Sette capitali europee del peccato

Siete in grado di elencare tutti i sette vizi capitali? Provateci: ve ne sfuggirà sicuramente almeno uno. E può essere interessante notare quale sia. Magari quello che avete dimenticato lo avete rimosso inconsciamente perché non lo ritenete davvero un peccato. E forse è proprio quello a cui vi abbandonate di più. Giustificare le vostre colpe non additandole come vizi può sgravarvi un peso dalla coscienza. Ma in fondo come diceva Oscar Wilde: "L'unico modo per resistere alle tentazioni è cedere". Ecco perché spesso in viaggio si scatenano le indoli più selvagge, dando corpo a fantasie represse. In fondo lo scopo di un viaggio è divertirsi, no? Ma, al di là di tutto, siamo davvero dei peccatori tali da meritare l'inferno? Scopriamo in quali città potremmo andare per godere dei nostri vizi o per scoprire che in realtà c'è chi pecca molto più di noi.

SUPERBIA: PARIGI

So già cosa penserete: ecco il solito stereotipo del francese presuntuoso e arrogante, che cammina con la puzza sotto al naso ritenendosi il migliore del mondo. Ma non siamo noi a dirlo: sono i francesi stessi. Un recente sondaggio del Pew Reserch Center di Washington condotto tra i cittadini di otto paesi europei ha messo in luce cosa pensano gli uni degli altri. La Germania ha conquistato il podio dell'arroganza per il ruolo di leader dell'economia europea di cui si è impossessato. Ma i francesi continuano a pensare di essere i più superbi di tutti. E questa mentalità trova terreno fertile nel nostro paese, dove i nostri cugini d'oltralpe sono in genere visti come altezzosi e campanilisti

Foto di Robert S. Donovan

D'altro canto è un aspetto che da quelle parti hanno sempre manifestato con orgoglio. La meravigliosa Tour Eiffel, simbolo di Parigi e di tutta la Francia, all'epoca della sua costruzione voleva rappresentare la superiorità del progresso tecnologico e del pensiero razionalista di cui i francei si sentivano gli interpreti assoluti. E non è un caso che appartenga a loro la parola "grandeur", che tanto lustro ha avuto durante l'epoca di Charles de Gaulle. Ciò non li rende certo delle persone sgradevoli, anzi. I parigini sono molto accoglienti e amichevoli, e ben propensi a mostrare le bellezze della loro città agli stranieri. Soprattutto alle straniere. Forse è per questo che li vediamo così superbi. Non possiamo accettare che ci sia qualcuno più figo di noi.

AVARIZIA: HELSINKI

Proprio perché non vogliamo cadere in facili stereotipi abbiamo evitato di segnalare la Scozia come paese più avaro del mondo. La sua immagine è già stata ampiamente danneggiata dalla popolarità di Zio Paperone. Perché allora una città scandinava? Be', perché rappresenta bene una penisola felice e benestante dove la qualità della vita è molto alta, esattamente come lo è il costo. In particolare Oslo nel 2013 si è classificata di nuovo al primo posto delle città più care del mondo. Fatevi bene i conti se volete organizzare un viaggio nella capitale norvegese. La Danimarca, tra i paesi più piccoli d'Europa, è tra i più ricchi grazie alle sue risorse petrolifere. E la Svezia è il paese economicamente più forte di tutta la Scandinavia.

Foto di Alexandra Swatikova

Ma non facciamo confusione. Avarizia non significa desiderio di ricchezza e accrescimento dei propri beni materiali. Quella è l'avidità. È avaro chi custodisce gelosamente i propri beni e non condivide con gli altri. Insomma, chi non offre un caffè. Chi non presta in maniera disinteressata. Chi storce il naso se gli chiedi di pagare il conto in parti uguali o se si tratta di lasciare mance. Ecco, tra i vari popoli della Scandinavia i finlandesi sono quelli che più rispecchiano questo carattere. Forse si può capirli: quando un caffè costa l'equivalente di 6 euro ci si pensa due volte prima di offrirlo a qualcuno. D'altronde a noi italiani ci fa felice offrire una cena a un amico perché con quella cifra ci paghi una pizza e una birra.

LUSSURIA: PRAGA

Troppo facile additare Praga come la capitale del sesso: quindi lo facciamo. Ma d'altronde, vogliamo negarlo? Quanti di voi vanno in viaggio a Praga per le bellezze architettoniche e quanti per le ragazze? Cerchiamo di non aggiungere l'ipocrisia ai sette vizi, eh? D'altronde, se la capitale della Repubblica Ceca ha fatto del sesso un cardine del suo turismo lo deve ai turisti. Di conseguenza, siamo noi italiani a dover indossare la corona d'alloro del peccato. Che non sarebbe una novità: italians do it better. But they want more. Il che significa che, esterofili come siamo, non ci accontentiamo delle bellezze locali (in tutti i sensi) ma viaggiamo per "scoprire" qualcosa di più (ok, stiamo un po' esagerando con i doppi sensi, perdonateci).

Fotp di R4vi

In effetti tra noi gente dello Stivale regge solido il mito della donna dell'est, e tutti i torti non ce li si può dare: alta, formosa, dalla pelle candida, i capelli corvini e gli occhi di un azzurro mare. Un modello genetico che si può riscontrare in molti paesi dell'Europa orientale. Potevamo infatti dire anche Tallinn, Bucarest o Budapest. Ma Praga ha i night, ha il Big Sister e lo Show Park, ha il Museo del Sesso (fondato da un italiano, però). Ed è molto economica. Quindi al nostro peccato di lussuria dovremmo aggiungere quello dell'avarizia. Ma non ci si addice proprio, anche perché in vacanza noi italiani ostentiamo anche troppa ricchezza. Ma sicuramente possiamo elencare tra i nostri vizi quello dell'orgoglio: le donne italiane sono le migliori!

INVIDIA: ZURIGO

La Svizzera dovrebbe essere invidiosa del resto del mondo? E per quale motivo? È ricca, verde e si fa gli affari suoi. Forse dovremmo essere noi invidiosi di loro. È questo il punto. È un paese che l'invidia la scatena, non ne è certo vittima. E se ricche e verdi lo sono anche la Germania e la Svezia, la Svizzera si distingue proprio per questo suo elemento di neutralità. Il paese vive distaccato dal resto d'Europa e non sembra curarsi dei problemi del resto del mondo. Poi, naturalmente, avrà i suoi problemi interni, e il federalismo dei Cantoni non fa altro che acuirli. E sicuramente non gli invidiamo il clima, il cibo e la cultura: l'Italia continua a essere sovrana in questo (ecco che ritorna la superbia…). Così come abbiamo i laghi, la cioccolata e i formaggi. D'accordo, siamo ricaduti nello stereotipo.

Foto di Problemkind

Però se guardiamo anche a cosa non abbiamo l'invidia ci può stare: un tasso di disoccupazione in continua decrescita, un forte apparato economico basato su industrie e servizi, un sistema d'istruzione che gode di un'ottima reputazione a livello internazionale… E non è che manchino cultura e arte. Zurigo in questo rappresenta benissimo il paese, e non è un caso che sia la prima città della Svizzera anche se non ne è la capitale. Girando per le sue strade incontriamo imponenti chiesi romaniche e cattedrali gotiche, musei e pinacoteche, e un meraviglioso scorcio su un lago che la sera riflette le luci della città. Eppure queste cose non ci mancno. Magari c'è da essere invidiosi, ma a ognuno il suo: noi continuiamo a preferire l'Italia.

GOLA: MADRID

Il nostro spirito nazionalistico ci porterebbe ad indicare l'Italia come paese più vizioso per quanto riguarda l'enogastronomia. E sfidiamo chiunque a negare l'evidenza dei fatti basata su riscontri oggettivi: siamo i migliori punto e basta. Ma dal momento che si tratta di una classifica europea dobbiamo lasciare posto anche agli altri. E chi se non la Spagna può essere la miglior candidata a prendere il nostro posto in materia di cibo? L'eccellente cucina spagnola è uno dei tanti motivi per cui gli italiani scelgono costantemente la penisola iberica e le sue declinazioni isolane per le loro vacanza. Questo, e il clima, i divertimenti, la cultura, l'ospitalità, i paesaggi, le ragazze (ehm…).

Foto di Alfredo Urdaci

Tutte cose che ci accomunano e ci fanno sentire a casa. E l'amore per il cibo e l'abbondanza si pongono sicuramente tra i primi posti. D'altronde gli spagnoli hanno inventato le tapas, l'equivalente del nostro aperitivo, ma molto più gustoso. E a nessuno importa che nella capitale non ci sia il mare: ci si va lo stesso, perché di cose da vedere a Madrid ce ne sono a bizzeffe. E il bello di tutto questo è che gli spagnoli condividono con piacere e genuina simpatia tutto quello di cui dispongono. Se ci sono due peccati di cui non possono assolutamente essere tacciati sono avarizia e superbia. E sicuramente non ci invidiano neanche un poco. Semplicemente ci amano. Anche loro vengono in Italia per lo stesso motivo: per sentirsi a casa in un paese straniero. E noi siamo sempre pronti ad accogliere i nostri amici spagnoli allo stesso modo, senza invidia ma solo con tanto calore. Chissà perché la stessa cosa non succede con i francesi?

IRA: LONDRA

Ormai è chiaro che noi italiani potremmo figurare in ogni posizione di questa classifica viziosa. E il nostro temperamento non proprio freddo è rinomato nel mondo. Ma allora perché Londra? Come possono i cari, educati e impassibili baronetti superarci in irascibilità? Eppure sembra che sia proprio così: un sondaggio di qualche anno fa commissionato dal canale televisivo GOLD mostrava come i gentlemen inglesi sono i più propensi a perdere le staffe. Nello specifico, si arrabbiano mediamente quattro volte al giorno. I motivi sono i più disparati: il traffico, quelli che saltano le file, il pessimo servizio ai clienti nei negozi, quelli che bestemmiano ad alta voce per le strade, i call centre stranieri e, dulcis in fundo, i vicini di casa maleducati. Noi aggiungiamo anche il cattivo tempo, che è qualcosa per cui si può essere davvero frustrati a Londra. E i londinesi stessi lo sanno: non c'è bisogno di venire dal sud Italia per capire che 10 mesi di pioggia e freddo all'anno non sono proprio il massimo.

Foto di Olatz eta Leire

Questo è il genere di cose che però i turisti non vedono. E in effetti un viaggio a Londra ci dà tutta un'altra impressione. Vediamo una città dove lo staff della metro è sempre pronto a darci informazioni. Dove la gente ti aiuta se ti sei persa anche quando vai di fretta. Dove ti chiedono subito scusa se per sbaglio ti urtano per la strada, e dove la parola grazie è sempre sulla bocca di tutti. Poi è vero che ci sono traffico e file e tanti altri inconvenienti, ma è il prezzo che si paga in ogni grande metropoli. E quando finalmente arriva il sole l'umore cambia immediatamente: i pub si affrettano a mettere i tavolini all'aperto e i parchi pubblici brulicano più che mai.

ACCIDIA: ROMA

E finalmente, ecco il nostro posto nella classifica. Abbiamo deciso di concederci l'ultimo peccato. E non ce ne vogliamo i nostri amici romani: se avete letto fino a qui avete capito che la capitale indica il paese nel suo complesso. E cos'è esattamente quest'accidia che ci accomunerebbe tutti? Si potrebbe tradurre alla buona con pigrizia. Ma noi italiani non siamo certo un popolo di pigri. Anche se forse, dal punto di vista di un viaggiatore, lo siamo. In effetti quando programmiamo le ferie estive è molto probabile che la nostra scelta ricada sulle vacanze in Italia, che sia Sardegna, il Sud o l'Adriatico. L'estero ce lo lasciamo per l'inverno, in forma di city break. E anche in quel caso è probabile che il week end lo conserviamo per un viaggio on the road in Toscana, Umbria e via dicendo.

Foto di Deb Collins

E questo perché? Perché in Italia abbiamo le spiagge, i paesaggi e le città d'arte più belle. Ritorna la superbia, ma è un dato di fatto, testimoniato da qualche milione di turisti. Però oltreoceano affrontano ore di volo solo per poter ammirare la Cappella Sistina o il Davide di Michelangelo, mentre invece noi non ci mettiamo nemmeno in fila di fronte ai nostri stessi musei. Sarà questa la nostra accidia? La consapevolezza che possediamo il bello e quindi non c'è bisogno di perdere tempo a organizzarsi e viaggiare? Chi lo sa. Certo che non siamo tutti così. Molti italiani girano il mondo, esattamente come dedicano il loro tempo libero ai nostri beni culturali. E non tutti i francesi sono superbi, non tutti i finlandesi sono avari, e così via. Ma in fin dei conti abbiamo solo giocato un po', tra luoghi comuni, statistiche e sondaggi. E se qualcuno si sente offeso ce lo venga pure a dire di persona: non bussate troppo forte, però, che stiamo dormendo.

[In apertura: foto di Antti T. Niessen]