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8 Ottobre 2015
21:14

5 situazioni in viaggio in cui una foto può mettervi nei guai

Amate fare fotografie in viaggio? Questa piccola guida vi aiuterà a evitare spiacevoli situazioni che possano portarvi a un rimprovero, una lite, una multa o un arresto. O peggio.
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Foto e viaggi: un binomio indissolubile. Soprattutto da quando hanno inventato i social network e gli smartphone, chi viaggia sente l'impulso irrefrenabile di far sapere al mondo dove si trova. Per condividere, no? Certo, di sicuro non per far morire di invidia i propri amici con le proprie gambe hot dog stese al sole di una spiaggia caraibica. D'altronde una volta si utilizzavano le diapositive, quindi i tempi non sono cambiati molto. E alla fine va anche bene: perché è grazie agli amici fanfaroni che ci viene ancora più voglia di girare il mondo. Dovremmo anche noi avere la possibilità di tirarcela un po', non vi pare? Ma è meglio scattare con moderazione, perché ci sono alcune foto che non solo è sconsigliato fare, ma possono anche metterci in una brutta situazione.

1. Alla dogana

"In attesa del controllo passaporti… New York, arrivo!!! – all'Aeroporto di Fiumicino". "Spagna stupenda, ma al rientro mi accoglie questa fila mostruosa al controllo documenti… – all'aeroporto di Stansted". Visto che è un dovere far sapere a tutti dove andiamo e quando torniamo, non possiamo prescindere da scattare una foto mentre siamo in coda alla dogana in attesa che il poliziotto di frontiera ci dia l'ok per viaggiare. Ma sapete che in realtà non si possono fare foto ai confini doganali? O almeno, così vorrebbero farci credere.

In realtà non c'è nessuna regola che vieti l'utilizzo delle macchine fotografiche ai controlli di sicurezza in aeroporto. Ma fateci caso, il simbolo di divieto di fotografare o di parlare al telefono ricorre un po' dappertutto vicino alla dogana. Un divieto che sarebbe alquanto impossibile da far rispettare, visto che gli agenti di polizia non possono avere occhi sulle centinaia di passeggeri che transitano per i controlli, e hanno tra l'altro cose molto più importanti da fare, tipo mantenere l'ordine.

In realtà il vero significato di quei simboli è un altro: si possono tranquillamente utilizzare macchine fotografiche e cellulari, basta che non siano di intralcio alle normali procedure di sicurezza. Naturalmente un disegno minimale non può trasmettere una sfumatura così ampia di significato, per cui l'equivoco è comprensibile. E forse la security dell'aeroporto punta proprio su questo per facilitarsi il lavoro, ma è improbabile considerato che l'essere umano medio se ne frega dei divieti scritti.

In rete però si leggono storie di passeggeri che sono stati fermati ai controlli per aver scattato delle foto (due esempi li potete trovare qui e qui). Ma è da notare che avvengono spesso negli Stati Uniti, un paese che ha alzato estremamente il livello di guardia dopo gli attentati dell'11 settembre. Non tanto però da rendere illegale quello che è il diritto di un cittadino, cioè tenere conto con tutti i mezzi delle pratiche degli ufficiali governativi. C'è chi sostiene che un simile divieto da parte dell'ufficiale di frontiera sia più che altro per "fare scena" e dare ai viaggiatori l'impressione che la polizia vegli sulla loro sicurezza.

Posso comunque rendervi parte di un'esperienza personale, un episodio avvenuto al di fuori degli aeroporti. Un giorno ero a Chiasso e stavo varcando il confine tra la Svizzera e l'Italia a piedi. Per immortalare il momento, ho deciso di scattare una foto all'edificio doganale. Di lì a pochi secondi un poliziotto mi si è avvicinato chiedendomi cosa facevo, dove andavo e perché stavo fotografando il confine. Io ho risposto che volevo solo fare delle foto e lui mi ha detto che non era permesso e avrei dovuto cancellarle. Io ho chiesto scusa dicendo che non lo sapevo, e lui mi ha lasciato andare. Non mi ha costretto a cancellare la foto, e la cosa si è risolta senza drammi e senza manifestazioni di forza governativa.

Alla fine quando ci si trova ad avere a che fare con la polizia di frontiera l'atteggiamento migliore da tenere è sempre lo stesso: gentilezza, calma e collaborazione, sempre che nessuno stia ledendo i vostri diritti. Ma se si tratta di una semplice foto, vale la pena mettersi in una situazione spiacevole?

2. In aereo

"Ehi ehi, aspetta un momento: non si possono fare foto in aereo? E come la mettiamo con il mio favoloso scatto dei laghi veneti a diecimila metri d'altezza?". Ancora una volta, ci troviamo in una zona grigia. Ma dovete tenere ben presente una cosa: siete a bordo di un velivolo che appartiene a una compagnia, e quindi seguite le sue regole. E ogni compagnia aerea ha le proprie regole su questo argomento.

In via generica, non è possibile fare foto della cabina di pilotaggio, ma è improbabile che vi ci troviate dentro a meno che non siate uno dei piloti. Ma ci sono anche compagnie che impediscono di fare foto all'interno dell'aeroplano stesso, a meno che non si tratti di selfie o di panorami dal finestrino (potete dormire sogni tranquilli). Per cui gli altri passeggeri e l'equipaggio sono off-limits.

Non seguire queste regole potrebbe portare a delle spiacevoli conseguenze: il blogger Matthew Klint, sul suo sito Upgrd, ha raccontato di essere stato cacciato da un volo proprio per aver scattato una foto in prima classe. A leggere la storia dal suo punto di vista e i commenti dei passeggeri che viaggiavano con lui sembra che sia stata vittima di un abuso dovuto a una mera incomprensione. Klint stesso però cita le regole della compagnia in merito alle foto nell'abitacolo. A questo punto, per evitare di subire la stessa sorte, sono due le cose che potete fare: o vi leggete bene i Termini e Condizioni di acquisto del biglietto, cioè quelle che in realtà non leggete mai quando spuntate la crocetta prima di procedere; o tenete spenta la macchina fotografica per tutto il viaggio. A voi la scelta.

3. Con selfie stick e iPad

Qui si passa dai regolamenti, ufficiali o ufficiosi, al semplice senso comune: evitate di fare foto con un tablet o il vostro cellulare collegato a un selfie stick lungo quanto una canna da pesca. Il primo vi farà sembrare ridicoli, il secondo vi farà sembrare… be', sempre ridicoli, ma anche molto soli visto che non c'è un cristiano che vi accompagna per farvi una foto.

"E allora? Chi se ne frega di quello che pensano gli altri, sono in vacanza e faccio quello che voglio io". Benissimo, ma occorre pensare anche alle altre 7 miliardi di persone che vivono su questo pianeta. Nel caso del vostro iPad sfolgorante, tecnologicissimo, dotato di una fotocamera a 40 miliardi di colori e 120.000 megapixel c'è una cosa che dovete tenere in considerazione: che spesso blocca la visuale a qualcun altro. Sì perché se ci si trova in una situazione affollata in cui occorre alzare il tablet per avere una prospettiva migliore al di sopra della folla, avrete anche qualcuno dietro di voi che stava tentando di vedere la stessa cosa che vedete voi. E voi ora gli state negando questa possibilità. Insomma, per fare un esempio concreto, provate a fare una cosa del genere di fronte al quadro della Gioconda al Louvre e vediamo quanti amici vi fate.

Per quanto riguarda i selfie stick: secondo la mia personalissima opinione dovrebbero essere resi illegali. Al pari delle armi contundenti. Perché non si può camminare in mezzo a una strada e vedersi apparire davanti all'improvviso questa asticella che ci impedisce di passare e che nel peggiore dei casi ci si può conficcare in un occhio. Anche perché i maniaci dei selfie che adoperano questo arnese hanno la tendenza a camminare con il simpatico bastoncino perennemente esteso mentre hanno il loro sguardo perso ad ammirare i monumenti che li circondano. Prima o poi faranno male a qualcuno di molto grosso, che si arrabbierà molto e gli farà molto male.

D'altro canto anche fotografare se stessi non sempre è possibile. Dipende da dove vi trovate. E in molti musei non si possono fare foto di nessun tipo. Ve lo dice uno che è stato sgridato a morte da un addetto della National Gallery a Londra, nonostante nell'inquadratura del mio cellulare si vedesse solo il mio bellissimo faccione. Ma almeno non ho dovuto subire l'umiliazione di abbassare il mio stick.

4. Ai monumenti

"Prego? Questa lista diventa sempre più assurda". No. La realtà lo è. Avete mai sentito parlare della libertà di panorama? Si tratta di un emendamento alle leggi sul copyright tedesche, che dichiara che è possibile fotografare monumenti, luoghi pubblici e di interesse anche quando questi sono protetti da diritti d'autore. Molti paesi l'hanno adottata. Altri no. E sapete qual è uno dei paesi ancora indietro sul tema? Esatto, proprio l'Italia.

La legislazione italiana in materia è abbastanza fumosa in quanto non vieta, ma nemmeno consente. Ma non si tratta di un caso isolato. In Francia la normativa prevede che si possano fotografare opere il cui progettista è morto da almeno 70 anni. Per cui tutto bene se fate una foto alla Tour Eiffel di giorno, perché Gustave Eiffel ha tirato le cuoia decadi or sono. Ma che non vi passi per la testa di fotografare lo spettacolo di luci che vi offre la notte, né tanto meno condividerlo online o ricavarci dei soldi, poiché il suo realizzatore è ancora in vita e pronto a esercitare i suoi diritti.

Ci sono poi altre situazioni controverse, come la distinzione tra luoghi pubblici e privati: quando inizia uno e finisce l'altro? E se il monumento si trova su suolo privato, ma io sto scattando la foto da suolo pubblico è legale? Per non parlare dei singoli casi: a Londra occorre un permesso speciale da parte del sindaco per scattare foto a fini commerciali di Trafalgar Square o di Parliament Square. Lo stesso vale per la ripresa di video e foto nei Royal Parks. Come turisti, difficilmente qualcuno vi verrà a rompere le scatole perché state facendo una foto alla Westminster Abbey, ma sappiate che se questo dovesse succedere la legge non vi protegge.

Tra l'altro una proposta di legge della commissione Europea che limitasse la libertà di panorama è stata votata il 9 luglio 2015, e fortunatamente bocciata. Il rischio che abbiamo corso è stato enorme, e non è detto che non si possa ripresentare in futuro. Per saperne di più, potete leggere questo ulteriore approfondimento.

5. Alle persone, senza permesso

Non a tutti piace essere fotografati. E per quanto insensato vi possa sembrare, dovete accettare un no come risposta. Una delle regole di educazione base quando si viaggia all'estero è quella di chiedere il permesso ai locali prima di fotografarli. Certo, sembra una cosa stupida. Ottenere il permesso significa privare una foto di spontaneità. E dopo tutto, se sto scattando una foto con un'inquadratura ampia che riprenda la vita quotidiana di un villaggio posso mica interrompere le faccende di tutti quelli che vi entrano per chiedere la loro autorizzazione?

Eppure è così. Anche perché certe persone hanno delle motivazioni reali per non voler essere fotografati. E quando dico reali, intendo per loro, e tanto vi deve bastare, anche se non lo capite o pensate che si tratti di stupide superstizioni. E non crediate che parli solo di credenze di antiche popolazioni tribali. Io ho conosciuto un uomo italiano di trent'anni di educazione ortodossa, che non seguiva nessun dettame della religione impostagli dai genitori, ma credeva fermamente che una macchina fotografica potesse rubarti l'anima.

Ma gli esempi sono tanti e diversi. In molti paesi asiatici fotografare tre persone assieme è considerato scortese: si crede infatti che uno di loro, di solito quello nel centro, morirà presto. Nei paesi di religione islamica è considerato offensivo fotografare le piante dei piedi, in quanto sono la cosa più vicina al suolo, e che toccano quindi la cosa più sporca possibile. Men che mai è il caso di fotografare il volto di donne islamiche, specialmente se non accompagnate.

Tra l'Asia e il Sud America ricorre la credenza che se si fa una foto a un morto la sua anima verrà intrappolata nella foto e non raggiungerà mai il paradiso. Nei paesi buddhisti non è permesso, di regola, fare foto agli adoratori nei luoghi religiosi. E se siete in un paese come la Thailandia astenetevi dal fotografare personaggi politici, se non volete vedervi puntare un fucile addosso.

Insomma, la norma di base è sempre quella: informatevi e, nel dubbio, chiedete gentilmente il permesso. Nessuno vorrebbe trovarsi nei guai per una foto.

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