juventud

Isla de la Juventud, Cuba

Foto di Sami Keinänen

La piccola isola dell'arcipelago di Cuba era molto conosciuta per le sue attività piratesche, e si trovano tracce della sua influenza nella letteratura inglese. L'Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson è in parte ispirata dai racconti sui pirati di queste parti, che vedono nomi famosi come Francis Drake, Henry Morgan, John Hawkins ed Edward Teach. Ma l'isola ha ispirato anche il Peter Pan di James Matthew Barrie, che immaginava pirati e indiani vivere assieme sull'Isola che non c'è. Questo perché su Isla de la Juventud i pirati usavano spostarsi tra le coste utilizzando le stesse canoe dei nativi indigeni americani.

Norman Island

Norman Island, Isole Vergini Britanniche

Foto dal blog Jay's Thought Stream

L'isola appartenente alle Isole Vergini britanniche, come molti luoghi dello stesso arcipelago, mostra l'influenza che la pirateria ha avuto nell'area portando il nome di un pirata stesso: si dice infatti che l'isola prenda il nome dal Capitano Norman, che a un certo punto ne avrebbe dichiarato il possesso. Non si sa se Norman l'avesse acquistata o semplicemente reclamata come sua, ma il destino dell'isola nei secoli successivi non fu poi molto diverso: oggi è infatti una proprietà privata del professore e imprenditore tedesco Henry Jenkins. Anche quest'isola sembra aver ispirato Robert Louise Stevenson per il suo libro: fu infatti teatro dell'ammutinamento di un galeone spagnolo carico di tesori, Nostra Signora di Guadalupe. L'ammutinamento fu guidato da un membro della ciurma, Owen Lloyd, che nascose il tesoro su quest'isola prima di scappare ed essere arrestato a Sint Eustatius. Quando la notizia si sparse, gli abitanti della più grande delle Isole Vergini britanniche, Tortola, si recarono in massa su Norman Island per recuperare il bottino.

La Blanquilla

Isla Blanquilla, Venezuela. Foto da Wikipedia.
in foto: Isla Blanquilla, Venezuela. Foto da Wikipedia.

La piccola isola al largo del Venezuela non si trovava nelle prossimità delle principali rotte marinaresche, e per questo era lontana dalla portata di avvistamento delle navi. Ciò la rendeva un rifugio perfetto per i vascelli pirati. Il pirata Samuel Bellamy stabilì la sua base qui nel XVIII secolo: soprannominato Black Sam, la sua carriera durò solo un anno, durante il quale divenne però uno dei pirati più ricchi della storia. Black Sam era anche conosciuto per la generosità e le grazie che concedeva a quelli che catturava, tanto da essere soprannominato il Principe dei Pirati. La Blanquilla, che un tempo ospitava Sam e la sua ciurma, oggi è disabitata, ma è molto popolare tra i sub per la ricchezza della sua fauna marina e ai suoi fondali bassi adatti per lo snorkeling. Nonché per le sue spiagge di finissima sabbia bianca che danno il nome all'isola.

[Foto in apertura da Wikipedia]